VITA CONIUGALE
Marito e moglie, come Gesù e i discepoli sul Monte Tabor
Francesco Curia, The Transfiguration (1565–1608), disegno a penna e inchiostro bruno, The Metropolitan Museum of Art, New York (pubblico dominio).
Partendo dalla riflessione di Alice Von Hildebrand, oggi parliamo della Trasfigurazione di Gesù sul Tabor nel contesto dell’amore sponsale. L’innamoramento permette di vedere il coniuge nella sua bellezza più profonda, come è chiamato a essere da Dio. Con il tempo, la fiamma originaria rischia di spegnersi, ma l’amore maturo è chiamato ad alimentarla e custodirla. Per questo diventano importanti i “momenti di Tabor”, cioè spazi in cui ci si eleva, per un po’, dalla routine quotidiana.
Nel libro By Love Refined: Letters to a Young Bride, Alice Von Hildebrand accosta con delicatezza il racconto evangelico della Trasfigurazione (Mt 17,1-9; Mc 9,2‑10; Lc 9,28‑36) all’esperienza dell’amore sponsale. Come sul Tabor Gesù lascia intravedere ai discepoli la verità profonda di sé (Figlio amato dal Padre, vero Dio e vero Uomo), così, nell’amore tra sposi, esiste uno sguardo capace di cogliere ciò che normalmente resta nascosto.
L’autrice parla dell’importanza di avere una vera e propria “visione del Tabor” del proprio coniuge. Quando ci innamoriamo percepiamo con particolare intensità la bellezza radicale dell’altro: non solo ciò che è, ma soprattutto ciò che è chiamato a essere nel profondo.
È come se l’amore ci concedesse uno sguardo intimo, capace di vedere l’anima più che il comportamento, la vocazione più che i limiti. Forse, gli altri colgono soprattutto le azioni esteriori del nostro coniuge e spesso si soffermano sulle sue fragilità e mancanze. Lo sguardo dello sposo o della sposa, invece, è diverso: è uno sguardo che nasce dalla visione integrale dell’altro. Chi ama ha il privilegio – e insieme la responsabilità – di custodire questa visione interiore, di riconoscere nell’altro un mistero da rispettare e far fiorire.
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Con il passare del tempo, l’innamoramento iniziale può affievolirsi o, meglio, trasformarsi. L’emozione spontanea e immediata lascia spazio alla scelta quotidiana, alla fedeltà concreta, ad una appartenenza profonda. Eppure, proprio dentro questa trasformazione, siamo chiamati a mantenere viva la fiamma dell’amore, tornando consapevolmente a quella “luce del Tabor” che ha acceso il cammino. Periodicamente diventano necessari dei veri e propri “momenti di Tabor” nella vita di coppia.
Non si tratta di esperienze straordinarie o irraggiungibili, né di fuggire dalla realtà, ma di elevare per un attimo lo sguardo sopra la quotidianità, sottraendosi alla routine che appiattisce e ci trascina nell’abitudine. Può essere un momento di preghiera vissuto in coppia, la sera o la mattina, una cena fuori ogni tanto, una passeggiata mano nella mano, un pomeriggio al mare, un tempo di tenerezza condiviso sul divano, ma assaporato veramente, senza parlare di conti e lavatrici.
Piccoli spazi in cui tornare a vedere l’altro non solo come compagno di fatiche, ma come dono.
Come sul monte Tabor, anche nell’amore sponsale quei momenti di luce non cancellano la fatica del quotidiano, ma la illuminano. Servono a ricordare chi siamo, perché ci siamo scelti per la vita, quale bellezza Dio ci permette di vedere nell’altro.
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