TRA REALTÀ E IDEOLOGIA

Aborto: quando la scelta non è vera scelta. La storia di Anna

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(Foto: Mopic - Shutterstock.com)

Un incontro davanti a un banchetto del Movimento per la Vita diventa occasione per interrogarmi sulla reale libertà di scelta delle donne davanti a una gravidanza inattesa. Mi tornano alla mente storie di solitudine, silenzi e alternative negate. Una tra tutte, è la vicenda di Anna…

Domenica scorsa, 1° febbraio, Giornata per la Vita, fuori dalla mia chiesa parrocchiale, nella diocesi di Jesi (AN), c’era un piccolo banchetto del Movimento per la Vita. Alcuni volontari vendevano delle piantine per sostenere le donne e le famiglie che attraversano una gravidanza difficile.

Quando mi avvicino, il banchetto è quasi vuoto. “Ne sono rimaste solo tre…”, mi dice una volontaria.
“Le prendo tutte”, rispondo, mentre lascio l’offerta.

Restiamo a parlare qualche minuto. Li ringrazio per quello che fanno, li incoraggio. Racconto che spesso, su Punto Famiglia, diamo spazio al loro lavoro, raccogliamo storie, ascoltiamo testimonianze che difficilmente trovano risonanza altrove. Lei mi guarda sorpresa e mi chiede di più. Vuole sapere chi siamo, di cosa scriviamo, dove… Poi mi confida: “Non ci vogliono in consultorio… Non imponiamo nulla. Vogliamo solo aiutare le donne che lo desiderano. Ma è difficile…”.

Resto in silenzio ad ascoltare. E dentro di me una domanda inizia a scavare: “Perché? Come siamo arrivati a questo punto?”.

Secondo molti, non dovrebbero esistere luoghi e contesti in cui una donna incinta possa essere ascoltata e sostenuta di fronte a una gravidanza inattesa. Ideologicamente, si parte dal presupposto che la donna non abbia bisogno di nulla e di nessuno, che sia sempre e comunque libera, autonoma, autosufficiente; che le basti “ascoltarsi” per prendere una decisione che pesa come una montagna.

Si afferma che ogni donna – ed è qui che l’ideologia prende il posto della realtà – possieda in sé tutte le risorse necessarie per decidere se tenere o non tenere un figlio, in assoluta libertà. A che servirebbe, allora, conoscere alternative all’aborto? Se le avesse volute, le avrebbe già trovate.

Eppure, la realtà racconta altro.

Mentre i media ci presentano, a senso unico, storie di donne libere e felici per aver esercitato “un loro diritto”, esistono anche vissuti come quello di Anna. Quando ha scoperto di essere incinta era giovanissima, non aveva un’indipendenza economica; il padre del bambino e i suoi genitori non volevano farsi carico della situazione. Si sentiva sola.

In ospedale sperava di trovare ascolto, sostegno, un aiuto concreto. Ha trovato indifferenza. Chiedeva come fare per tenere quel bambino; le rispondevano che erano affari suoi. 

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Anna si è sentita costretta. Come se quella strada fosse l’unica possibile.

L’aborto le è stato indotto farmacologicamente. Nel raccontarsi, ricorda i pianti, le urla: “Vi prego, no! Io non voglio. Perché? Perché?”. Grida ignorate.

Tempo dopo, caduta in depressione, Anna ha chiesto aiuto sui social, in preda ad istinti suicidi. Questa volta qualcuno ha ascoltato: una volontaria di un CAV del Lazio ha raccolto il suo appello e l’ha accompagnata in un percorso di sostegno post-aborto.

Anna non è un’eccezione. Non è l’unica ad aver subito, più che scelto, l’aborto.

E allora perché favorire queste situazioni? Perché opporsi, per partito preso, ad ogni alternativa?

Al di là della propaganda, ciascuna donna ha, per legge (leggiamola tutta la 194!), il diritto di cercare e trovare vie diverse dall’aborto. E da questo diritto discende un dovere: quello dello Stato e del sistema sanitario di offrirle, o almeno di non ostacolarle quando nascono dall’impegno della società civile.

A coloro che impediscono ogni forma di vicinanza alle donne che stanno ipotizzando di abortire, vorrei dire solo questo: so che non pensate di avere sulla coscienza delle vite, ma non potete negare, leggendo storie come quella di Anna, di avere sulla coscienza almeno la mancata libertà di molte donne. 

Quella libertà per cui, almeno a parole, dite di lottare tanto.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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