CORRISPONDENZA FAMILIARE

A Fatima si incontra il popolo degli umili

26 Gennaio 2026

Scrivo da Fatima, vi ritorno volentieri da tanti anni. In questo luogo santo ho ricevuto tante luci spirituali. Sono venuto in pellegrinaggio con un gruppo di amici, tutte desiderosi di vivere un’esperienza di fede e pronti ad accogliere la grazia che Dio sempre con grande generosità. A Fatima si incontra il popolo degli umili, i piccoli del Vangelo, quelli che, avendo un cuore libero, accolgono con docilità le confidenze di Dio. I bambini di Fatima sono l’icona di quella fede ingenua che non usa la razionalità come un’arma per difendersi dal soprannaturale ma si consegna in piena libertà all’amore di Dio, senza pretendere di capire tutto. Prima di ritornare, condivido alcuni pensieri.

Siamo partiti dalla chiesa parrocchiale in cui Lucia, Francesco e Giacinta, i tre pastorelli di Fatima, hanno ricevuto il battesimo. È la porta della fede, è lì che prende inizio e forma il cammino di santificazione grazie all’opera che lo Spirito compie nel nascondimento giorno per giorno. Quella piccola e disadorna chiesa diventa così il giardino di Dio dove ogni tanto spuntano fiori bellissimi. Fare memoria del battesimo significa immergersi nuovamente in quella grazia che ci ha generati come figli per sempre amati da un Padre che accompagna con amore tutti i nostri passi. Se custodiamo questa certezza la sterile nostalgia di ciò che avremmo potuto e dovuto fare lascia il posto al desiderio di vivere l’oggi con una più grande fiducia.

A Fatima si incontra il popolo degli umili, i piccoli del Vangelo, quelli che, avendo un cuore libero, accolgono con docilità le confidenze di Dio (Mt 11,25-26). I fanciulli di Fatima sono l’icona di quella fede ingenua che non usa la razionalità come un’arma per difendersi dal soprannaturale ma si consegna in piena libertà all’amore di Dio, senza pretendere di capire tutto. La fede è certamente alleata della ragione ma non resta confinata nei limiti della ragione. Lucia racconta così la prima apparizione angelica:

L’atmosfera soprannaturale che ci avvolse era tanto intensa che quasi non ci rendevamo conto, per un lungo tratto di tempo, della nostra stessa esistenza restando nella posizione in cui ci aveva lasciato, e ripetendo sempre la stessa preghiera. La presenza di Dio si sentiva così intensa e intima, che non ci decidevamo a parlare neppure fra di noi”.

La luce di Dio entra con sorprendente facilità nella vita di questi bambini perché non incontra alcuna resistenza.

La Madonna promette ai fanciulli di portarli in Cielo. Questa promessa si imprime fortemente nel cuore da assorbire ogni altro desiderio. “Quel che io voglio è andare in cielo”, dice Francesco. Tutto il resto passa in secondo piano. È una cosa semplice e straordinaria. Non è facile recepire questo messaggio in un’epoca in cui siamo assorbiti esclusivamente dalle cose della terra. Il cielo è lontano, l’eternità non è cercata né desiderata. E tuttavia, se questo riferimento si attenua o viene a mancare possiamo ancora dirci cristiani?

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Una delle cose che maggiormente sorprende i fanciulli è la tristezza di Dio. Un giorno Lucia chiesa a Francesco: “A te cosa piace di più: consolare il Signore, o convertire i peccatori, perché non vadano più anime all’inferno?”

Mi piace di più consolare il Signore. Non hai notato come la Madonna anche nell’’ultimo mese, diventò così triste quando disse di non offendere più il Signore Dio, che è già tanto offeso?”.

Anche Francesco di Assisi piangeva al pensiero che “l’Amore non è amato”. Teresa di Lisieux scrive a Celina che tante anime “si perdono come fiocchi di neve e Gesù piange e noi, noi pensiamo al nostro dolore senza consolare il nostro fidanzato”. La fede dona la grazia di entrare nel mistero di Dio e di comprendere in che misura egli è ferito dal rifiuto dei suoi figli. Il dolore di Dio è l’altra faccia dell’amore ed è indissolubilmente legata ad essa. Dio soffre per chi ama.

Francesco è un ragazzo silenzioso per carattere, le apparizioni accentuano questo elemento: rimane volentieri in disparte, gli piace pregare da solo, tante volte lo scoprono tutto pensieroso, totalmente assorto in Dio. Gli piace in modo particolare stare in chiesa davanti a quello che lui chiama Gesù nascosto. Ha avuto il dono della contemplazione. Sa bene che la Madonna verrà presto a prenderlo per portarlo in Cielo e si prepara, vuole arrivare pronto all’appuntamento più importante della vita. Quando Lucia va a scuola, lui sceglie di fermarsi in chiesa, non ha più bisogno di imparare a leggere.

Sente avvicinarsi il gran giorno, si prepara a morire come e con più gioia di chi attende le nozze. Prima di morire si confessa e riceve la Comunione. Ed è commovente questa scena: manda a chiamare Lucia e vuole sapere da lei quali peccati ha commesso e le chiede di domandarlo anche a Giacinta. La sorellina gli ricordò che un giorno “quando i ragazzi di Ajustrel tiravano sassi a quelli di Boleiros anche lui ne tirò qualcuno”. E lui rispose: “Quelli li ho già confessati; ma li confesso di nuovo. Forse è per causa di questi peccati che il Signore è tanto triste! Ma io, anche se non morissi, non li farei mai più”. Dinanzi a questa innocenza restiamo in silenzio…

La Madonna invita costantemente a pregare ma quando parla dei peccatori chiede di accompagnare la preghiera con i sacrifici. Una conferma di quello che leggiamo nei Vangeli e cioè che vi sono demoni che si possono scacciare solo con il digiuno! Nella quarta apparizione (19 agosto 1917) insegna ai fanciulli l’arte della responsabilità ecclesiale:

“Pregate, pregate molto; e fate sacrifici per i peccatori, perché molte anime vanno all’inferno, perché non c’è chi si sacrifichi e interceda per loro

La Madonna insegna la comunione dei Santi. Non chiede ai bambini di salvarsi da soli ma di pregare perché tutti si salvino. Siamo nel cuore del Vangelo. Un messaggio senza dubbio controcorrente in una cultura in cui ciascuno pensa troppo o solo a stesso.

Le apparizioni si svolgono in diverse tappe: nella prima c’è solo la luce e una figura angelica (1915), nella seconda si presenta l’angelo e ingegna delle preghiere e dona l’Eucarestia (1916), nella terza appare la Madonna e chiede ai fanciulli se sono disposti a partecipare attivamente alla storia della salvezza attraverso la preghiera e i sacrifici (1917). La luce entra progressivamente secondo una sapiente pedagogia: insegnando le preghiere l’angelo non dà solo una formula ma invita i veggenti ad acquisire uno stile, a vivere con lo sguardo rivolto a Dio. Lucia testimonia che fino a quel momento la preghiera era fatta ma in modo saltuario e superficiale. La preghiera assume perciò una importanza decisiva nell’esperienza di fede: sveglia e fortifica la fede e prepara la persona a compiere poi i passi decisivi. La preghiera come ponte che unisce cielo e terra, come esperienza di grazia, come gesto di fiducioso abbandono in cui lasciamo a Dio il compito di tracciare la strada. Pregare significa permettere allo Spirito di conduce oltre. Dove non possiamo sapere. Lo comprenderemo strada facendo.

Abbiamo concluso il pellegrinaggio di buon mattino, celebrando Messa al luogo delle apparizioni. Lì dove tutto è iniziato, tutto può sempre ripartire. Siamo arrivati quando la luce si fa strada nell’oscurità, vi è un silenzio totale, ogni Ave Maria diventa eco di voci lontane. Lo guardo è rivolto alla Vergine. La statua mariana è il segno visibile e rassicurante della sua maternità. La liturgia fa risuonare la pagina di Giovanni: “Donna, ecco tuo figlio … Ecco tua madre” (Gv 19, 26-27). Da quel giorno un legame indissolubile lega il destino dell’umanità alla Madre di Gesù. Le ho affidato tutti gli amici che mi hanno chiesto preghiere. Uno ad uno. Man mano che prego ricordo i volti, i nomi, le necessità. Non mi distrae, è come una corona di amici., una lunga litania di problemi e desideri. Non c’è stato un solo momento, in questo pellegrinaggio, in cui non ho portato con me gli amici che mi ha posto accanto.

Al termine di un’esperienza come questa, breve ma intensa, non si fanno bilanci. Il pellegrinaggio rivela quant’è grande l’amore di Dio: da una parte ci fa scoprire il nostro debito smisurato; e dall’altra comprendiamo che proprio quell’amore e così grande da colmare ogni debito. Torniamo da Fatima con il cuore pieno. La fede fa dire al salmista: “Tu apri la tua mano e sazi il desiderio di ogni vivente” (sal 145,16). Molto di più. Signore, Tu non solo sazi la fame ma doni a tutti e sempre con sovrabbondanza.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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