La notizia della scomparsa del piccolo Domenico, affidato alle cure dell’Ospedale Monaldi, ha attraversato le nostre case come un vento gelido. Abbiamo pregato, abbiamo sperato in un miracolo. E quando il miracolo non è arrivato, è rimasto quel silenzio pesante che accompagna le domande senza risposta. È giusto che la giustizia faccia il suo corso. È doveroso che la magistratura accerti i fatti, chiarisca eventuali responsabilità, stabilisca se vi siano state colpe e di chi. Lo esige la memoria di Domenico, lo esige la fiducia stessa che deve legare i cittadini alle istituzioni.
Ma altro è la sete di verità, altro è la deriva della sfiducia indiscriminata. In queste ore, dentro e fuori l’ospedale, si consuma un secondo dramma: minacce di morte, insulti, disdette a catena. Un intervento di cataratta annullato per paura. Una madre che, comprensibilmente turbata, chiede se il proprio figlio debba essere operato “proprio” da quel medico oggi indagato. Parole che, mi rendo conto, nascono dallo smarrimento ma non dimentichiamo che un ospedale non è un nome astratto. È una comunità di donne e uomini che ogni giorno si caricano sulle spalle il peso della fragilità altrui. È fatto di infermieri che vegliano nella notte, di medici che studiano, decidono, rischiano, talvolta sbagliano.
Il Monaldi è una delle eccellenze campane, negli anni tanti bambini che conosco sono tornati a casa guariti, tante famiglie hanno riabbracciato la speranza, tante vite sono state restituite al futuro. Ridurre tutto questo a un titolo, a un’indagine, a un sospetto collettivo significa compiere un’ingiustizia nell’ingiustizia. La rete amplifica, semplifica, incendia. I “leoni da tastiera” trovano facile bersaglio in un nome, in un volto, in una struttura ma l’odio, anche quando nasce da un dolore autentico, non genera giustizia. Genera paura. E la paura, in un ospedale, è un veleno sottile: incrina la fiducia tra medico e paziente, insinua dubbi paralizzanti, trasforma un luogo di cura in un luogo di sospetto.
Se vi sono stati errori, dovranno essere riconosciuti e sanzionati. Ma non si può trasformare un’intera opera sanitaria in un capro espiatorio. Non si può dimenticare il bene compiuto negli anni, le professionalità riconosciute, le storie di salvezza che non fanno rumore. La civiltà giuridica e quella cristiana, pur su piani diversi, convergono in un punto: la persona è responsabile delle proprie azioni, non del marchio che porta. E un’istituzione, soprattutto quando è presidio di vita, merita di essere giudicata nella sua interezza, non travolta da un’onda emotiva.
Oggi il primo pensiero resta per Domenico e per la sua famiglia. Ma accanto al lutto, dobbiamo custodire anche un altro bene fragile: la fiducia. Senza fiducia, nessuna cura è possibile. Senza fiducia, ogni camice diventa sospetto, ogni gesto clinico un rischio percepito come minaccia. Il dolore non va soffocato. L’indignazione, quando è onesta, può essere una forza morale. Ma entrambe devono restare ancorate alla verità e alla giustizia, non scivolare nella violenza verbale o nell’odio. E allora, mentre attendiamo che la luce piena dei fatti faccia chiarezza, proviamo a non spegnere quella più tenue ma essenziale della fiducia.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…