L’amore non è un contratto a termine. Il coraggio di un sì senza clausole

Una donna racconta la precarietà del suo contratto lavorativo, che la fa vivere nell’incertezza e impedisce progetti a lungo termine. Questa esperienza la porta a riflettere su quanto sia più dolorosa l’instabilità nelle relazioni. Dopo un tempo legittimo di conoscenza, l’amore chiede una decisione definitiva. Il vero amore, come promettono gli sposi, è una scelta stabile, sostenuta da impegno, aiuto reciproco e fiducia in Dio. Non arrivare mai a questo impegno verso l’altro, diceva papa Francesco, è “meschino”.

Sono una donna di 33 anni e sto facendo un’esperienza in un’azienda. Sono stata assunta con un contratto a tempo determinato, valido fino al 31 luglio. Che cosa accadrà dopo quella data, lavorativamente parlando, nessuno lo sa ancora. Hanno accennato alla possibilità di un’assunzione, ma fino a quando non vedrò la mia firma su un foglio, finché non leggerò tutto nero su bianco, faccio fatica a crederci davvero.

Chi ha provato il precariato conosce bene questa sensazione: nessuno ti concede un mutuo, esiti persino a prendere un’auto a rate, e ogni progetto più grande rimane sospeso in aria.

«Se mi assumono…»: è la premessa che metto davanti a ogni ipotesi di viaggio, di spesa, di passo importante. 

Questa condizione di instabilità mi ha fatto riflettere su quanto sia ancora più doloroso ritrovarla nelle relazioni. Quando, dentro una coppia, non si può davvero contare sull’amore dell’altro, quando la fiducia rimane condizionata, fragile, sempre appesa a un “vedremo”. È una precarietà che ferisce molto più di quella lavorativa, perché tocca il cuore, la casa interiore, la parte di noi che desidera sicurezza, continuità, un’appartenenza reale.

Certo, esiste un tempo di conoscenza: il tempo del discernimento, dei passi prudenti, del valutare se si è chiamati a costruire qualcosa insieme. È un tempo naturale e necessario, quello che precede il matrimonio, e che serve per capirsi, ascoltarsi, guardare nella stessa direzione.

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Poi arriva il tempo della decisione.

Il momento in cui l’amore chiede il coraggio di dire un sì che non ha condizioni, che non vive di clausole nascoste, che non tiene l’altro in sospeso.

Papa Francesco diceva con chiarezza che è meschino intrattenersi con qualcuno, condividere tutto, ma rifiutarsi di offrire la sicurezza del proprio amore. Tenere l’altro sulle spine, come a dire: «Se mi vai bene resto, altrimenti ognuno per la sua strada». Un amore così non è amore: è un contratto a chiamata, un affetto che non osa diventare dono.

L’amore vero è tutt’altro: non è una prova a tempo, non è un periodo di stage. È un impegno reciproco, fragile e grande allo stesso tempo, che due sposi pronunciano pur sapendo che li supera. Promettono di amarsi non perché si sentono forti, ma perché scelgono di fidarsi l’uno dell’altro e di Dio. Sanno che servirà impegno, aiuto, perdono, fedeltà quotidiana. Sanno che da soli non basteranno, ma che insieme, sostenuti dalla grazia, quella promessa diventa possibile.

Ed è proprio questo che dà all’amore una solidità che il lavoro, i contratti, le circostanze non potranno mai dare: la consapevolezza che qualcuno ha scelto di restare. 

Che non se ne andrà alla prima difficoltà. Che non ha lasciato aperta la porta di uscita “nel caso”. Che ha deciso di camminare con te, non finché tutto è facile, ma per sempre.

Meritiamo di più di un po’ di compagnia: desideriamo essere accolti nella nostra totalità, nella nostra interezza.

Meritiamo di più di uno scambio di favori e di una sessualità fondata sul piacere egoistico: il cuore ha sete di un’intimità che custodisca anche la nostra anima e faccia crescere un noi vero, autentico.

Meritiamo di più delle briciole: abbiamo tutti il sogno di una comunione che ci ricordi il profumo di Dio.

È lì che dobbiamo puntare, allora. L’uomo e la donna, tra tutte le creature, sono gli unici capaci di contemplare il cielo e di scambiarsi delle promesse dal riverbero eterno.

Fa paura, forse, ma è la vera fonte di felicità; è ciò che risponde alla nostra natura.

Perché rinunciare a questo privilegio?




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Cecilia Galatolo

Cecilia Galatolo, nata ad Ancona il 17 aprile 1992, è sposata e madre di due bambini. Collabora con l'editore Mimep Docete. È autrice di vari libri, tra cui "Sei nato originale non vivere da fotocopia" (dedicato al Beato Carlo Acutis). In particolare, si occupa di raccontare attraverso dei romanzi le storie dei santi. L'ultimo è "Amando scoprirai la tua strada", in cui emerge la storia della futura beata Sandra Sabattini. Ricercatrice per il gruppo di ricerca internazionale Family and Media, collabora anche con il settimanale della Diocesi di Jesi, col portale Korazym e Radio Giovani Arcobaleno. Attualmente cura per Punto Famiglia una rubrica sulla sessualità innestata nella vocazione cristiana del matrimonio.

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