Il Vangelo letto in famiglia
IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO - ANNO A
SI AVVICINARONO A LUI
Le beatitudini possono favorire un confronto per vincere le tentazioni che si possono annidare nella vita coniugale? La parola di Dio ci offre testimonianze efficaci per incoraggiarci a superare gli ostacoli. Nonostante le apparenze difficoltose, la grazia di Cristo è in atto. È la IV Domenica del Tempo Ordinario, Anno A, 1 Febbraio 2026.
Dal Vangelo secondo Matteo (Mt 5,1-12)
1Vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. 2Si mise a parlare e insegnava loro dicendo: 3«Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli. 4Beati quelli che sono nel pianto, perché saranno consolati. 5Beati i miti, perché avranno in eredità la terra. 6Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. 7Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. 8Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio. 9Beati gli operatori di pace, perché saranno chiamati figli di Dio. 10Beati i perseguitati per la giustizia, perché di essi è il regno dei cieli. 11Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. 12Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. Così infatti perseguitarono i profeti che furono prima di voi».
IL COMMENTO
di fra Raffaele Petti, OFM
Le beatitudini mettono in crisi
È tra gli esempi più rappresentativi della predicazione di Gesù. Le beatitudini. Rappresentano bene una sintesi del Vangelo. Un’ipotesi di progetto di vita. Forse più che un’ipotesi. Ma perché le beatitudini ci mettono in crisi? Perché ogni omelia o confronto con le beatitudini ci lascia come insoddisfatti? Ci sgamano insufficienti?
Perché è nostro il regno dei cieli, quando rimaniamo umili (v. 3) o subiamo l’ingiustizia (v. 10)? Perché la misura della felicità è posta finanche nell’afflizione, nell’attesta speranzosa della consolazione (v. 4)? Perché la virtù della mitezza è associata a un’eredità (v. 5)?
O il bisogno di giustizia ai bisogni necessari del nutrimento (v. 6)? Perché l’attesa della misericordia è bilanciata sull’offerta della misericordia (v. 7)? O la visione del progetto di Dio non è sbilanciata su un astuto calcolo (v. 8)? Perché darci da fare per la pace, ci rivelererà come figlio di Dio (v. 9)?
E nonostante la testimonianza della nostra fede dovesse arrecarci dispiaceri (v. 11), rimanere lieti; lieti, di attendere la manifestazione del Signore; lieti, di essere parte di una storia di salvezza (v. 12)?
Più domande che risposte! Perché la parola di Gesù non ci è donata per metterci in crisi, ma per essere fonte di ispirazione, una guida (cf. Sal 119/118,105). Affinché ogni omelia o confronto con le beatitudini ci sorprenda, invece, sinceri. Di avvicinarci a Gesù (v. 1). Di ascoltarlo. Imparare (v. 2).
La grazia di Cristo è in atto
Il richiamo delle beatitudini continua a risuonare nell’annuncio della grazia in atto che ci raggiunge dalla Liturgia della Parola di questa Domenica. Nel Salmo responsoriale: Beati i poveri in spirito (cf. Mt 5,3a; Sal 146/145,6c-10). Nel Versetto al Vangelo: Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli. (cf. Mt 5,12a). Nelle altre letture.
Nella prima lettura il profeta Sofonìa ci esorta a orientare le nostre priorità: Cercate il Signore. A concentrare le nostre energie: cercate la giustizia, cercate l’umiltà. A diventare un popolo umile e povero, secondo l’opera del Signore, in cui dobbiamo confidare, per il quale dobbiamo arrendere il male, di cui siamo capaci. Nell’opera che il Signore compie, trovare riposo (cf. Sof 2,3; 3,12-13). Una grazia in atto.
Del resto anche l’Apostolo Paolo nella seconda lettura, tratta dalla prima lettera ai Corìnzi, ci istruisce, rimandandoci alla sapienza di Cristo, a non affermare un punto di vista umano, perché Dio confonde questa arroganza, la ribalta, affinché nessuno possa vantarsi di fronte a Lui (cf. 1Cor 1,26-31). Una grazia in atto.
La coniugalità messa in discussione
È una delle esperienze più significative della vita di coppia. La coniugalità. Rappresenta bene l’unione tra Cristo e la Chiesa. Un’immagine del dono totale. Forse più che un simbolo, una realtà. Tuttavia, la coniugalità in certi percorsi di vita matrimoniale viene messa in discussione. Perché probabilmente soffre il peso degli anni o è ferità da delusioni inaspettate. Spesso la relazione coniugale lascia insoddisfati, come se fosse insufficiente a darci l’idea della felicità.
Cari coniugi, vostro è il regno dei cieli, nell’umiltà (v. 3) che può aiutarvi a guarire le ferite delle delusioni reciproche (v. 10)! Perché la misura della felicità può essere ravvisata anche nei momenti di afflizione, quando la vicinanza stenta a consolare (v. 4)! Perché la mitezza può sciogliere i dissapori delle rivendicazioni (v. 5)!
È possibile nutrirsi a sazietà della bontà reciproca (v. 6)! Se il dono della misericordia ci stimolerà a fare a gara a concederlo per prima (v. 7)! E vivere l’amore senza lasciare spiragli scoperti che possono ledere la dignità individuale (v. 8)? Perché bisogna avere chiara la prospettiva della pace in famiglia, nella quale tutti possono rivelarsi come figlio di Dio (v. 9)!
E nonostante la virtù comporti sacrifici non sempre riconosciuti – o riconoscibili! – (v. 11), rimanere lieti; lieti, di attendere la manifestazione del Signore; lieti, di essere insieme membra del corpo di Cristo, che è la Chiesa (v. 12)?
Cari coniugi, voi siete una risposta! Che la parola di Gesù vi doni la luce e la forza per non mettere in discussione la vostra coniugalità. Che nessuna tentazione possa insinuare mai che la vostra unione non sia autentica! Che la grazia di Cristo vi sorprenda (cf. Sal 121/120,1-2). State con Gesù (v. 1). Ascoltatelo. Imparate da lui (v. 2).
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