Il Vangelo letto in famiglia

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A

UNA LUCE È SORTA

Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 4,12-23)

Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 1,29-34)

12Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, 13lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao, sulla riva del mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 15Terra di Zàbulon e terra di Nèftali, sulla via del mare, oltre il Giordano, Galilea delle genti! 16Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta. 17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino». 18Mentre camminava lungo il mare di Galilea, vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 19E disse loro: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini». 20Ed essi subito lasciarono le reti e lo seguirono. 21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo, figlio di Zebedeo, e Giovanni suo fratello, che nella barca, insieme a Zebedeo loro padre, riparavano le loro reti, e li chiamò. 22Ed essi subito lasciarono la barca e il loro padre e lo seguirono. 23Gesù percorreva tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe, annunciando il vangelo del Regno e guarendo ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo.

IL COMMENTO

di fra Raffaele Petti, OFM

Percepire l’esistenza credente

     Mentre il ministero di Giovanni il Battista subisce una battuta di arresto (v. 12), decisiva per la sua ultima testimonianza (cf. Mt 14,6-12), prende quota il ministero di Gesù (v. 13), interpretato dall’Evangelista Matteo, secondo le attese dei profeti, cioè come luce che squarcia le tenebre (v. 14-16; cf. Is 8,23b – 9,1).

     Nell’avvio del suo ministero Gesù si offre all’umanità bisognosa del suo intervento (v. 23). E offre a noi un modello di testimonianza, come guida, che sa riconoscere la qualità del destinatario del suo annuncio, sa discernere il momento generale (v. 17) o particolare (vv. 18-20; v. 21) di chi incontra.

     L’inizio della predicazione di Gesù si afferma attraverso due opportunità di annuncio, una generale e una particolare.

     Quella generale: «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (v. 17). Gesù parla a tutti. Quella particolare: «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (v. 19). Gesù parla ad alcuni. Il primo annucio è offerto a tutti, come un’opportunità di conversione. Il secondo è un’opportunità offerta ad alcuni, per una vocazione speciale.

     «Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino» (v. 17). La conversione non è condizione per definire il regno dei cieli; il regno dei cieli è un dono da riconoscere; è il Signore che lo afferma in mezzo a noi. La conversione, previa a tale esperienza, la conversione che precede l’accoglienza del dono di Gesù, è finalizzata a creare in noi le disposizioni opportune per saper riconoscere il passaggio di Gesù nella nostra vita.

     «Venite dietro a me, vi farò pescatori di uomini» (v. 19). Infatti, il riconoscimento di un annuncio vocazionale sul nostro cammino, di quell’annuncio che inquadra la nostra esistenza e la rivela come un’esistenza credente, diventa l’occasione che, sorprendendoci nella nostra quotidianità, come accade per i pescatori sul Lago di Galilea, ci orienta verso quegli scenari, in cui la nostra testimonianza può risultare un contributo significativo.

     Scopriamo così di essere chiamati alla fede. Che sulla base di un sincero cammino di conversione, possono essere create in noi le condizioni opportune che ci permettono di accogliere il dono del regno dei cieli. Scopriamo di essere chiamati a una speciale vocazione che ci immette nel stesso ministero di Gesù (cf.Mt 9,35-38; 10,1).

Curare il cammino spirituale

     Il cammino spirituale dell’uomo si articola nel continuo passaggio dalle tenebre alla luce: la luce della rivelazione divina che dirama le tenebre del nostro peccato. La Liturgia della Parola di questa Domenica ci guida a considerare, in questa prospettiva, vari orizzonti.

     Il Versetto al Vangelo ci suggerisce di focalizzare la nostra attenzione sull’azione salvifica di Gesù in cammino per predicare e per guarire (cf. Mt 4,23). Il Salmo responsoriale ci fa, dunque, acclamare: Il Signore è mia luce e mia salvezza (cf. Sal 27/26,1.4.13-14).

     La prima lettura, citata in parte nel Vangelo, ci conferma ancora nella compagnia del profeta Isaia, istruendoci sul dono della luce che scaccia le tenebre, portando nella nostra vita la gioia, la gioia come di una conquista, come di un sollievo, perché veniamo liberati dai gioghi opprimenti che gravano sulle nostra spalle, come quando un aguzzino ci tormenta per la resa dei conti (cf. Is 8,23b – 9,3).

     La Seconda Lettura, mediante la quale ci inoltriamo sempre di più nella Prima Lettera ai Corinzi, ci fa incontrare il veemente Apostolo Paolo, il quale ci esorta a essere unanimi, uniti. Perché ci sono problemi o difficoltà che possono disperderci e dividerci. Una famiglia avverte Paolo che ci sono tensioni in comunità: Fratelli, mi è stato segnalato dai familiari di Cloe che tra voi vi sono discordie. Tensioni, perché ognuno rivendica qualcosa. Discordie, davanti alle quali la parola rimane impacciata nell’esprimere un atto di guida … Vedremo come Paolo risolverà questo imbarazzo, affermando la sapienza della croce (cf. 1Cor 1,10-13.17).

Sdoganare la genitorialità sommersa

     Guide. Abbiamo bisogno di Guide. Di riconoscere l’esigenza di essere accompagnati. Di scoprire fratelli e sorelle, a cui il Signore ha fatto il dono del discernimento, per sostare sapientemente in loro compagnia. I genitori, per esempio, sono luce per i figli, guida spirituale per il loro cammino in scoperta.

     Bisogna sdoganare le opportunità, riconoscere l’occasione, in cui lasciarsi illuminare dalla testimonianza dei genitori, la quale talvolta è sommersa dall’accumulo di tante pretese. I genitori devono essere liberi di vivere questo delicato compito; luminosi nell’offrire ai figli il tenore di vita che è possibile; sdoganati dalle ombrose immagini stereotipe prodotte dalla cultura consumistica e dai figli stessi, confusi dalle ombrose tendenze del confronto che li omologa.

     Lasciamo emergere la sapienza genitoriale. Non lasciamola sepolta, nemmeno nel dolore del lutto, nel distacco della morte. Anche in queste esperienze i nostri genitori possono essere luce per noi, nella memoria grata di quell’incalzare ritmico del tempo, in cui li abbiamo vissuti, li abbiamo visti impegnati per noi. Esempi che ci illuminano, in ogni caso, anche quando la loro esistenza compiuta si mostra rivelatrice non soltanto di virtù.




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Raffaele Petti

Raffaele Petti, biblista, è un frate minore della Provincia religiosa Salernitano-Lucana (OFM). Ha compiuto gli studi biblici per la licenza in Scienze Bibliche e Archeologia presso lo Studium Biblicum Franciacanum di Gerusalemme nel 2012: attualmente è dottorando presso la Facoltà di Teologia della Pontificia Università Antonianum. Da qualche anno è docente di Sacra Scrittura presso l’Istituto di Scienze Religiose di Salerno e presso l’Istituto Teologico Salernitano di Pontecagnano Faiano (SA). È impegnato nella formazione biblica del popolo di Dio, mediante la proposta di percorsi di evangelizzazione. Ha pubblicato su riviste specializzate alcuni articoli dal valore scientifico inerenti agli studi biblici, nonché articoli di spiritualità biblica dal carattere divulgativo su riviste di cultura religiosa. Ha pubblicato per Editrice Punto Famiglia, Il discepolato di Gesù. Una lettura caratterizzata
dai testi biblici del Nuovo Testamento, 2017.

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