CORRISPONDENZA FAMILIARE

Spiritualità coniugale. Come accostarsi insieme alla Confessione?

2 Marzo 2026

coppia

L’unità coniugale si costruisce e si consolida attraverso il perdono: il perdono che entrambi chiedono e ricevono da Dio e quello che ciascuno dona all’altro. Dal momento che limiti e peccati accompagnano e inquinano la vita quotidiana di una coppia, solo il perdono è in grado di ristabilire una relazione fiduciale, premessa necessaria per riprendere il cammino. Questo itinerario inizia e trova il suo costante riferimento nella riconciliazione sacramentale. Come accostarsi insieme alla Confessione e fare di questo appuntamento un tassello di quella comunione che gli sposi sono chiamati a ricostruire e perfezionare in ogni stagione della vita?

Siamo abituati a pensare che la Confessione sia un’esperienza individuale. In realtà, il peccato non è un fatto privato, non solo nuoce alla persona che lo commette ma ferisce anche la comunità ecclesiale. Questo insegnamento ha trovato conferma nel Vaticano II: “Quelli che si accostano al sacramento della penitenza, ricevono dalla misericordia di Dio il perdono delle offese fatte a lui e insieme si riconciliano con la Chiesa, alla quale hanno inflitto una ferita col peccato e che coopera alla loro conversione con la carità, l’esempio e la preghiera” (Lumen gentium, 10).

Questa prospettiva comunionale può e deve essere applicata anche alla comunità domestica: il peccato del singolo si ripercuote negativamente sulla vita coniugale e sull’intera realtà familiare. Di conseguenza, il sacramento della Penitenza non solo purifica e fortifica chi lo riceve con sincerità di cuore ma, come scrive Giovanni Paolo II, “ricostruisce e perfeziona l’alleanza coniugale e la comunione familiare” (Familiaris consortio, 58). In quest’ottica vale la pena dare una veste coniugale all’esperienza sacramentale.

La Confessione è senza dubbio un evento personale perché chiama in causa la responsabilità che ciascuno ha davanti a Dio. Ma una coppia di sposi, che il sacramento del matrimonio ha reso “una sola carne”, può vivere questa realtà come una questione individuale? Cosa significa allora diventare una cosa sola? Non si corre il rischio di vivere la coniugalità solo come una somma di due individualità che ogni tanto e per interessi comuni si ritrovano sulla stessa via?

Queste domande in genere non vengono poste perché siamo abituati ad una spiritualità che si rivolge più al singolo che alla coppia, più alla persona che alla comunità. La dimensione coniugale è ben lontana dal diventare punto di riferimento sia della pastorale che della spiritualità. È utile perciò dare alcune indicazioni. Si tratta di appunti che possono essere compresi e vissuti nel contesto di una famiglia che s’impegna a camminare nelle vie del Vangelo.

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La scelta della riconciliazione sacramentale dovrebbe essere fatta e vissuta come coppia. Gli sposi possono scegliere una data comune, secondo una precisa periodicità, per andare insieme all’incontro sacramentale. Una tale decisione, che purtroppo non è molto frequente, avrebbe un impatto molto positivo sul cammino di fede degli sposi. Anche quando non si va insieme, la preparazione al sacramento dovrebbe sempre coinvolgere la coppia. Sarebbe bello che, con tutta umiltà, ogni sposo chiedesse al proprio coniuge di essere aiutato a compiere una verifica più minuziosa del proprio vissuto. Almeno per quello che riguarda la dimensione strettamente legata alla vita familiare. Ciascuno dei coniugi s’impegna ad aiutare l’altro nella preparazione interiore: gli fa notare fatti e circostanze che forse non sono stati attentamente considerati, sottolinea atteggiamenti e comportamenti che non hanno favorito oppure hanno apertamente ferito l’amore e il cammino comune. Insieme si aiutano a comprendere in che misura hanno vissuto l’impegno genitoriale, un capitolo certamente non secondario dell’esame di coscienza.

Se viene vissuto in questo modo l’evento liturgico della Riconciliazione assume una chiara configurazione coniugale: sollecita la coppia a vivere un confronto sereno e sincero, e impegna ciascuno dei coniugi a pregare per l’altro, condividendo con lui la fatica della conversione.

Questo approccio influisce positivamente anche sul contenuto della Confessione. L’esame di coscienza riguarda senza dubbio molti aspetti e abbraccia tutti gli ambiti della vita personale; ma la dimensione coniugale e familiare dovrebbe essere sempre in primo piano perché è lo spazio quotidiano in cui ciascuno vive la sua fondamentale vocazione. È necessario anche ricordare che molte questioni e scelte coinvolgono la coppia e non il singolo: basta pensare ai tempi della preghiera, alla relazione affettiva e sessuale, alla responsabilità procreativa e all’educazione dei figli, all’impegno ecclesiale, alla condivisione con i poveri… Sono tutti capitoli che dipendono dall’armonia e dalla fede della coppia.

La dimensione coniugale emerge anche nella fase successiva alla riconciliazione sacramentale. Vi sono impegni che riguardano il singolo ma ve ne sono altri che investono necessariamente la coppia. D’altra parte, il primo ambito in cui si manifesta la vita nuova, donata da Dio attraverso la grazia del sacramento, è proprio quello della famiglia: a ciascuno è chiesto di assumere qualche impegno per rinnovare o rendere più bella la vita della propria famiglia.

Anche la gioia della Riconciliazione può e deve avere una sua espressione pubblica nel contesto della vita familiare.

La parabola evangelica ricorda che, quando ritrova la pecora perduta, il pastore “va a casa, chiama gli amici e i vicini dicendo: Rallegratevi con me, perché ho trovato la mia pecora che era perduta” (Lc 15,6). E così pure la donna, dopo il ritrovamento della moneta, “chiama le amiche e le vicine, dicendo: Rallegratevi con me, perché ho ritrovato la dramma che avevo perduta” (Lc 15,9).

Se davvero il perdono è una grazia che rigenera, non è doveroso ringraziare il buon Dio per questo dono inestimabile e coinvolgere tutta la famiglia? Non è necessario fare grandi cose, si tratta di gesti molto semplici: una particolare preghiera quando la famiglia è riunita per i pasti, un segno di festa sulla tavola, un dolce o qualche altra cosa che esprima la gioia della fede. Questi piccoli gesti hanno una straordinaria forza educativa sui grandi e sui piccoli, fanno crescere la stima per il sacramento della Riconciliazione e il desiderio di viverlo come un evento di salvezza.

Questi appunti, che nascono dall’esperienza, hanno un duplice e complementare obiettivo; da un lato dare alla Riconciliazione una più chiara impronta ecclesiale; e dall’altro sollecitare gli sposi a fare di questo appuntamento sacramentale una tappa di quel cammino di conversione che progressivamente fa della famiglia una vera chiesa domestica. Obiettivi ancora lontani rispetto alla prassi più diffusa ma, proprio per questo, chiedono a tutti maggior impegno perché, come ha ricordato Papa Leone, il futuro dei popoli dipende dalla famiglia.




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Silvio Longobardi

Silvio Longobardi, presbitero della Diocesi di Nocera Inferiore-Sarno, è l’ispiratore del movimento ecclesiale Fraternità di Emmaus. Esperto di pastorale familiare, da più di trent’anni accompagna coppie di sposi a vivere in pienezza la loro vocazione. Autore di numerose pubblicazioni di spiritualità coniugale, cura per il magazine Punto Famiglia la rubrica “Corrispondenza familiare”.

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