9 Febbraio 2026

La zona rossa delle cose amate

A Niscemi il tempo ha smesso di essere una misura astratta. È diventato un conto alla rovescia, una voce muta che batte nelle tempie: dieci minuti, sette, cinque, uno. Il tempo che resta per entrare in casa, per guardarla come si guarda una persona cara sapendo che forse è l’ultima volta, per scegliere cosa salvare di una vita intera stipata in quattro mura. Quasi duemila persone hanno perso le case, il lavoro, i ricordi, gli oggetti che facevano da contrappunto alla quotidianità. Duemila vite obbligate a cambiare, senza preavviso, e che avranno bisogno di aiuto non solo per ricostruire muri, ma per ricomporsi dentro perché il dramma di Niscemi non è solo una frana, non è solo una zona rossa tracciata sulle mappe. È uno strappo improvviso tra ciò che era normale e ciò che non lo sarà più.

Oggi alcune famiglie potranno rientrare. Accompagnate, osservate, cronometrate dai vigili del fuoco. Si entra per recuperare qualcosa, l’essenziale. Ma cosa è essenziale quando si tratta di entrare in una casa che è l’emblema dell’intimità di una famiglia? Dove gli oggetti non sono solo ornamenti ma ci raccontano di una vita insieme: le foto del matrimonio, il diploma di laurea di un figlio, quella piccola immagine della Madonna alla quale ci siamo rivolti per avere un aiuto, il divano degli abbracci dei pianti, il quaderno dei figli dove hanno imparato a scrivere?

La cronaca parla di sicurezza, di perimetri, di rischio. Parole giuste, doverose, ma insufficienti. Non raccontano lo smarrimento di chi deve scegliere sotto lo sguardo dell’orologio. Non dicono cosa succede dentro quando fino a ieri uscivi di fretta per andare al lavoro e oggi entri come un ospite precario, con il conto alla rovescia nella testa. In un mondo che ci illude di avere tempo, accumulo, controllo, Niscemi ci mostra cosa resta quando tutto crolla. Quando le sovrastrutture cadono e la vita resta come il bene più prezioso.

Saremmo razionali, ci diciamo. Prenderemmo i documenti, i soldi se ci sono, le medicine. E poi? Un oggetto inutile agli occhi di chi guarda, indispensabile per noi. Una lettera. Un anello. Un peluche. Una giacca che tiene in vita un ricordo. Perché una famiglia ha una propria mappa della felicità e non coincide con i soldi e i documenti. È difficile fare i conti con la mancanza della casa. La casa non è per una famiglia solo uno spazio in cui consumare i pasti e dormire. È molto di più di una struttura ricettiva. Dalla casa usciamo e torniamo per ricevere e donare amore. È il luogo dove il mondo resta fuori e noi possiamo finalmente essere interi. La casa è il primo confine che impariamo a riconoscere, il posto in cui il nostro nome ha un suono familiare, dove anche il silenzio sa chi siamo. È lì che la vita prende forma senza bisogno di spiegarsi: nelle abitudini, nei gesti ripetuti, nelle cose lasciate sempre nello stesso posto perché qualcuno, prima o poi, tornerà a cercarle.

Per questo perdere una casa non è solo perdere un tetto. È perdere un orientamento. È non sapere più dove posare la stanchezza, dove custodire la paura, dove tornare quando tutto il resto fa rumore. A Niscemi le case sono diventate pericolose, ma il bisogno che rappresentano resta intatto. Nessuna zona rossa può cancellarlo. Ricostruire, allora, non significherà soltanto mettere in sicurezza un terreno o rialzare dei muri. Vorrà dire restituire alle persone un luogo in cui non dover essere accompagnate, osservate, cronometrate. Un luogo in cui entrare senza permesso, senza paura, senza il peso di dover scegliere cosa salvare perché una casa non si misura in minuti e non si raccoglie in una sporta. Una casa è il posto dove una vita può continuare.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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