Quattro anni di inutile strage in Ucraina. 5 consigli per parlare del male ai bambini

Oggi è un triste anniversario: quattro anni dall’invasione russa in Ucraina, avvenuta il 24 febbraio 2022. Da madre mi domando spesso come parlare ai miei figli di un mondo che, a volte, sembra scegliere la direzione sbagliata. Ho deciso di farlo con equilibrio, seguendo cinque regole semplici ed evangeliche.

Benedetto XV, il Papa vissuto nel tempo della Prima guerra mondiale, definiva la guerra un’inutile strage. Si tratta di una delle frasi più ricordate del suo pontificato ed è divenuta un simbolo del suo costante impegno per la pace durante la Grande Guerra. Un’espressione che – anche se non vorremmo fosse così – risulta drammaticamente attuale oggi. La guerra in Ucraina ci tocca, la sentiamo vicina, perché addolora la nostra Europa. Oggi ricordiamo l’inizio del conflitto, avvenuto quattro anni fa, ma non è certo l’unica terra martoriata: il mondo sembra vivere quella che Papa Francesco ha definito la “terza guerra mondiale a pezzi”.

La guerra è sempre inutile perché distrugge, invece di edificare; perché alimenta nuovo odio, invece di portare serenità tra i popoli; perché con la forza si genera soltanto una pace fragile, fondata sulla paura e non sul rispetto reciproco. E poi: a quale prezzo si conquista un pezzo di terra?

Quanti orfani, quanti giovani mandati al fronte come carne da macello? Quante madri piangono i loro figli, quanti padri sacrificati, lontani dagli affetti più cari?

I potenti cercano di convincerci che la morte sia inevitabile, quasi necessaria.

Ma non può e non deve essere così.

Da madre mi domando spesso come parlare ai miei figli di un mondo che, a volte, sembra scegliere la direzione sbagliata. Ho deciso di farlo con equilibrio, seguendo cinque regole semplici, partendo dalla prospettiva cristiana. 

1. Parto dal bene, prima che dal male.

Il mondo è pieno di luce: volontari, medici, missionari, uomini e donne che ogni giorno costruiscono pace e speranza. Cerchiamo le loro storie e raccontiamole ai nostri figli: è da lì che deve iniziare il loro sguardo sul mondo.

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2. Spiego che il male esiste, ma non ha l’ultima parola.

Racconto loro dove oggi è crocifisso Gesù e li invito a pregare per chi soffre. Insegno loro che si può fare qualcosa di concreto; spiego ai miei figli che noi come famiglia facciamo donazioni (che non possono essere il nostro superfluo, come insegna il Vangelo!) alle associazioni che aiutano nelle terre più ferite. Tuttavia, mentre insegno loro che dobbiamo soccorrere tutti i più fragili, mostro anche la forza luminosa della Resurrezione. Insegniamo ai bambini che la croce è una “collocazione provvisoria”: la vita, però, quella eterna, è più grande del dolore. Gesù è risorto e vive!

3. Li educo a trovare soluzioni non violente.

A partire dai piccoli conflitti quotidiani: una lite, un torto, un’incomprensione. È lì che imparano che la pace non è un’idea astratta, ma una scelta concreta.

4. Dico loro che la morte non è il male più grande: perdere l’anima è peggio!

Non è terrorismo psicologico, è una verità evangelica (Matteo, 10,28). Il vero buio è quello del cuore, quando si perde l’amore e si lascia spazio all’odio. Educare al bene significa custodire la loro capacità di amare e di perdonare. La persona più viva di tutte è quella che ama fino a donare e rischiare la propria stessa vita. Muore in modo radicale chi semina odio, chi uccide, chi distrugge l’altro.

5. Mostro loro il bene che opera anche dentro le guerre.

Ci sono medici, missionari, sacerdoti che rischiano la vita per salvare bambini; case famiglia che accolgono chi ha perso tutto; uomini e donne che partono, che portano conforto, cure, riparo. Raccontiamo anche questo volto dell’umanità: ispirerà i nostri figli e nutrirà la loro speranza.




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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