RAPPORTI UMANI

L’amore chiama per nome: perché i rapporti di sesso occasionali non ci saziano

L’amore autentico non è mai anonimo: chi ama chiama per nome. Nella vita quotidiana viviamo tanti rapporti superficiali, ma quando questa logica entra nelle relazioni più intime, il cuore soffre. Tutti desideriamo essere conosciuti, scelti e amati davvero. Dio ci chiama per nome e ci invita a fare lo stesso: riconoscere l’altro come unico e prezioso.

Qualche giorno fa sono andata a comprare un poncho in un negozio di fiducia. È uno di quei piccoli negozi dove, in poco spazio, sembra esserci di tutto: abiti, accessori, cappotti e molto altro. Sono anni che, quando mi serve un indumento nuovo, passo di lì. Solo ieri, vedendo il marito della negoziante dietro al bancone, mi sono resa conto di una cosa: per anni ho visto quella donna, ho scambiato con lei sorrisi e parole di cortesia, senza mai chiederle il nome. E neppure lei conosce il mio.

Mi sono chiesta: quante volte ci capita? Andiamo a fare la spesa, compriamo il pane, scegliamo un nuovo modello di cellulare… ma del commesso che ci serve non sappiamo nulla, nemmeno il nome. È la logica dei rapporti occasionali, quelli che si consumano in pochi minuti e poi svaniscono perché legati a bisogni e situazioni circoscritti.

Gli autori di un libro sull’amore coniugale che ha avuto grande successo in America, Simply Love, Kathleen e Troy Billings, sostengono che la vita è piena di relazioni così: superficiali, funzionali, senza radici. Non instauriamo rapporti profondi con il benzinaio, il negoziante di scarpe o l’impiegato alle poste. Eppure, questa mentalità rischia di infiltrarsi anche nelle relazioni che dovrebbero darci pienezza: amicizie, legami familiari, rapporti d’amore. Quando questo accade, il cuore sanguina, perché tutti, nel profondo, desideriamo amare ed essere amati.

I rapporti occasionali, se portati nella vita intima, tradiscono la nostra sete di tenerezza, il bisogno di essere conosciuti e apprezzati davvero, di essere scelti e non ignorati, valorizzati e non usati. Se nelle relazioni più intime ci trattiamo come panettiere e cliente, scambiandoci piacere reciproco e nulla di più, avvertiamo una solitudine abissale.

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Una testimonianza forte ci viene da Peter, membro del gruppo cattolico Courage. Per anni ha vissuto seguendo uno stile di vita fatto di rapporti fugaci con uomini diversi. Poi, un giorno, ha deciso che doveva amarsi di più. Racconta così:

“Una volta ho invitato uno sconosciuto a venire nel mio appartamento, dopo aver ricevuto da lui i segnali che voleva fare sesso. Mentre stavamo facendo sesso, gli ho chiesto come si chiamava. Ha risposto: ‘Nessun nome. Solo sesso. Ora vai avanti’. A quel punto ho capito che qualcosa non andava. Non potevo continuare a dire che quello era uno stile di vita appagante. Ho iniziato a rivolgermi alla mia fede in Dio per ottenere risposte. Può sembrare strano, ma mentre accadeva tutto questo, io credevo in Dio. Frequentavo la Messa e pregavo molto, ma spesso mi ritrovavo a piangere senza una ragione apparente. Poi è successo: ho iniziato a gridare al Signore in mezzo alle lacrime. Ho iniziato a chiedere disperatamente il suo aiuto”.

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Queste parole ci toccano perché dicono qualcosa di universale: il cuore umano non si accontenta di rapporti senza volto. L’amore vero chiama per nome. Dio stesso ci chiama per nome, perché per Lui non siamo numeri, ma figli amati. E quando impariamo a chiamare per nome chi ci sta accanto, a riconoscerlo come unico e irripetibile, allora le relazioni cambiano: diventano spazio di dono, di ascolto, di vita.

Che bello, allora, quando sappiamo essere amici leali, presenti e non opportunisti.

Che bello, poi, quando l’amore si esprime in tutta la sua grandezza, quando un marito e una moglie, possono sentire di appartenersi nella libertà, di essere, cioè, l’uno parte dell’altra, senza perdere la propria identità. 

Che bello, infine, quando, anche avendo difficoltà nelle amicizie e non sperimentando la gioia dell’amore sponsale – per motivi diversi: siamo single, abbiamo appena chiuso una storia sbagliata, siamo stati traditi ecc. – la nostra relazione con Dio è autentica e sentiamo su di noi il suo sguardo di predilezione. 

Nella preghiera, anche in mezzo a tante sofferenze, possiamo fare esperienza della sua vicinanza concreta e riconoscere vere le parole del profeta: “Ti ho chiamato per nome (Isaia 43,1).




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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