Seguo con grande trepidazione i bollettini medici e le notizie che riguardano il piccolo Domenico. Siamo tutti con il fiato sospeso. È impossibile anche solo immaginare il dolore di questi genitori che vedono il loro figlio di soli due anni e mezzo attaccato da 57 giorni a una macchina che fa battere il cuore e respirare i polmoni al suo posto. Non si è mai pronti a sopportare il dolore di un figlio. Purtroppo, anche l’ultima fiammella apparentemente sembra essersi spenta. All’Ospedale Monaldi il consulto collegiale — con specialisti provenienti dai principali centri italiani di trapianto cardiaco pediatrico — ha espresso un parere che pesa come una sentenza: le condizioni del bambino non sono compatibili con un nuovo trapianto. Una decisione maturata dopo valutazioni approfondite, che segna una svolta drammatica rispetto alla speranza riaccesa nelle ore precedenti.
L’Ecmo, nato come supporto temporaneo, è diventato per Domenico una condizione prolungata di sopravvivenza. Emorragia cerebrale, infezione non controllata, insufficienze multiorgano: un elenco che sembra scritto in una lingua distante dall’esperienza comune. Eppure, in quella lingua si sta decidendo il confine tra ciò che è ancora cura e ciò che rischia di diventare accanimento. Al Tg1, il cardiologo Giuseppe Toscano, dell’Ospedale di Padova, ha parlato con la sobrietà che la medicina impone quando affronta i trattamenti di fine vita. I medici — e lo dico con rispetto — hanno il loro vocabolario: prognosi, incompatibilità, valutazione clinica, proporzionalità delle cure. È un linguaggio che serve a non tradire la scienza, a non illudere, a non cedere alla pressione emotiva. È un linguaggio che tutela la dignità del paziente anche quando le possibilità si riducono. Ma la medicina può esaurire tutta la verità sul senso della vita?
Dall’altra parte si cerca disperatamente un colpevole per il cuore bruciato. La Procura di Napoli indaga sulle responsabilità legate al primo trapianto, effettuato all’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù. Si cercano eventuali colpe, si ricostruiscono passaggi, si attendono verifiche del Centro Nazionale Trapianti e del ministero. È giusto che sia così: la verità è un dovere, soprattutto quando si parla di una vita così fragile. Ma la giustizia lenisce davvero il dolore?
La medicina, la giustizia… ma noi cristiani dobbiamo avere un altro sguardo. Mentre scriviamo, non sappiamo che cosa attende Domenico nelle prossime ore o nei prossimi giorni, ma sappiamo che possiamo pregare. Possiamo affidarci. Io credo nella forza della preghiera. Lo dico quasi a bassa voce, con il pudore che si deve alle cose più grandi. Non è una formula magica, non è una scorciatoia contro la realtà. È un atto di affidamento. È dire: “Signore, sostieni Tu ciò che noi non possiamo sostenere”.
Crediamo con tutto il cuore che l’ultima parola non è la morte. Crediamo nella risurrezione, nella promessa di una vita che non finisce, in un Paradiso dove ogni lacrima sarà asciugata. Questa fede non cancella il dolore — sarebbe disumano pretenderlo — ma lo attraversa con una luce diversa. Ci dice che anche quando tutto sembra spegnersi, Dio non abbandona i suoi figli. Ci dice che l’amore seminato su questa terra non va perduto. In queste c’è una famiglia che sta attraversando il Venerdì più lungo della sua vita. Noi crediamo che dopo il Venerdì Santo venga la Pasqua. E con questa speranza, fragile ma ostinata, restiamo accanto. Con rispetto. Con fiducia.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




2 risposte su “Il Venerdì più lungo di una famiglia”
Complimenti per questo suo commento! Credo che, per un genitore, le sofferenze e addirittura la perdita di un figlio siano davvero terribili e inaccettabili. E pregare tutti noi (e sono gradite anche le preghiere dei non credenti!) può essere di conforto per tutti. E poi ci sono i Miracoli! Insomma, non finisce qui! Giuseppe Amalfitano (ISCHIA)
Col massimo rispetto per chi crede, io non condivido questa illusione. Come l’esperienza dolorosa insegna, nessuna preghiera può compiere un miracolo perché non c’è nessuno che possa esaudirla e i miracoli non esistono. Una persona che, per esempio, perde un arto non se lo vedrà ricrescere miracolosamente per aver pregato chissà quale dio. E la vita umana ha un inizio e una fine, non c’è nessuna evidenza scientifica di un seguito dopo la morte, chissà dove. Si può solo essere umanamente partecipi del dolore di chi perde un figlio, e la tragedia di questo bambino è devastante per tutti, ma purtroppo non si può ignorare la realtà o illudersi che possa essere diversa.