Con gli occhi dei ragazzi: la visita ad una casa-famiglia
di Lidia Lanzione
Oggi due ragazze delle medie ci raccontano una loro esperienza di solidarietà fatta con la scuola. La scuola è il luogo dell’incontro, del confronto. È il terreno in cui si coltivano il pensiero critico, la consapevolezza, la capacità di analizzare e comprendere la complessità del nostro tempo. Questa rubrica vuole valorizzare i ragazzi, che affrontano in classe tematiche attuali e vicine alla loro esperienza, e decidono di mettersi in gioco scegliendo di dar voce al loro pensiero.
Questa rubrica vuole dare voce ai ragazzi e alla loro sensibilità su vari argomenti: dall’amicizia alla legalità, dall’uso dei social al rispetto dell’ambiente. Cerchiamo di far emergere le loro riflessioni, ogni volta un valore fondamentale: solidarietà, rispetto, giustizia, responsabilità, empatia…
Questo progetto invita gli studenti a interrogarsi su ciò che conta davvero e a trasmettere messaggi che possano essere spunto di confronto anche per gli adulti, contribuendo, con la loro freschezza e sincerità, a una visione nuova della realtà.
Il primo tema che abbiamo iniziato ad affrontare è quello della solidarietà. Oggi diamo la parola a Giorgia Ragozini 3H, che scrive:
“La solidarietà non si limita a un semplice gesto d’empatia, ma diventa un modo per capire l’importanza della generosità, del dono e del sentirsi parte di una comunità. Nella nostra scuola, abbiamo approfondito l’argomento con diverse iniziative: la raccolta alimentare per la Caritas del nostro quartiere che ogni giorno è aperta per chi ha necessità, la raccolta di giocattoli per alcune case-famiglia, ma l’esperienza più bella è stata una gita scolastica nella casa-famiglia di Pompei, dove abbiamo appreso la vita dei bambini senza genitori e di coloro che li accolgono e visitato il Santuario della Vergine del Rosario.
Oltre a lavori, progetti e temi centrati sulla solidarietà natalizia, abbiamo imparato a riconoscere il valore di questo aspetto aiutandoci a vicenda, dando una mano al prossimo e rispettando le emozioni altrui.
Attraverso iniziative di beneficenza, volontariato, lezioni di approfondimento su questo tema e piccoli atti di gentilezza, il Natale si trasforma in un’occasione speciale per diffondere speranza, umanità e inclusione sociale tra tutti. In conclusione, la solidarietà non dovrebbe essere vissuta solo durante il periodo natalizio (la gita si era svolta in quel periodo ndr), ma rappresentare un comportamento fondamentale da adottare ogni giorno dell’anno. Essere solidali significa saper ascoltare, aiutare e rispettare gli altri in ogni momento, anche attraverso piccoli gesti che possono fare molto. La nostra classe si impegnerà a mettere in pratica questi insegnamenti non solo a Natale, ma sempre, cercando di costruire una comunità più unita e attenta alle emozioni di chi ci sta accanto”.
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Ora, invece, riflettiamo insieme a Sara Cortese, 3 H, che racconta:
“Andando in gita a Pompei ho vissuto dei momenti che mi hanno fatto riflettere sull’importanza di essere solidali con chi è meno fortunato di noi. Il giorno 18 dicembre la mia classe ed io, insieme alla 3M, siamo andati a Pompei con le professoresse Grassini ed Errico. Come mezzi di trasporto abbiamo preso il treno. Giunti a Pompei siamo andati a vedere la casa-famiglia dove stavano bambini senza genitori che verranno adottati. La professoressa di religione ci ha raccontato le storie di Roberta, Alfredo e i loro figli. Roberta ha deciso di fare questo lavoro perché ha ascoltato un messaggio di Dio. La parte più bella è stata quando sono venuti dei bambini carinissimi e bellissimi: una bambina di nome Vittoria ha abbracciato solo me! Questo abbraccio mi ha reso felice e allo stesso tempo mi ha commossa, perché ho pensato che questa povera bambina non viva con i suoi veri genitori e non ha una vita “normale” come la mia. Mi sono chiesta: perché è venuta proprio da me, cosa ha visto in me? Comunque, è stato un momento tenerissimo. Dopo la visita abbiamo fatto merenda e poi siamo andati a visitare il santuario della Vergine del Rosario con la professoressa di religione. In questa grande chiesa c’era il corpo di San Bartolo Longo e poi abbiamo assistito anche ad un matrimonio. All’uscita siamo andati in un bar (…). È stata una gita bellissima, stupenda, soprattutto quando ho visto quei bambini troppo carini e che avrei voluto portare a casa! Questa esperienza mi ha fatto riflettere su varie cose (…) Ho capito che devo apprezzare tutto quello che ho: la mia famiglia, la mia casa e la scuola, perché ci sono bambini che non hanno nulla. Per questo dobbiamo essere solidali anche solo con il pensiero”.
Questa nuova rubrica di Punto Famiglia ci ricorda una verità che troppo spesso dimentichiamo: se vogliamo davvero parlare ai ragazzi, dobbiamo prima imparare ad ascoltarli. Con gli occhi dei ragazzi nasce proprio da qui, dal coraggio di lasciare spazio alla loro voce, al loro sguardo limpido e diretto sulla realtà, e dalla responsabilità adulta di accompagnarli senza sostituirci a loro. Le pagine che seguono non sono semplicemente esercizi di scrittura o racconti di esperienze scolastiche. Sono frammenti di vita, riflessioni autentiche, domande aperte che interrogano anche noi adulti. I ragazzi, quando vengono messi nelle condizioni di esprimersi, sanno parlare di amicizia, solidarietà, legalità, rispetto, fede e fragilità con una profondità che sorprende e disarma. Come Punto Famiglia sentiamo forte il dovere di dare cittadinanza a queste voci in crescita. Accompagnare i ragazzi alla maturità significa riconoscere che hanno qualcosa di vero e importante da dire, oggi, non solo domani. Significa fidarsi del loro pensiero, accogliere le loro emozioni e camminare accanto a loro nel difficile ma affascinante percorso della crescita. Guardare il mondo con i loro occhi non è un gesto di concessione, ma un investimento educativo e culturale. Perché solo dando voce ai ragazzi possiamo aiutarli a diventare adulti consapevoli, responsabili e capaci di prendersi cura degli altri. E, forse, possiamo imparare anche noi a guardare la realtà con uno sguardo più autentico e più umano. Giovanna Abbagnara, direttore di Punto Famiglia
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












1 risposta su “Con gli occhi dei ragazzi: la visita ad una casa-famiglia”
Sì, i ragazzi e le ragazze hanno bisogno di toccare con mano e vedere con gli occhi. Poi hanno bisogno di vedere gli adulti che siano adulti, pacifici, fedeli, con la fede al dito e nel cuore. Adulti che accettano l’amore di Dio.