Matrimonio cristiano
Si può essere “una sola carne” con i conti separati?
La domanda di una lettrice mi spinge a riflettere sul matrimonio cristiano e su cosa significhi essere in comunione con l’altro. “I due saranno una sola carne”, dice Gesù. Non una sola persona, le persone restano due, ma una sola strada intrecciata, due vite che fanno lo stesso tragitto, unite. Unite non solo “a parole”, ma nei fatti; unite nella carne, nel profondo.
La domanda era questa: «Tu che parli spesso di castità, di amore di coppia, di comunione tra gli sposi, cosa pensi del fatto che una coppia viva insieme… ma con i conti separati?».
Le ho risposto parlandole di una ragazza appena laureata, che non aveva, materialmente, nulla. Nessun risparmio, nessun lavoro. Un titolo e tanti sogni, nient’altro. Tutto era andato speso per la sua formazione, era stata anche una studentessa fuori sede e aveva appena 23 anni. Il suo fidanzato, trentenne, le aveva chiesto di sposarlo. Agli occhi del mondo, lei era “svantaggiata”. Il marito aveva dei risparmi personali, un lavoro stabile… Le loro possibilità erano molto diverse.
Eppure, lei ha accettato. Si fidava completamente di lui, aveva conosciuto veramente quell’uomo e sapeva che non le avrebbe mai fatto pesare il denaro, che non l’avrebbe soggiogata.
Molti, leggendo queste righe precedenti, potrebbero rabbrividire: che tesi è mai questa? La donna deve emanciparsi e non dipendere dall’uomo!
Quella ragazza ero io. E sono qui a parlarvi di una storia di comunione, non di schiavitù.
Quelle righe parlano di un “sì” detto senza pensare da quale fonte venissero i mezzi, perché l’importante era lo scopo: formare una famiglia.
Non per questo ho messo in un cassetto i miei sogni. Sono diventata mamma giovane, senza rinunciare ai miei progetti: scrivere, pubblicare libri, girare l’Italia per presentarli, fare un dottorato. E tutto questo l’ho realizzato anche grazie a mio marito.
Chi ha dato “di più”, nel nostro matrimonio? Non lo sappiamo e non conta.
Perché in virtù del sacramento entrambi sono chiamati a dare tutto quello che hanno e che possono. Non è un contratto, è un’alleanza. Io do cinque pani oggi, tu due pesci domani, insieme possiamo fare grandi cose.
Le entrate di uno o dell’altro sono di tutta la famiglia: non è “mio” o “tuo”, usiamo, piuttosto, la parola “nostro”.
Sicuramente, la castità ci ha aiutati in questo cammino: se scegli di non avere rapporti prematrimoniali hai chiaro che esiste un prima e un dopo, un prima in cui ciascuno abita a casa sua, ha le “sue cose”, la sua famiglia, e un dopo: in cui – dopo esserci conosciuti e scelti! – ci doniamo e fondiamo le nostre vite in una sola. Fa paura? Sì, se non hai fatto un cammino per fare un vero discernimento sulla tua vocazione. Si tratta di fare un cammino, per vivere tutto questo serenamente nel matrimonio. Solo allora, pur con le sue grandi fatiche, diventa un’avventura appassionante.
Quando la lettrice mi ha posto la sua domanda, ho pensato al sogno di Dio sull’umanità e sulla sua Chiesa: «Che siano uno» (Gv 17,21) e mi è venuto in mente il passo degli Atti degli Apostoli, dove si racconta che i primi cristiani mettevano tutto in comune, così che nessuno restasse nel bisogno. La Chiesa delle origini, piccola e radicata nel Vangelo, manifestava con forza la novità di Cristo: la vita ha senso quando doni, quando condividi, quando smetti di calcolare. La giustizia cristiana supera quella del mondo. Non do per ricevere: do per amore.
Il matrimonio cristiano, alla luce del Vangelo, nasce nel segno di una comunione totale. Gli sposi diventano una sola carne, una sola vita, una sola chiamata: prendersi cura della famiglia, edificare la comunità, portarsi in Paradiso.
Alla mia cara lettrice rispondo semplicemente che i soldi non contano, o, meglio, non sono il cuore di una relazione, sono pezzi di carta che ci aiutano a mangiare.
Non perdetevi in cose di poco conto.
Cercate lo scopo, cercate un amore vero.
I soldi sono solo mezzi, ma se non avete una missione… a che vi servono?
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












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