27 Febbraio 2026
Ascolti in calo, sostanza in crescita: perché questo Sanremo mi convince per ora
Nel suo commento sul Corriere della Sera, Aldo Grasso ha analizzato con il consueto sguardo critico l’andamento del Festival di Sanremo 2026, soffermandosi su ascolti, conduzione e atmosfera generale che lo definiscono “un Festival che non funziona”. Ma forse, accanto ai numeri e alle letture più severe, vale la pena proporre un’altra prospettiva: quella di chi questo Festival lo sta guardando senza pregiudizi e, sorprendentemente, lo trova funzionante. Non sono mai stata una fan sfegatata di Sanremo. Non faccio il conto alla rovescia, non difendo a spada tratta ogni scelta artistica. Ma non appartengo neppure alla categoria di chi lo snobba per principio. La musica è musica, ed è parte del nostro patrimonio culturale, popolare, emotivo. E quando la musica torna davvero al centro, qualcosa cambia.
Quest’anno, ad esempio, la presenza di Laura Pausini è stata letta da qualcuno con l’occhio implacabile della perfezione mancata: non impeccabile fisicamente, non sempre cristallina nella pronuncia. Eppure con i suoi fianchi arrotondati, la figura non levigata, a me sembra di essere davvero davanti ad una donna e non ad un manichino televisivo. È un’artista che di musica ne capisce, che la vive, che la sente. È spontanea, simpatica, non costruita. E questa autenticità, in un contesto spesso accusato di artificiosità, è una boccata d’aria.
C’è poi un altro elemento che, a mio avviso, segna una discontinuità positiva: meno ideologia, meno monologhi programmatici, meno lezioni morali calate dall’alto almeno fino a questo momento. Nelle scorse edizioni si era arrivati a un punto in cui certi interventi risultavano indigeribili tanto erano ideologici. La sensazione era che la musica fosse diventata il pretesto per altro. Oggi, invece, si respira una diversa misura: una maggiore attenzione a non trasformare il palco in una tribuna permanente. La volgarità gratuita trova meno spazio, le prese di posizione urlate pure. E al centro tornano loro: le canzoni.
Canzoni che parlano di dolore, fragilità, inquietudine: una madre che non c’è più, un amore che resiste al tempo, l’assenza della persona amata. Testi che raccontano il peso che ciascuno di noi si porta dentro. Forse è anche questo che intercetta una parte di pubblico diversa: meno attratta dall’evento in sé, più interessata a ciò che resta quando si spengono le luci. È vero, gli ascolti possono essere in calo. I numeri non mentono ma le modalità sono in crescendo. C’è una maggiore coerenza, una sobrietà che non è povertà, una centralità della musica che restituisce dignità alla gara. Non è un Festival perfetto, ma è un Festival che sembra aver ritrovato una direzione.
E forse, paradossalmente, funziona proprio perché non cerca di piacere a tutti i costi perché non pretende di essere il termometro morale del Paese. Si limita — si fa per dire — a fare ciò che dovrebbe fare: mettere la musica al centro di un grande rito collettivo. Per chi, come me, non lo idolatra ma neppure lo disprezza, questo è già un risultato. Perché al di là delle polemiche, delle curve degli ascolti e delle pagelle del giorno dopo, Sanremo resta un pezzo di noi. E quando la musica torna protagonista, anche chi guarda con distanza finisce per riconoscersi.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…