GIORNATA NAZIONALE DELLA VITA
“Prima i bambini”: in attesa della 48ª Giornata Nazionale della Vita
unsplash
di Fabrizia Perrachon
C’è una parola che attraversa la storia della salvezza come un filo d’oro: bambini. Essere bambini significa essere figli; non una vita astratta, non un’idea, ma volti, respiri, battiti, lacrime, sorrisi. La 48ª Giornata Nazionale della Vita, che si celebra domenica 1° febbraio 2026, con il suo potente tema “Prima i bambini”, ci invita a tornare all’essenziale, a ciò che per Dio viene prima di tutto: la persona fragile, piccola, indifesa, amata prima ancora di essere vista.
Viviamo in un tempo che corre veloce, che misura tutto in efficienza, successo, utilità. In questo mondo spesso i bambini rischiano di diventare un “dopo” più che un “prima”, un problema, un costo, una complicazione. La Chiesa invece, con voce profetica, ci ricorda che i bambini non sono tanto e solo il futuro quanto, innanzitutto, il presente vivo di Dio in mezzo a noi, sono Vangelo incarnato, promessa e dono.
Gesù stesso li ha messi al centro, non come un di più ma come criterio, come priorità. Nel Vangelo di Matteo leggiamo: “Lasciate che i bambini vengano a me, non glielo impedite, perché a chi è come loro appartiene il regno dei cieli” (Mt 19,14). Non è solo un gesto di tenerezza, è una rivoluzione spirituale. Gesù capovolge la logica del mondo: non i forti, non i vincenti, non i perfetti, ma i piccoli, i vulnerabili, come privilegiati di Dio.
“Prima i bambini”, allora, significa prima la vita che nasce, prima la vita che ha bisogno di tutto, prima la vita che non ha voce; ma significa anche guardare ogni figlio come Maria ha guardato Gesù nel grembo, con stupore, amore, riconoscenza e fiducia. Prima ancora di parlare, prima di camminare, prima di essere autonomo, ogni bambino è già oggetto dell’amore di Dio, quando dev’esserlo anche del nostro.
Nel Vangelo di Marco Gesù va ancora più a fondo: “Chi accoglie uno solo di questi bambini nel mio nome, accoglie me” (Mc 9,37): dire sì alla vita e mettere i bambini per primi non sono solo gesti umani ma veri e propri atti teologici, perché è accogliere Cristo stesso. In questo modo, ogni culla diventa un altare, ogni grembo una Betlemme, ogni respiro di neonato una preghiera silenziosa che sale al cielo. E anche la vita che sfiora il mondo soltanto nel pancione di una mamma e che poi sale Lassù, diventa preziosa, importante, feconda perché riflesso della Vita vera, che più non muore perché risorta in Cristo.
Leggi anche: “La cura è la risposta, non il suicidio”: il Vescovo di Portsmouth sul fine vita
Sappiamo e vediamo, purtroppo però, che molti bambini non vengono messi “prima”: ci sono quelli che non nascono perché considerati sbagliati, scomodi, non programmati; ci sono quelli che crescono nella solitudine, nella povertà affettiva, nella mancanza di tempo, di ascolto, di carezze; ci sono quelli feriti dalla guerra, dall’abbandono, dall’indifferenza. La Giornata della Vita non è solo celebrazione, è anche coscienza, è uno specchio – sociale e spirituale – che ci chiede: che posto diamo davvero ai più piccoli? Gesù ci provoca con parole che dovrebbero farci riflettere a fondo, e a lungo: “Se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli” (Mt 18,3).
La Chiesa, con voce profetica, ci ricorda che i bambini non sono solo il futuro, bensì, innanzitutto, il presente vivo di Dio in mezzo a noi, sono Vangelo incarnato, promessa e dono.
Il Vangelo ci invita ad imitarli, a farci come loro.
Mettersi alla pari dei bambini non significa essere ingenui ma fidarsi, significa vivere senza maschere, senza calcoli, senza paura di amare.
I bambini sanno abbandonarsi, sanno credere, sanno sperare anche quando tutto sembra buio, ed è proprio a loro che Dio affida la Sua stessa dimora.
“Prima i bambini” vuol dire prima l’amore che protegge, prima la società che accompagna, prima la cultura che non scarta ma custodisce; vuol dire famiglie sostenute, madri non lasciate sole, padri capaci di presenza, comunità che non giudicano ma abbracciano; vuol dire scegliere la vita anche quando costa, anche quando spaventa, anche quando sembra impossibile. Perché “Chi accoglie questo bambino nel mio nome, accoglie me; e chi accoglie me, accoglie colui che mi ha mandato“. (Lc 9,48). Che immagine dolcissima e, insieme, fortissima! Senza dimenticare che Dio stesso si è fatto piccolo per essere accolto, cercando spazio nel cuore dell’uomo; Lui, che è Padre, s’è fatto Figlio, Lui che è Onnipotente s’è fatto fragile bambino.
Questa Giornata Nazionale della Vita ci chiama, allora, a una scelta: non mettere prima i nostri programmi, le nostre paure, le nostre comodità, ma i bambini; prima chi nasce prima chi cresce, prima chi chiede amore senza saperlo ancora dire.Dove un bambino è accolto, lì il mondo ricomincia. Dove un bambino è amato, lì Dio sorride. Dove un bambino è messo davanti a calcoli ed interessi passeggeri, lì la vita vince, anche quando tutto sembra perduto. Perché, forse, è proprio guardando negli occhi limpidi dei bambini che possiamo tornare anche noi a credere in un futuro non come ad un perfetto sconosciuto ma ad una promessa custodita tra le braccia di Dio.
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).











ULTIMI COMMENTI
Karol Wojtyla (San Giovanni Paolo II) distingueva tre gradi o gradini verso l'amore di relazione: l'Amore sensuale, l'Amore affettivo, l'Amore…
E' vero. Chiedere o pretendere al/alla coniuge di esaudire la nostra felicità è il naufragio del matrimonio e dei figli,…
Un'amica poco tempo fa mi diceva che da due settimane era in lite silenziosa col marito. Le ho chiesto che…