La Sacra Scrittura? Parola di Dio, con un linguaggio umano. Così Leone XIV

Screenshot del video https://www.youtube.com/watch?v=ixCBoHPrUQM

Papa Leone XIV, nell’udienza di mercoledì 4 febbraio, ha sottolineato che Dio usa linguaggi umani per dialogare con noi. La teologia ha rivalutato il ruolo degli autori della Sacra Scrittura, che inevitabilmente hanno portato qualcosa di sé e della propria cultura nel testo. Ciò non deve portare a ridurre il testo ad un mero discorso umano. Una corretta interpretazione richiede lo Spirito che ha ispirato le Scritture, perché esse illuminino in ogni tempo e in contesti anche molto differenti la vita dei credenti.

La Costituzione conciliare Dei Verbum, sulla quale Papa Leone XIV sta riflettendo in queste settimane, “indica nella Sacra Scrittura, letta nella Tradizione viva della Chiesa, uno spazio privilegiato d’incontro in cui Dio continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo”.

Per il Santo Padre, “I testi biblici, tuttavia, non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano. Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione. In alcuni casi, farsi comprendere dall’altro è un primo atto di amore. Per questo Dio sceglie di parlare servendosi di linguaggi umani” e, dunque, “anche nel linguaggio, la Scrittura rivela la condiscendenza misericordiosa di Dio verso gli uomini e il suo desiderio di farsi loro vicino”.

Nel corso della storia della Chiesa, ha fatto notare Leone, “si è studiata la relazione che intercorre tra l’Autore divino e gli autori umani dei testi sacri. Per diversi secoli, molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo. In tempi più recenti, la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi nella stesura dei testi sacri”, d’altronde, “abbassare l’operazione umana a quella di un semplice amanuense non è glorificare l’operazione divina”, in quanto “Dio non mortifica mai l’essere umano e le sue potenzialità!”.

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Per Leone, allora, “la Scrittura è parola di Dio in parole umane”, e “qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale. Ne consegue che una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato”. Come ricordava Papa Francesco, citato durante l’udienza da Leone XIV, “ogni volta che cerchiamo di tornare alla fonte e recuperare la freschezza originale del Vangelo, spuntano nuove strade, metodi creativi, altre forme di espressione, segni più eloquenti, parole cariche di rinnovato significato per il mondo attuale”.

Altrettanto riduttiva, d’altra parte, è “una lettura della Scrittura che ne trascuri l’origine divina, e finisca per intenderla come un mero insegnamento umano, come qualcosa da studiare semplicemente dal punto di vista tecnico oppure come «un testo solo del passato»”. Piuttosto, “soprattutto quando proclamata nel contesto della liturgia, la Scrittura intende parlare ai credenti di oggi, toccare la loro vita presente con le sue problematiche, illuminare i passi da compiere e le decisioni da assumere”. Questo diventa possibile, come sottolinea Dei Verbum, “soltanto quando il credente legge e interpreta i testi sacri sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati”.




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