Il potere del perdono: tra scienza e Vangelo. Parla uno psicologo
Foto di Andrey K su Unsplash
Dott. Michele Magliano, Psicologo
Il perdono, valore centrale nel cristianesimo, è anche una risorsa psicologica che favorisce benessere mentale e relazioni sane. Portare rancore genera stress, acuisce stati d’ansia e comporta sintomi depressivi. Al contrario, perdonare libera dal peso emotivo, alleggerisce. Uscire da dalla prigione della rabbia è tutt’altro che semplice, ecco perché spesso è necessario chiedere aiuto e iniziare un percorso. Il primo passo è capire che perdonare non equivale a giustificare il male. Lasciamo la parola al dott. Michele Magliano, professionista credente, perché ci spieghi nel dettaglio questi concetti.
Il perdono è uno dei valori centrali del messaggio cristiano, ma spesso viene vissuto come un dovere morale difficile e, talvolta, è considerato persino ingiusto.
Dal punto di vista psicologico, però, il perdono non è soltanto un atto spirituale, ma è un potente strumento di benessere mentale ed emotivo.
Portare rancore significa mantenere attivo dentro di sé il ricordo del torto subito, riviverlo continuamente, alimentando emozioni come rabbia, risentimento e odio. La psicologia clinica mostra come questo stato emotivo cronico possa incidere negativamente sull’equilibrio psichico, aumentando stress, ansia, irritabilità e nel lungo periodo, anche sintomi depressivi e psicosomatici.
Perdonare, al contrario, non significa giustificare il male ricevuto, ma scegliere consapevolmente di non restare prigionieri del dolore. È un processo interiore che libera la persona offesa dal peso emotivo del passato, restituendole controllo, serenità e dignità.
In questo senso, il perdono è prima di tutto un atto di cura verso sé stessi.
Numerosi studi dimostrano che le persone capaci di perdonare mostrano livelli più bassi di stress, una migliore regolazione emotiva e relazioni più soddisfacenti.
Leggi anche: Vuoi imparare ad amare? Devi liberarti della pornografia. Parola dello psicologo Lickona
Dal punto di vista neuropsicologico, il perdono favorisce una riduzione dell’attivazione dei circuiti legati alla minaccia e alla rabbia, promuovendo invece stati mentali più orientati alla calma e alla fiducia.
La visione cristiana arricchisce ulteriormente questo processo. Il perdono, nel Vangelo, non è debolezza, ma forza; non è sottomissione, ma libertà interiore.
Gesù invita a perdonare, non per negare la sofferenza, ma per non lasciare che il male continui ad abitare il cuore. Questa prospettiva coincide profondamente con quanto oggi la psicologia afferma: trattenere odio logora chi lo prova, mentre lasciarlo andare favorisce la guarigione.
Nella vita quotidiana, perdonare è un cammino graduale. Può iniziare dal riconoscere il proprio dolore, dal darsi il permesso di essere feriti e dal chiedere aiuto, umano e spirituale. È un percorso che richiede tempo, ma che produce benefici profondi: maggiore pace interiore, relazioni più sane e una mente più libera.
In definitiva, il perdono è una vera e propria risorsa psicologica.
Perdonare non cambia il passato, ma trasforma il presente e apre la strada a un futuro più sano, più umano e più autenticamente cristiano.
Bibliografia per approfondire
Enright, R. D., & Fitzgibbons, R. P. (2015). Forgiveness Therapy:
An Empirical Guide for Resolving Anger and Restoring Hope.
American Psychological Association.
Worthington, E. L. (2006). Forgiving and Reconciling: Bridges to
Wholeness and Hope. InterVarsity Press.
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












ULTIMI COMMENTI
A noi piace definire la donna "custode del suo corpo", non padrona del su corpo; tempio della vita, non padrona…
Ognuno ha il diritto di decidere della sua vita come gli pare e non deve dare spiegazioni a nessuno. Questo…
Don Alberto, che rimane sempre "don" come lo sposato col sacramento rimane sempre sposato, parlava troppo, troppo. Penso che si…