21 Febbraio 2026

Cara ventinovenne, lo Stato ti ricorda che la tua fertilità scade

Cara ventinovenne francese, auguri! Insieme ai messaggi degli amici, presto potresti trovare nella cassetta della posta anche una lettera dello Stato che ti spiega, con tono pedagogico e rassicurante, come funziona la fertilità, quali sono i tempi biologici della maternità e della paternità, quali esami puoi fare, a chi rivolgerti, quali sono le possibilità offerte dalla procreazione medicalmente assistita e dalla crioconservazione degli ovociti.

Ti ricorderà che dopo una certa età le probabilità diminuiscono, che alcune patologie – come la sindrome dell’ovaio policistico o l’endometriosi – possono incidere sulla capacità di avere figli, che esistono centri pubblici e privati autorizzati a intervenire. Non è un invito esplicito a fare un figlio subito, ma un promemoria: informati ora, perché domani potrebbe essere tardi. È la misura simbolo del piano contro l’infertilità lanciato dal governo di Emmanuel Macron e presentato dalla ministra Stéphanie Rist.

Tutto molto ragionevole, sulla carta. Del resto l’infertilità è un dramma reale, che riguarda milioni di persone, e l’informazione non è mai un male. Ma colpisce che, dopo anni di promesse rimaste sospese, la risposta più visibile alla denatalità sia una lettera di compleanno. Come se il problema fosse stato finora una semplice disattenzione anagrafica: nessuno vi aveva avvertiti che il tempo passa.

La Francia, preoccupata dal calo delle nascite, sceglie così la via della pedagogia biologica. Campagne di sensibilizzazione, un sito dedicato, l’ampliamento della crioconservazione degli ovociti – oggi possibile ma frenata da lunghe attese – nuove autorizzazioni a strutture anche private, purché, si precisa, senza “logiche commerciali”. Una precisazione che suona ironica in un settore dove l’ansia riproduttiva è diventata un mercato fiorente. Aprire ai privati ma senza mercato, incentivare la conservazione degli ovociti ma senza trasformare l’ansia in business: una promessa che suona come “vendiamo ombrelli, ma senza lucro, solo per amore della pioggia”.

Il messaggio implicito della lettera è sottile: se un giorno scoprirai di avere difficoltà, non potrai dire che nessuno ti aveva avvisato. La responsabilità si sposta con eleganza sulle spalle del singolo. Non è il lavoro precario che ti ha fatto rimandare, non sono gli affitti proibitivi, non è l’insicurezza economica. È che non ti sei organizzato in tempo. Lo Stato ti aveva scritto.

Così il “riarmo demografico” evocato mesi fa assume una forma più gentile, più soft, quasi affettuosa. Non più toni bellici, ma una newsletter istituzionale. Non un ordine, ma un promemoria biologico. Il corpo diventa territorio da ottimizzare, la fertilità un capitale da gestire, il figlio un progetto da calendarizzare prima della soglia critica. Non è un ordine, per carità. È solo un promemoria. Come quelli che ti avvisano che la carta di credito sta per scadere.

Forse sarebbe stato più audace scriverti: ti garantiamo un lavoro stabile, servizi per l’infanzia accessibili, un sistema sanitario che non ti lascia sola tra liste d’attesa infinite? Forse la natalità non si rilancia ricordando che l’orologio corre, ma costruendo un futuro che non faccia paura?

Auguri dunque. E non dimenticare di controllare la posta e di riprodurti. La Repubblica conta su di te!



Il Caffè sospeso...
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Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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ULTIMI COMMENTI
  1. E' proprio così. Grazie per aver scritto questo articolo "non inclusivo". Oggigiorno ci vuole un certo coraggio per dire e…

  2. Ma cosa centra l'albero dei fichi?? Perchè non viene chiarito questa circostanza? grazie

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