SAN VALENTINO

Antonio e Luisa de Rosa: “L’amore non è una favola, ma una vocazione”

Parliamo di San Valentino andando oltre le farfalle nello stomaco e i cuoricini. Antonio e Luisa De Rosa ci testimoniano che esiste una passione autenticamente umana, capace di nascere e maturare dentro la fedeltà. Una passione che non si regge solo sui sentimenti, ma chiede responsabilità, scelta e perseveranza. In questa seconda parte dell’intervista, ci aiutano a riscoprire un amore che non si consuma, ma si costruisce nel tempo.

Antonio e Luisa, nella prima parte dell’intervista dicevate che l’amore maturo implica la scelta di restare anche quando le cose vanno male. Però, è qualcosa per nulla semplice e scontato…

Si resta non per eroismo, ma per verità. Serve una speranza adulta: non quella che promette emozioni continue, ma quella che insegna che l’amore si costruisce, si educa, si converte. Può rinascere quando smettiamo di aspettarci che l’altro riempia ogni vuoto e iniziamo a chiederci come amare meglio. Non smettere di credere nell’amore: smetti solo di crederci in modo ingenuo. L’amore non è una favola da sentire, ma una vocazione da vivere. E spesso proprio le delusioni diventano l’inizio di un amore più vero e più libero.

Come favorire la preparazione remota al matrimonio, ovvero come educare i giovanissimi all’affettività?

La preparazione al matrimonio comincia molto prima del fidanzamento: inizia con l’educazione all’affettività. Ai giovanissimi va insegnato che l’amore non è solo spontaneità, ma un desiderio da educare. Senza questo lavoro, l’affettività diventa impulsività; con esso diventa libertà di amare. Questo compito spetta primariamente ai genitori, primi educatori dell’amore attraverso l’esempio quotidiano e la qualità delle relazioni vissute in famiglia. Le altre realtà – scuola, comunità cristiana, educatori – possono sostenere e accompagnare, ma non sostituire questa responsabilità fondamentale. Serve aiutare i ragazzi a conoscersi, a riconoscere emozioni, limiti e ferite, per non usare l’altro come riempitivo dei propri vuoti. È fondamentale riscoprire il corpo come linguaggio di relazione e dono, non come oggetto. Infine, contano modelli credibili e il senso del tempo: l’amore è un cammino, non un colpo di fortuna.

Leggi anche: Gli sposi sanno che “fare l’amore è un atto liturgico”? Intervistando Antonio e Luisa

Parliamo un attimo degli sposi. A proposito di corpo e sessualità, nel vostro libro “L’ecologia dell’amore”, spiegate l’importanza della “Corte continua” per vivere bene l’atto sessuale e l’intimità nel matrimonio. Potete dirci qualcosa su questo concetto?

La mancanza di “corte continua” è una delle cause principali per cui una coppia perde la sua intimità, il desiderio. Questo porta al deserto sessuale

Noi, spesso, ci convinciamo che il desiderio sia una forza che c’è, una forza che non dipende da noi e se viene a mancare è successo e basta. In realtà non è così. Il desiderio dell’uno verso l’altra ha sì delle cause fisiche e ormonali, ma con il tempo acquista sempre più valore un’altra componente: la relazione. Ne parliamo diffusamente nel nostro libro. La sessuologa canadese Rosemary Besson ha dimostrato come nelle coppie di lunga durata il desiderio ormonale diventi sempre meno importante mentre quello relazionale sempre di più. Il desiderio della donna in particolare cresce e si nutre della relazione, delle carezze, degli abbracci, dell’ascolto, della cura e di tutto l’amore che ha ricevuto dal marito in tanti piccoli gesti quotidiani. Il desiderio nasce dalla volontà di donarsi a chi l’ha fatta stare tanto bene. Naturalmente l’impegno deve essere reciproco, ma la donna ne è più influenzata. Comprendi, Cecilia, come questa dinamica sia fondamentale durante il tempo della menopausa, dove il desiderio ormonale finisce sotto i tacchi? Noi, per farci capire, durante i corsi diciamo che i preliminari non iniziano in camera da letto, ma iniziano dalla fine dell’amplesso precedente. Ogni momento diventa buono per far crescere il desiderio che condurrà al rapporto successivo. Ogni gesto d’amore quotidiano è un preliminare.

Un messaggio, a conclusione, per i nostri lettori…

Ai lettori vorrei dire questo: non smettete di desiderare un amore grande. Anche se siete stanchi, feriti, disillusi. Non accontentatevi di relazioni che consumano, invece di far crescere. L’amore vero non è quello che evita la fatica, ma quello che dà senso alla fatica. Custodite il vostro cuore, educate il desiderio, abbiate il coraggio della profondità in un tempo che premia la superficialità. L’amore non è perfetto, ma è possibile. E quando è vissuto come scelta, come dono e come cammino condiviso, diventa davvero un luogo di salvezza, per sé e per l’altro.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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