INTIMITÀ CONIUGALE
Matrimonio e sessualità: l’intimità tra gli sposi cristiani in 12 punti
La Chiesa riconosce la sessualità come parte importante della vita umana e l’atto sessuale come elemento essenziale dell’amore sponsale. «La sessualità, mediante la quale l’uomo e la donna si donano l’uno all’altra, non è qualcosa di puramente biologico, ma riguarda l’intimo nucleo della persona umana.» (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2361). Di seguito vi propongo dodici punti per approfondire la sfera della sessualità e cogliere la sua dimensione fisica, umana, spirituale secondo una visione cristiana.
- Il matrimonio è “il sacramento del corpo”. Gli sposi si donano totalmente l’uno all’altra e diventano “una sola carne” (cfr. Gen 2,24; Mc 10,8; Mt 19,6). Nel pensiero cristiano, la sessualità è un dono di Dio ed è il gesto proprio e specifico dell’amore sponsale. Gesù dice: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno una sola carne” (Mc 10,8).
- Se siamo cristiani, non riduciamo la sessualità a un insieme di divieti, ma ne annunciamo la bellezza, la verità e la grandezza. Come affermava San Giovanni Paolo II, autore della cosiddetta “Teologia del Corpo” la sessualità è il linguaggio dell’amore tra gli sposi. (Papa Woytila ha dedicato alla Teologia del Corpo le Udienze del mercoledì, dal 1978 al 1984).
- L’atto sessuale è strettamente legato al consenso matrimoniale, non è separato dal rito del matrimonio: ne è parte essenziale. Antonio e Luisa De Rosa, autori del blog Matrimonio Cristiano e promotori del corso nazionale sull’amore coniugale “Scuola Nuziale”, nel libro L’ecologia dell’amore, scrivono: “La persona umana è fatta di cuore e di corpo. Nel matrimonio serve l’unità dei cuori e l’unità dei corpi. La prima si realizza con lo scambio del consenso; la seconda con il primo rapporto fisico vissuto dopo il rito”.
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- L’atto sessuale ha due significati: unitivo e procreativo. È il gesto che distingue l’amore sponsale da ogni altra relazione (amicizia, fraternità ecc.). Diventare “una sola carne” significa donarsi totalmente, nella carne e nello spirito. Significa manifestare attraverso il corpo l’intimità generata e custodita nel cuore.
- L’amore degli sposi è “casto e fecondo”. Perché il dono di sé sia vero e autentico, è necessaria la castità, virtù che non nega la sessualità, ma la ordina all’amore vero. Nel rito del matrimonio si parla proprio di “amore casto e fecondo”. Che cosa significa, concretamente, che due sposi vivono una castità coniugale? Di certo, non che si astengono dalla sessualità… bensì si donano in pienezza, integralmente.
- La vita intima influisce sulla serenità della coppia. Da come si vive l’intimità dipende in gran parte la felicità degli sposi e la pace familiare. La sessualità è una dimensione centrale della relazione. Un’intimità coltivata nel quotidiano e in ogni ambito della vita si riflette su una gioiosa vita intima nell’ambito fisico. Ciò non significa che non possono esserci momenti di difficoltà, incomprensioni, periodi meno esaltanti.
- Dio è presente anche nella sessualità. Dio è amore e si rende presente nella relazione degli sposi quando la sessualità è vissuta come dono. L’eros non è peccato, ma parte preziosa dell’amore coniugale, se vissuto nel rispetto e nella reciprocità. Anzi, l’eros sano tra uomo e donna rispecchia la passione che ha Cristo per l’umanità (Cfr Deus Caritas Est, di Benedetto XVI).
- L’opposto dell’amore sponsale è la lussuria. C’è una grande differenza tra amare e usare. (Cfr. Udienza generale di Papa Francesco, 17 gennaio 2024). La lussuria riduce l’altro a oggetto di piacere e ferisce la relazione. L’amore autentico, invece, crea comunione e unità. La pornografia è incompatibile con la visione cristiana della sessualità perché separa il corpo dalla persona. Come ricorda San Paolo: “Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo?” (1Cor 6,19).
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- L’atto sessuale, per gli sposi cristiani, può essere una forma di preghiera. Quando è vissuto nell’amore, nel rispetto e nel dono reciproco, l’atto sessuale diventa un linguaggio spirituale, capace di lodare Dio con il corpo. Spiegano Elisabetta Rossi ed Alfonso Ricucci, sposi ricongiunti dopo il divorzio: “…quando due sposi uniti dal sacramento si uniscono carnalmente, vi è un’effusione dello Spirito Santo. Quello, quindi, è un ottimo momento per rinnovare nel proprio cuore la lode e la gratitudine a Dio per il dono ricevuto dal nostro coniuge e per consegnare a Lui il nostro cuore con le sue intenzioni; questo atto unitivo si può paragonare al momento in cui il sacerdote consacra pane e vino sull’altare” (Dal libro “Quanto a me e alla mia casa serviremo il Signore”).
- L’intimità rinnova il Sacramento del Matrimonio. Seguendo la Teologia del corpo e la dottrina cristiana sul sacramento del matrimonio, l’atto sessuale vissuto nell’amore rende presente lo Spirito Santo, che rinnova e rafforza i doni di grazia ricevuti il giorno del matrimonio.
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- Si può guarire nell’affettività: anche nella sfera intima abbiamo bisogno di donare e ricevere perdono. Dicono ancora Elisabetta ed Alfonso Ricucci: “…per risanare le ferite accatastate in 3 anni di fidanzamento vissuti lontani da Dio e in 23 anni di matrimonio lasciando fuori il nostro Re dalla camera da letto, abbiamo dovuto consegnare tutto a Gesù. Tutto tutto, dal nostro corpo al nostro tempo, dai nostri cari ai nostri nemici, dal passato al futuro. Ogni istante, ogni relazione, ogni situazione, ogni peccato. E, una volta scoperto il piano originale di Dio su quell’atto santificante, abbiamo desiderato chiederci e donarci il perdono reciproco. Per tutte le volte che ci siamo umiliati, usati (…). Per tutte le volte che non abbiamo ascoltato e compreso le difficoltà dell’altro e abbiamo “preteso” (…). Per tutte le volte che abbiamo mentito (…)”. (Dal libro “Quanto a me e alla mia casa serviremo il Signore”).
- Gli sposi, quando si donano con tutto il corpo, diventano “uno”, si fondono in una sola carne, pur restando due; sono in comunione senza perdere la propria identità. Sono specchio, in questo modo, della Santissima Trinità.
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