9 Febbraio 2026
Una compassione attiva e concreta
Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,53-56
In quel tempo, Gesù e i suoi discepoli, compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono.
Scesi dalla barca, la gente subito lo riconobbe e, accorrendo da tutta quella regione, cominciarono a portargli sulle barelle i malati, dovunque udivano che egli si trovasse.
E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze e lo supplicavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello; e quanti lo toccavano venivano salvati.
Il commento
“Compiuta la traversata fino a terra, giunsero a Gennèsaret e approdarono” (6,53). Questi pochi versetti descrivono una scena assai dinamica nella quale possiamo intravedere non soltanto l’attività di Gesù ma quella della Chiesa. L’evangelista presenta Gesù mentre, compiuta la traversata, approda e sbarca sulla riva del lago (6,53). Abbiamo l’immagine di una comunità itinerante, la vita appare come un’avventura, un continuo andare di luogo in luogo. È l’immagine di una Chiesa che non sta mai ferma perché sente il bisogno di incontrare l’umanità.
Questo movimento trova la sua corrispondenza in quello della gente: “E là dove giungeva, in villaggi o città o campagne, deponevano i malati nelle piazze…” (6,56). Dove arriva Gesù, la gente accorre. È interessante notare questo intreccio tra sani e malati: questi ultimi arrivano grazie a quanti si prendono cura di loro. Mi pare un’immagine significativa di quell’umana solidarietà che non si arrende al male. Siamo immersi in una storia in cui il peccato ha generato tante ingiustizie. Non possiamo tacere ma la denuncia è poca cosa, anzi rischia di essere sterile se non viene accompagnata dalla più concreta condivisione con chi sperimenta il disagio.
“Avere compassione – ha scritto Leone XIV – implica un’emozione profonda, che spinge all’azione. È un sentimento che sgorga da dentro e porta all’impegno verso la sofferenza altrui” (Messaggio per la Giornata Mondiale del Malato, 13 gennaio 2026).
Seguendo il suo Signore, attraverso le sue molteplici istituzioni di carità, la Chiesa ha sempre cercato di stare in prima fila per rispondere alle necessità dei poveri e dei sofferenti. Lo ha fatto fin dall’inizio, come leggiamo negli Atti degli apostoli: “portavano gli ammalati persino nelle piazze, ponendoli su lettucci e barelle, perché, quando Pietro passava, almeno la sua ombra coprisse qualcuno di loro” (At 5,15). E continua a farlo anche oggi in ogni parte del mondo. Oggi preghiamo perché questa compassione resti accesa grazie ai numerosi testimoni della carità che in igni tempo lo Spirito suscita nella sua Chiesa.
Briciole di Vangelo
di don Silvio Longobardi
s.longobardi@puntofamiglia.net
“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.
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