15 Gennaio 2026

La “tragedia” di chiamare soluzione la morte

Due anziani, una casa tranquilla in una strada residenziale del novarese, una pistola regolarmente detenuta. Un matrimonio lungo una vita. E poi la malattia che consuma lentamente: la demenza senile, quella forma di sparizione quotidiana che non fa rumore, ma logora chi la vive e chi assiste. Non conosciamo i fatti, ulteriori aggiornamenti sulla vicenda forse li leggeremo nei prossimi giorni, intanto, però i giornali parlano di tragedia perché di tragedia si tratta: un omicidio-suicidio è un atto deplorevole. Definirlo una tragedia significa riconoscere che lì non c’è stato un aiuto, un accompagnamento, significa dire che quella morte, duplice in questo caso, è stata una sconfitta.

Non sappiamo — e probabilmente non sapremo mai — se Maria Teresa avesse espresso il desiderio di morire. La malattia stessa rende fragile, se non impossibile, attribuire un consenso lucido. Ma anche se quel desiderio ci fosse stato, anche se fosse stato sussurrato in un momento di disperazione, resta una domanda: può un altro uomo, fosse pure il marito di una vita, prendersi il potere di dare la morte? Può il dolore trasformarsi in diritto?

Il buon senso comune ancora suggerisce una risposta: uccidere non è mai un gesto buono solo perché nasce da una sofferenza. I giornali parlano infatti di “fatto grave”, di “dramma”, non di “atto liberatorio” o di “scelta coraggiosa”. Senza volerlo, dicono che aiutare a morire — o decidere la morte al posto di un altro — resta qualcosa che stona con l’umano, anche quando è avvolto da motivazioni che sembrano nobili. Perché dovremmo etichettare la scelta di una donna che ricorre al suicidio assistito come da rispettare e da tutelare giuridicamente e invece etichettare come dramma il fatto accaduto a Novara? A me sembra ci sia in questo modo di pensare e anche di fare giornalismo una grande ipocrisia.

Lavorare, come fanno molti, a favore di un’idea pietosa della morte procurata quando la vita si fa fragile, dipendente, smemorata, significa dire che la dignità dipende dall’autosufficienza, dalla lucidità, dall’efficienza. Se è così allora nessuno è davvero al sicuro. Tutti, prima o poi, diventiamo un peso. Tutti, prima o poi, potremmo sentirci “di troppo”.

In questa storia non ci sono mostri. C’è un uomo anziano, probabilmente stremato, forse solo. Ma proprio perché non ci sono mostri, il gesto appare per quello che è: una resa. Non un atto d’amore, ma la disperazione di chi non ha più visto alternative. La vera domanda etica, allora, non è solo se quell’atto sia stato giusto o sbagliato — la coscienza comune lo sa già — ma perché una coppia arrivata alla fine di una lunga vita insieme non abbia trovato altro appiglio che una pistola. Ancora una volta, lo ribadiamo, la risposta al dolore non può essere la morte. Quando la morte diventa risposta, qualcosa di essenziale nell’umano si è già spezzato.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI

Vai all'archivio di "Un Caffè sospeso"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.