Il segreto delle coppie che durano? La carità, secondo “Una caro”

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Carità coniugale: cos’è e come si vive? Che ruolo ha nel matrimonio cristiano? Ce ne parla il recente documento “Una caro. Elogio della monogamia. Nota dottrinale sul valore del matrimonio come unione esclusiva e appartenenza reciproca”, della Congregazione per la Dottrina della Fede.

Non è possibile comprendere veramente il matrimonio senza parlare dell’amore, chiamato per i cristiani a “raggiungere le vette della carità”, che è quell’amore soprannaturale che “tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1Cor 13,7): questa profonda verità è al cuore del documento “Una caro. Elogio della monogamia. Nota dottrinale sul valore del matrimonio come unione esclusiva e appartenenza reciproca”.

Secondo il documento, è proprio questa carità la realtà che il sacramento è chiamato a perfezionare: “un dono divino che si riceve nella preghiera, si nutre nella vita sacramentale e ricorda ai coniugi che Dio è l’autore principale della loro unità”. Senza il suo aiuto, dice il documento, l’unione coniugale non può raggiungere la sua pienezza.

Per questo, le parole del rito latino “l’uomo non osi separare ciò che Dio unisce” (cf. Mt 19,6; Mc 10,9) richiamano il fatto che l’unità matrimoniale non dipende solo dal consenso umano, ma è opera dello Spirito Santo.

Allo stesso tempo, la crescita della carità non avviene senza la collaborazione degli sposi. È un cammino quotidiano, fatto di ricerca di una comunione sempre più intensa e generosa. La carità coniugale, infatti, non è soltanto sentimento: è un’unione affettiva che supera le emozioni e i desideri del momento, fondando la fedeltà anche nelle prove e nelle tentazioni, perché orienta lo sguardo verso un bene più grande del semplice soddisfacimento personale.

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Il documento invita a contemplare le tante coppie che, nelle difficoltà della vita – talvolta attraversate per anni – hanno saputo sostenersi a vicenda, diventando testimonianza profetica della forza della monogamia.

L’unione sponsale viene presentata anche come una forma di “amicizia intima e totalizzante”, caratterizzata da una “forza unitiva” che rende i coniugi sempre più simili, alimenta la condivisione e costruisce un tesoro di vita comune. Man mano che l’amore matura, il cuore della persona amata percepisce che nessun altro può farla sentire “a casa” come lo fa il cuore del coniuge.

Questa amicizia coniugale, ricca di conoscenza reciproca, complicità, tenerezza, pazienza e ricerca del bene dell’altro, abbraccia la dimensione sessuale. Anzi, la illumina: perché quando la sessualità è vissuta all’interno di un amore che unisce in una sola amicizia, essa non viene sminuita, ma raggiunge il suo significato più bello – unitivo, profondo, fecondo.

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Il documento richiama anche il pensiero di Papa Francesco: “Dio stesso ha creato la sessualità, che è un regalo meraviglioso”. L’unione sessuale, vissuta in modo umano e santificata dal sacramento, diventa via di crescita nella vita della grazia. Così, la sessualità non è più sfogo di un bisogno immediato, ma scelta personale che dona se stessi nella totalità e accoglie l’altro come persona intera. Questa visione, lungi dall’affievolire l’intensità del piacere, può renderlo più profondo e appagante.

Il documento non ignora le difficoltà del nostro tempo: nel contesto postmoderno, dominato dall’individualismo consumista, sono aumentati i problemi legati a un uso distorto della sessualità o alla negazione dei suoi fini unitivo e procreativo. In molti casi, ciò ha portato alla perdita del desiderio di intimità, di dialogo, di cooperazione, percepiti come “stressanti”.

Eppure, sottolinea il testo, essere trattati come una persona e trattare l’altro come tale può liberare il cuore da traumi, paure, ansie e sentimenti di solitudine

È questa la forza risanatrice della carità coniugale.




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