28 Febbraio 2026

La luce esiste: non rassegniamoci al male

Se da bambina mi avessero detto che il mondo è un covo di violenti e ingannatori, non ci avrei creduto. La mia infanzia è stata serena, protetta, abitata da volti buoni e attenti. Ho conosciuto l’amore come una realtà concreta, quotidiana, affidabile. Per questo, crescendo, lo scontro con la durezza della vita è stato un risveglio doloroso e insieme decisivo: il male esiste, si insinua, lavora nell’ombra, talvolta indossa abiti rispettabili. Ho visto il fumo del male attraversare i matrimoni, ferire le famiglie, insinuarsi persino nei luoghi consacrati alla formazione e al servizio. Ho visto la fragilità umana diventare cedimento, paura, compromesso. Ma non ho mai pensato che per questo non valesse la pena battersi per il Bene. Anzi: proprio perché il male è reale, occorre una determinazione altrettanto reale nel contrastarlo.

La tentazione più subdola non è l’errore clamoroso. È la rassegnazione. È quel “così fan tutti” che smussa gli angoli della coscienza, che addormenta il giudizio, che giustifica piccoli tradimenti della verità in nome del quieto vivere. La rassegnazione è la vera disfatta del Bene, perché spegne il desiderio di combattere. Quando ci si convince che nulla può cambiare, che la mediocrità è inevitabile, che la coerenza è impossibile, allora il male ha già vinto metà della battaglia. Per un cristiano, però, la lotta non è mai solitaria né disperata. Noi non aderiamo a un’idea, a un messaggio, a un’etica pur nobile. Non siamo i custodi di un codice morale astratto. Noi aderiamo a una Persona. A Gesù, il Vivente. È questo che fa la differenza. Ridurre la fede a un bel messaggio d’amore, a un patrimonio culturale o a un’ispirazione etica significa non aver compreso il cuore del cristianesimo. La fede non è un’ideologia alternativa alle altre. È un incontro. È riconoscere che la via, la verità e la vita non sono concetti, ma un volto. E quel volto non appartiene al passato. Non è un ricordo da museo. È presenza.

In un tempo in cui tutto cambia – linguaggi, categorie, sensibilità – Cristo resta. Non perché sia un simbolo immobile, ma perché è vivo. E ha scelto di rimanere con noi in modo umile e concreto nell’Eucaristia. È lì il cuore della nostra fede. È lì che il Bene non è un ideale astratto ma una Presenza che nutre, rialza, ricomincia. A volte sembriamo cristiani inquieti, sempre alla ricerca di formule nuove, di strategie più efficaci, di parole più convincenti. Eppure abbiamo già tutto: una Presenza che ci precede e ci accompagna. Nell’Eucaristia non troviamo una consolazione psicologica, ma la forza per non cedere al compromesso, per non lasciarci avviluppare dalle maglie del “così fan tutti”, per restare ancorati alla verità senza mezze misure. Questo non significa ingenuità. Non significa negare il male o sottovalutarne la forza. Significa scegliere di non concedergli l’ultima parola. Significa credere che l’Amore non è una fragile emozione, ma la struttura profonda della realtà. Che la Croce non è la sconfitta di Dio, ma il luogo in cui il male viene attraversato e vinto.

Non arrendiamoci, allora. Se non ce la facciamo da soli, chiediamo aiuto. Alla comunità, agli amici veri, alla Chiesa. E soprattutto a Lui. La santità non è eroismo solitario, ma fedeltà quotidiana a una Presenza che non ci abbandona. Ho conosciuto un’infanzia luminosa e poi ho scoperto le ombre del mondo. Ma proprio per questo so che la luce esiste. E sono certa che, nonostante tutto, alla fine l’Amore trionferà. Non perché lo diciamo noi, ma perché è già entrato nella storia e non se n’è mai andato.



Il Caffè sospeso...
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Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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