Certe sere ti restano dentro come una luce. Non per qualcosa di eclatante, ma per l’esperienza di Chiesa che riescono a generare. È quello che ho vissuto in una sera di febbraio, al Seminario Arcivescovile Alessio Ascalesi di Capodimonte, a Napoli, dove ho avuto la grazia di toccare con mano quanto la comunità ecclesiale formata da diverse vocazioni sappia essere sorprendentemente viva quando sceglie di fermarsi, ascoltare, incontrarsi.
Insieme ad una comunità numerosa di seminaristi, accompagnati dal rettore don Francesco Maria Cerqua, e da alcune religiose presenti ci siamo ritrovati per parlare di vita nascente. Un tempo semplice, relativamente breve ma intenso. Mentre mi preparavo a offrire la mia testimonianza come volontaria della vita, poco prima della Santa Messa celebrata insieme, riaffioravano alla mente le parole di Papa Francesco in Amoris laetitia. In particolare, l’invito a una formazione sacerdotale che non resti confinata alla dimensione dottrinale, ma sappia aprirsi con coraggio a quegli aspetti pastorale come il fidanzamento, il matrimonio, la maturazione psicoaffettiva (cfr. n. 203) e con essi le sfide che riguardano l’inizio e la fine della vita umana.
Non solo. Papa Francesco ricorda quanto i legami familiari e la presenza dei laici, delle famiglie e delle donne siano una risorsa preziosa nel cammino dei futuri presbiteri. È una visione di Chiesa che non teme il confronto, che riconosce di non essere autosufficiente, e che sa che la vita si genera solo insieme. Queste intuizioni hanno preso carne nelle domande dei seminaristi, nate attorno a una tavola condivisa, durante la cena. Domande autentiche, segnate dal desiderio di comprendere la vita reale delle persone che un giorno saranno chiamati ad accompagnare.
In questo stesso orizzonte si sono inserite anche le parole del rettore nell’omelia. Don Francesco Maria Cerqua ha richiamato i suoi seminaristi a non perdere mai di vista il cuore dell’annuncio: il Vangelo della vita. Anche nel tempo intenso dello studio e degli esami, lo studio non può diventare il tutto. Al centro resta l’annuncio del Vangelo, l’essere uomini capaci di speranza, con lo sguardo vigile sul dolore del mondo.
Da qui emerge un’urgenza pastorale molto concreta. I sacerdoti, nei territori, sono spesso la prima “antenna” nei colloqui che toccano la vita nascente. Raccolgono paure, solitudini, domande non dette. Ma perché questa presenza sia davvero generativa, servono preparazione adeguata e reti vive di riferimento. Quando la vita nascente viene ridotta a una scelta esclusivamente personale, o affrontata solo sul piano sacramentale – essenziale, ma da solo non sufficiente – il rischio è quello di lasciare le donne sole proprio nel momento di maggiore fragilità. Il Vangelo della vita chiede invece percorsi, relazioni, competenze, collegamenti con realtà capaci di offrire un sostegno concreto, anche nel delicato accompagnamento delle ferite post-abortive.
È così che il Vangelo della vita ritrova linfa: quando incontra sacerdoti formati, comunità accoglienti, reti solidali. Diventa parola incarnata, capace di sostenere senza giudicare e di custodire senza abbandonare. Porto con me la gratitudine per questa serata e la certezza che incontri come questo fanno bene alla Chiesa perché ricordano, con semplicità, che la vocazione è sempre un cammino condiviso, e che solo così può diventare davvero generativa di vita e di speranza.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




ULTIMI COMMENTI
Oggi, 8 marzo, festa della Donna. Auguri a tutte le donne del Mondo! Dal 1946 quando hanno avuto la possibilità…
*avendolo vissuto *al contempo anche *tocca con mano
Grazie della condivisione, in Punto Famiglia abbiamo a cuore proprio la concretezza di cui parla. Può trovare, sul nostro Magazine,…