Due genitori rispondono alla morte con la vita. La storia di Michele

Adrianna e Davide raccontano la loro storia: il matrimonio, la gioia di un figlio tanto desiderato e amato, e poi la scoperta che sconvolge ogni certezza. Michele, il loro bambino pieno di vita, si ammala di una grave forma di tumore al cervello, un male che oggi non ha cura. Dopo un anno e un giorno di lotta, Michele muore. Quando quel figlio viene strappato alla loro vista e alle loro premure, la reazione è sorprendente: scelgono di rispondere al male con il bene. Nasce, così, un impegno concreto per portare conforto e speranza nello stesso ospedale di Genova dove Michele ha ricevuto le cure. Dal dolore più profondo germoglia un amore che si fa servizio, perché la vita, anche quando sembra spegnersi, può continuare a illuminare altre vite.

Davide, Adrianna: chi siete, come vi siete conosciuti, chi è Michele?

Chi poteva sognare (e tantomeno pensare!) che da una foto di una montagna potesse nascere una famiglia! Eppure, a noi è successo proprio così.

Potremmo dire che ci siamo conosciuti per caso, ma evidentemente non era un caso… Tutto è nato da un semplice “Ciao” scambiato a distanza di ben 1.400 km.

Lei, una tranquilla insegnante di religione. Abita a Cracovia e, nel tempo libero, è appassionata fotografa dei panorami dei monti Tatra.

Lui, un Peter Pan vagabondo di 40 anni, che ha già messo almeno un piede in tutti i continenti e vorace di luoghi nuovi da vedere.

Un grigio giorno di febbraio 2011 lui trovò per caso su internet delle foto di luoghi non ancora visitati.

Qualcuno potrà sorridere, ma innamorato del paesaggio, grazie a un social, trovò la proprietaria di queste foto e le scrisse il suo “Ciao”.

Dopo qualche mese, il 1° aprile, la vita fece loro un bello scherzetto: li fece incontrare proprio a Cracovia, direzione monti Tatra.

Da quel giorno, viaggiando fra Piacenza e Cracovia, la sorpresa di quel pesce d’aprile si trasformò in un piccolo grande amore.

Esattamente cinque anni dopo, un nuovo pesce d’aprile li attendeva: c’era una chiesa, un anello e un altare che li vide consacrare il loro matrimonio.

Da quell’amore nacque il loro figlio Michele; un grande guerriero fin dall’inizio, nato prematuro, troppo prematuro: i medici gli diedero poche speranze di vita. Lui resistette e crebbe.

La loro vita trascorse tranquilla, tra amore, serenità e viaggi per l’Europa.

Ma un giorno, all’improvviso, tutto ciò fu interrotto. Un fulmine. Il mal di testa di cui soffriva Michele si rivelò essere un tumore al cervello, di quelli più aggressivi e cattivi.

“Ad oggi non abbiamo cure per questa patologia”, disse il medico. “Qualcuno sopravvive un anno dalla diagnosi, pochissimi superano l’anno.”

Due interventi chirurgici, terapie sperimentali, case farmaceutiche disposte a pagare per avere un vetrino con un lembo di quanto asportato.

Il cuore di Michele smise di battere domenica 4 giugno 2023, nella ricorrenza della Santissima Trinità, esattamente a 7 anni e mezzo di vita (era nato il 4 dicembre 2015), esattamente un anno e un giorno dopo la diagnosi. Ha combattuto per non essere tra i tanti che non superano l’anno, e ci è riuscito.

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Come si risponde alla morte con la vita? Che ruolo ha la fede? Come sentite Dio nella vostra vita?

Sperare sempre nel bene ci ha accompagnato e ha addolcito l’anno di degenza di Michele, illudendoci (pur nella consapevolezza della situazione) che le cure si sarebbero potute trovare.

Si cercava di mantenere la serenità e la felicità di ogni giorno insieme, facendoci scherzi e prendendoci in giro come sempre. Anche la malattia era diventata materia di scherno: “Lasciami vincere, io sono immunodepresso” diceva, quasi senza sapere cosa volesse dire quella parola. Aveva capito che gli apriva tante porte.

Anche se, ovviamente, nel modo adeguato a un bambino, lui sapeva che tipo di malattia lo aveva colpito e anche dove l’avrebbe portato.

Una notte, completamente vigile, prima di cadere in coma il giorno dopo, chiese a papà la rassicurazione che, una volta in cielo, non si sarebbe scottato andando troppo vicino al sole. Lo rassicurai e si addormentò tranquillo.

Dormì per cinque giorni. Il risveglio fu buffo e al tempo stesso intenso: “Sei solo la mia mamma?!?” (solo!) “Quella signora mi ha fatto vedere un posto molto bello e ha detto che mi ci avrebbe portato, ma sono ancora qui!” disse un po’ contrariato, quasi deluso. Per consolarsi dalla delusione, chiese di mangiare una pizza.

Chi era “quella signora” che ha portato un bimbo a dire: “Sei solo la mia mamma!?”

Noi vogliamo credere fosse la Mamma di tutti i bambini e di tutti noi: Maria.

Il primario, una donna, rimase sorpresa della richiesta di Michele: “Dopo cinque giorni di coma non ci si sveglia con la voglia di pizza! Ma sono madre anch’io, se la chiede, dategliela!”.

Mangiò, ma insisteva con “quella signora”.

“Quando andrò in cielo posso tornare a salutarvi?” chiese alla sua mamma, che gli rispose in modo negativo. “Allora vi aspetto là!” disse sorridendo con dolcezza e calma.

E noi mica potevamo metterci a piangere davanti a lui, ma trattenere le lacrime fu difficilissimo.

La preghiera è sempre stata il fulcro della nostra vita e pregammo. Tanto.

E Dio non ci ascoltò? Non abbiamo saputo pregare bene? La nostra strada era un’altra? O ha solo esaudito il desiderio di Michele di incontrare “quella signora”?

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Clown terapia… cosa significa per voi?

Qualcuno ha paura di usare il termine morte, così parla di “nascita al cielo”.

La morte di Michele non ha portato solo una mancanza, ma ci ha spinti a realizzare alcuni dei suoi desideri più forti. Era affascinato dai clown, dalla sua maestra, dalle varie associazioni che ogni tanto passavano nella nostra camera. Lo voleva fare anche lui, perché all’ospedale di Cracovia lo aveva fatto e lo voleva rifare anche a Genova.

Infatti, a Cracovia i bambini che potevano camminare seguivano i medici e, quando i primi, dopo la visita, uscivano dalla stanza di un bimbo, era loro compito visitare quel bimbo e, se avesse potuto camminare, sarebbero ripartiti insieme verso la camera successiva. L’ho trovato un gesto molto commovente, ma l’ho messo da parte; Michele no, se lo ricordava e sapeva quanto bene portava. Per questo lo voleva rifare anche a Genova.

Ora lo facciamo noi genitori.

“Io sempre bene odv”: di cosa si tratta?

“Io sempre bene” è il saluto che rivolgeva Michele a chi gli chiedeva come stai, “Io sempre bene odv” è ora il nome della nostra associazione.

In collaborazione con altre associazioni già presenti sul posto, per ora, siamo attivi presso l’ospedale Gaslini di Genova, dove Michele è stato per quasi un anno.

Regaliamo il tempo ad una mamma, per un caffè, per andare a comprare un giornale o una sorpresa per il proprio piccolo, sapendo che il figlio è con qualcuno a cui l’ospedale ha affidato questo compito.

Facciamo giocare i bimbi nelle ore di “Radio fra le note” la radio dell’ospedale gestita da don Roberto Fiscer, ritagliamo e coloriamo carta al day hospital e tutto ciò che rende meno dura la permanenza in ospedale ai bambini ed anche ai genitori, perché “una giornata in ospedale dura più di 24 ore non potendosi muovere o giocare”.

È il nostro modo di reagire, di trasformare il dolore in amore. Ora non abbiamo più un solo figlio ma molti, siamo gli zii a tempo determinato di tanti bimbi, siamo la spalla su cui piangere o pregare per tanti genitori e preghiamo di aver sempre la parola giusta al momento giusto…




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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