BRICIOLE DI VANGELO

13 Febbraio 2026

Una preghiera audace

Dal Vangelo secondo Marco

Mc 7,31-37

In quel tempo, Gesù, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidòne, venne verso il mare di Galilea in pieno territorio della Decàpoli.
Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano. Lo prese in disparte, lontano dalla folla, gli pose le dita negli orecchi e con la saliva gli toccò la lingua; guardando quindi verso il cielo, emise un sospiro e gli disse: «Effatà», cioè: «Apriti!». E subito gli si aprirono gli orecchi, si sciolse il nodo della sua lingua e parlava correttamente.
E comandò loro di non dirlo a nessuno. Ma più egli lo proibiva, più essi lo proclamavano e, pieni di stupore, dicevano: «Ha fatto bene ogni cosa: fa udire i sordi e fa parlare i muti!».

Il commento

Di nuovo, uscito dalla regione di Tiro, passando per Sidone…” (7,31). Questo racconto di guarigione è ambientato in una terra in cui non è ancora giunta la Parola che Dio ha consegnato a Israele. La geografia dei luoghi non cambia il cuore di Gesù, egli infatti è venuto per manifestare a tutti l’amore di Dio. L’opera che compie a favore del sordomuto è solo una primizia di quella storia di salvezza che, dopo la Pasqua, giungerà in ogni angolo della terra. Ma tutto inizia da un’umile e fiduciosa richiesta:

Gli portarono un sordomuto e lo pregarono di imporgli la mano” (7,32).

Non sappiamo chi sono questi protagonisti, certamente non appartengono al popolo ebraico eppure riconoscono in Gesù un profeta, cioè un uomo che agisce con la potenza di Dio, e gli chiedono di intervenire. Erano rassegnati, sapevano di non poter far nulla per modificare la condizione di quell’uomo. L’incontro con il Rabbì della Galilea fa rinascere la speranza. Nella vita ci sono situazioni in cui sperimentiamo tutta la nostra debolezza, non sappiamo cosa fare o sappiamo di non poter far nulla per cambiare il corso degli eventi. In questi casi possiamo chiuderci nella più cupa rassegnazione oppure possiamo consegnare a Dio il nostro dolore.

Nella vita dei santi Luigi e Zelia Martin ci sono molte pagine in cui s’intrecciano fede e dolore. Una di queste riguarda proprio Teresa, l’ultima delle figlie. Ha soli due mesi e sta per morire. Anzi, sembra già spacciata. In quel momento la mamma raccoglie tutte le sue forze e tutta la sua fede: “Sono salita subito nella mia camera, mi sono inginocchiata ai piedi di San Giuseppe e gli ho domandato la grazia che la piccina guarisse, pur rassegnandomi alla volontà di Dio, se voleva prenderla con sé” (LF 89). Una preghiera audace, condita di abbondanti lacrime. Zelia chiede il miracolo ma è pronta anche ad accogliere un nuovo dolore. È la preghiera degli umili che chiedono tutto ma non pretendono nulla. È questa la fede che oggi chiediamo.



Briciole di Vangelo

di don Silvio Longobardi

s.longobardi@puntofamiglia.net

“Tutti da Te aspettano che tu dia loro il cibo in tempo opportuno”, dice il salmista. Il buon Dio non fa mancare il pane ai suoi figli. La Parola accompagna e sostiene il cammino della Chiesa, dona luce e forza a coloro che cercano la verità, indica la via della fedeltà. Ogni giorno risuona questa Parola. Ho voluto raccogliere qualche briciola di questo banchetto che rallegra il cuore per condividere con i fratelli la gioia della fede e la speranza del Vangelo.


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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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