Oggi voglio parlarvi di una storia particolare. Lui era un ragazzo del Sud, nato nel 1887 tra le pietre e il vento di un piccolo paese contadino. Da bambino fissava il crocifisso come si guarda qualcuno che si ama davvero. A quindici anni lasciò casa ed entrò tra i frati cappuccini. Non scappava dal mondo, aveva semplicemente trovato il suo Amato. Nel convento, e poi a San Giovanni Rotondo, la sua vita prese una forma radicale. Il centro era uno solo: l’altare. Per celebrare la Messa — il più grande atto d’amore — si prendeva tutto il tempo necessario. Non aveva fretta. Ogni parola era assaporata, ogni silenzio custodito. Rimaneva assorto, come chi non vuole staccarsi da uno sguardo. Per lui non era un rito da sbrigare, ma un incontro reale. Un incontro che lo consumava. Chi assisteva capiva che stava accadendo qualcosa di più grande. Le sue Messe potevano durare ore. Le lacrime scendevano sul volto, le mani tremavano. Era il tremore di chi sa di toccare il Mistero. Era l’intensità di un uomo perdutamente innamorato.
E come ogni innamorato, era anche geloso. Geloso di quella gelosia che nasce dall’amore vero. Non sopportava la superficialità, l’irriverenza, le parole vuote rivolte a Colui che per lui era tutto. Poteva apparire duro, perfino brusco. Rimproverava senza mezze misure chi si accostava con leggerezza ai sacramenti. Non difendeva un’istituzione: difendeva l’Amato. E chi toccava quell’Amore con disprezzo, feriva anche lui.
Passava ore nel confessionale, fino allo sfinimento. Leggeva nelle coscienze come in pagine aperte, chiamando ciascuno alla verità. Voleva anime limpide per offrirle a Dio. Voleva cuori ardenti, non tiepidi. Le sue stimmate, portate per cinquant’anni, erano il segno visibile di un’unione che non conosceva riserve. Il suo corpo raccontava ciò che il suo cuore viveva. Fu messo in discussione, controllato, limitato. Gli tolsero la possibilità di celebrare in pubblico. Ma non gli tolsero l’Amore. Rimase fedele, come chi attraversa la notte senza dubitare dell’alba. Perché quando ami davvero, resti. Anche nel silenzio. Anche nell’incomprensione.
Fondò un ospedale, la Casa Sollievo della Sofferenza, perché l’amore non fosse solo contemplazione ma carezza concreta alla carne ferita dei fratelli. Amare Dio, per lui, significava amare ogni uomo. Si dice spesso che i sacerdoti rinuncino all’amore, che non sono liberi. La verità è che scelgono di viverlo fino in fondo, senza misura. Non appartengono a una persona sola: appartengono a un Tu infinito che li rende capaci di amare tutti. Questa è una grande storia d’amore. La storia di Padre Pio.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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