20 Gennaio 2026

L’ipocrisia moderna: si proclama l’amore, ma si evita la fatica di amare davvero

La donna cammina lungo il marciapiede con il cappotto stretto sulle spalle, nonostante non faccia così freddo. Tiene gli occhi bassi, come se avesse paura che qualcuno, incrociando il suo sguardo, possa intuire il motivo per cui è lì. Davanti all’ingresso dell’ospedale, due persone stanno in silenzio. Non parlano, non mostrano cartelli. Una tiene in mano una corona del rosario, l’altra guarda il portone automatico che si apre e si chiude. Non dicono nulla. Eppure quel silenzio pesa più di mille parole. La donna rallenta, poi accelera. Passa oltre, senza voltarsi. Ma qualcosa, forse, resta con lei.

C’è un silenzio che grida più forte di mille parole. È il silenzio a cui da troppo tempo abbiamo abituato la nostra coscienza, mentre attorno a noi il mondo si è riempito di slogan, accuse, processi mediatici. Oggi più che mai, è diventato quasi un delitto parlare. Eppure il vero scandalo non è ciò che si dice, ma ciò che si tace.

Qualche giorno fa Papa Leone, parlando al Corpo diplomatico, ha pronunciato parole precise: «L’aborto interrompe una vita nascente e nega l’accoglienza del dono della vita. In tal senso, la Santa Sede esprime profonda preoccupazione in merito ai progetti volti a finanziare la mobilità transfrontaliera finalizzata all’accesso al cosiddetto “diritto all’aborto sicuro” e ritiene deplorevole che risorse pubbliche vengano destinate alla soppressione della vita, anziché essere investite nel sostegno alle madri e alle famiglie. L’obiettivo primario deve rimanere la protezione di ogni nascituro e il supporto effettivo e concreto a ogni donna affinché possa accogliere la vita».

Limpidezza di pensiero, concretezza. Il Papa ci invita a guardare una realtà che troppo spesso preferiamo ridurre a formula giuridica o a slogan ideologico: da una parte la libertà, dall’altra il divieto. Ma la vita reale non si muove per slogan. Cammina, come quella donna sul marciapiede, con il passo incerto di chi non ha risposte semplici. Il Papa non parla di colpe astratte. Parla di scelte pubbliche. Di risorse. Di priorità. E chiede, in fondo, una cosa disarmante nella sua semplicità: perché investire per rendere più facile interrompere una vita, invece che per rendere possibile accoglierla?

Non si tratta solo del bambino che non nascerà. Si tratta anche della donna che si trova davanti a una decisione che pesa quanto una montagna, mentre intorno a lei lo Stato e la società sembrano offrirle soprattutto una procedura, non una compagnia. Il Papa non divide mai la donna dal suo bambino, la madre dal figlio. Li tiene insieme e invece la cultura abortista li divide: da una parte la donna dall’altra l’indesiderato. Poi ci sono quelli che promuovono la vita e che vengono accusati di durezza. Anche solo se provano a “suonare una campana”. Come se il problema non fosse più ciò che accade, ma chi osa guardarlo e nominarlo. E così accade che, in nome della compassione (o ritenuta tale), si smetta di custodire. In nome dell’autonomia, si lasci una donna sola. In nome del progresso, si rinunci a proteggere chi non ha voce. È una strana forma di ipocrisia moderna: si proclama l’amore, ma si evita la fatica di amare davvero.

E intanto una generazione di giovani cresce convinta che tutto ciò che ostacola la propria volontà sia un’ingiustizia. Senza radici, senza memoria, senza senso del sacrificio. Eppure, come una brace sotto la cenere, qualcosa resiste: un popolo silenzioso che non urla ma costruisce, che non distrugge ma accompagna, che non si piega ma attende. Il popolo della vita che nel silenzio opera, prega, si fa presenza concreta.

Forse è proprio questo che oggi manca: non nuove leggi, non nuove parole d’ordine, ma una società capace di fermarsi accanto, di reggere il peso dell’altro senza scartarlo. Perché una civiltà si misura non da ciò che elimina, ma da ciò che sceglie di proteggere. E così quel giorno la donna con il cappotto stretto sulle spalle ha capito un attimo prima dell’inevitabile che non era solo una donna ma una madre. E a una madre è chiesto solo e sempre di custodire e amare quella luce che si è accesa nel suo grembo.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI

Vai all'archivio di "Un Caffè sospeso"

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.