La coppia
Oltre le farfalle nello stomaco. Dall’innamoramento all’amore
Qualcuno si chiede: “Non basta volersi bene e rispettarsi?”. Se il matrimonio fosse solo un contratto umano, forse sì. Ma per gli sposi, il Sacramento è una missione divina: sono chiamati a diventare un “bozzetto di Paradiso”, per quanto scarabocchiato dalle miserie quotidiane. Lo psichiatra Scott Peck scriveva che l’amore non è un sentimento che va e viene, ma un’azione della volontà. È la scelta di Dio per noi, ed è la nostra scelta per l’altro.
“Non lo riconosco più. Dove è finito l’uomo che mi faceva sentire al centro del mondo?”. La lettera di Ilaria mi investe in un sabato mattina come tanti e mi lascia per un attimo in sospeso. Lo so, è un grido comune a molte coppie, ma nella mia ingenuità non pensavo sarebbero potute venire proprio da lei queste parole.
Un fidanzamento lungo e bellissimo, una preparazione alle nozze coi fiocchi, dove abbiamo sperimentato la grazia dello Spirito Santo. Ed ora, dopo i primi anni di matrimonio e due figli, l’entusiasmo sembra aver lasciato il posto a una grigia routine, in cui i difetti dell’altro, un tempo invisibili o quasi teneri, sono diventati macigni insormontabili. È la fine dell’innamoramento, quel naufragio emotivo che molti scambiano, tragicamente, per la fine dell’amore.
Le scrivo di organizzarci per prendere un caffè e intanto penso che, in realtà, questo momento di crisi non è un segnale di stop, ma il passaggio necessario dall’idolo, l’immagine perfetta che ho proiettato sull’altro, all’icona, ovvero chi sei tu veramente.
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Ripenso alla proposta di matrimonio di qualche anno fa: l’atmosfera romantica, le luci soffuse, gli amici attorno. Mai si è sentito di un fidanzato che faccia la proposta nel bel mezzo di una terra arida. Eppure, nella Scrittura, Dio sceglie proprio una location bizzarra per dichiararsi alla sua amata: il deserto.
Ecco, la condurrò nel deserto e parlerò al suo cuore… Ti farò mia sposa nella fedeltà e tu conoscerai il Signore, leggiamo nel libro del profeta Osèa. Perché il deserto? Perché è il luogo della spoliazione. Come il popolo d’Israele ha camminato per quarant’anni – un percorso tortuoso e lungo, quando la via diretta sarebbe stata più breve – per purificarsi dall’idolatria egiziana, così la coppia deve attraversare la propria arida secchezza per spogliarsi delle aspettative infantili.
La disillusione che Ilaria prova oggi non è una tragedia, ma una purificazione. Nel deserto non ci sono specchi per l’ego: ci si guarda per ciò che si è, nudi e fragili, ed è proprio lì che Dio torna a parlare al cuore.
Qualcuno si chiede: “Non basta volersi bene e rispettarsi?”. Se il matrimonio fosse solo un contratto umano, forse sì. Ma per gli sposi, il Sacramento è una missione divina: sono chiamati a diventare un “bozzetto di Paradiso”, per quanto scarabocchiato dalle miserie quotidiane.
Lo psichiatra Scott Peck scriveva che l’amore non è un sentimento che va e viene, ma un’azione della volontà: è l’estensione del proprio sé per favorire la crescita spirituale dell’altro. È la scelta di Dio per noi, ed è la nostra scelta per l’altro.
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In questo cammino, è fondamentale riconoscere che uomo e donna abitano il deserto in modo diverso. La psicologia maschile e quella femminile spesso parlano lingue differenti: dove lei cerca l’incontro attraverso la parola, lui potrebbe cercare rifugio nel silenzio. Il passaggio all’amore maturo richiede la pazienza di non pretendere che l’altro sia il nostro clone, ma di accoglierlo nella sua diversità riconciliata.
Il cammino di fede, allora, diventa un allenamento quotidiano alla fiducia e alla fedeltà. È un lavoro su sé stessi per riconoscere che l’uomo o la donna che hai davanti non è un eroe da film, ma un compagno di viaggio fragile, che ha bisogno della tua carità per fiorire, così come tu ha bisogno della sua.
Mentre finisco di scrivere a Ilaria, mi rendo conto che il compito che l’aspetta è arduo. Ma il Signore non investe mai un suo soldato di una missione senza caricarlo di armature: abbiamo la Grazia dei sacramenti, abbiamo l’Eucarestia, che è la nostra manna nel deserto. Niente paura, quindi, se le farfalle sono volate via. È solo l’invito di Dio a un appuntamento più intimo, più vero, più romantico nel senso più profondo del termine. Perché solo quando l’idolo cade, possiamo finalmente iniziare ad amarci davvero.
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