Ama e cambia il mondo. La vera trasgressione è l’amore per sempre

Sanremo, con la sua apparente leggerezza, ha riportato al centro temi come la famiglia, il “per sempre”, la riconoscenza e l’amore fedele. La canzone vincitrice, pur giudicata da alcuni “banale”, rimette in circolo un immaginario di impegno e stabilità. In molti artisti è emersa una nostalgia di legami veri e di pace quotidiana, costruita nelle relazioni più prossime. Andiamo oltre gli effetti speciali e le coreografie: cosa ci dicono i testi presentati su quel palco?

Siamo soliti introdurre l’annuale incontro con l’Arcivescovo dei giovani della diocesi che nell’anno si sposano in chiesa con una canzone pop tratta dal repertorio che il mondo della musica leggera ci propone. Lo facciamo per provare a parlare a questi giovani usando un linguaggio che sia loro più vicino, sentito, vissuto, perché alcune canzoni “si vivono”, soprattutto alla loro età. Negli anni abbiamo meditato insieme “L’essenziale” di Mengoni, “Meraviglioso amore mio” di Arisa e, prima ancora, “Sincerità”, “Comunque andare” di Alessandra Amoroso, “Se non ami” di Nek, “L’amore va oltre” di Gatto Panceri, “La Cura” e “E ti vengo a cercare” di Battiato. Lo facciamo anche per provare a leggere con occhi più profondi messaggi che altrimenti sarebbero da “baci perugina”, sdolcinati e nulla più. Dio si nasconde (e mica tanto!) tra le rime di – spesso inconsapevoli – autori musicali: questa è una delle idee che ci muove. 

Quest’anno abbiamo avuto qualche difficoltà a reperire il pezzo da proporre. La figlia ventenne, interpellata al riguardo, ci ha aperto gli orizzonti e ci ha proposto un brano tratto dal musical Giulietta e Romeo: “Ama e cambia il mondo”, un’autentica perla musicale, ma anche di senso, da proporre a questi giovani. Con essi, ragionando, abbiamo preso coscienza, se mai ve ne fosse bisogno, di come questo mondo sembri sempre più privo d’amore e anzi ostile a questo nobile sentimento. Da qui discende la necessità di fare qualcosa per provare a renderlo più umano, migliore. E chi è chiamato ad assumersi questa mission (im)possible se non due che celebreranno un sacramento che li renderà l’Amore (si raccomanda la “A” maiuscola)? Abbiamo così ragionato con loro a partire dalla quarta formula di benedizione presente nel Rito aggiornato del matrimonio quando il sacerdote, rivolgendosi al Padre, gli chiede di trasfigurare l’opera iniziata nei due fidanzati affinché diventino “Vangelo vivo” nel mondo. È vero, ci siamo detti, che Giulietta e Romeo muoiono, ma è anche vero, e questo non lo dice mai nessuno, che il loro sacrificio porta il frutto della riappacificazione di due famiglie e, con esse, dell’intera città. L’amore cambia il mondo. L’amore guarisce. E gli sposi, sacerdoti dell’Amore, hanno anche questo compito: guarire il mondo, cambiarlo in meglio. La musica leggera di questi ultimissimi anni ci aveva lasciato un po’ poveri.

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Poi arriva il festival di Sanremo e ci stupisce. Non solo per il vincitore e la sua canzone, ma per tante altre piccolezze che vale la pena sottolineare per provare a leggere sotto la cenere la brace che silenziosamente arde ancora. Lo facciamo a partire dalla canzone vincitrice, ma molto altro e controcorrente (almeno apparentemente) è stato “celebrato” nell’ultimo Festival. Vogliamo però, prenderla alla larga, per dir così. Nella serata delle cover, splendida, qualcuno ha cercato di costruire artatamente un piccolo scandalo a partire dalla mancata inquadratura del bacio saffico che si sono scambiate Gaia e Levante alla fine della loro esibizione. “Le signore in prima fila si sono scandalizzate” ha detto qualcuno. Non lo crediamo. Sono anni ormai che queste manifestazioni sono entrate nella vita comune, ormai sono “naturali”. Ben diverso il discorso, forse quello sì, del “per sempre” che ormai spaventa i più. Esageriamo? Dalla rete leggiamo che trattasi di “Un rappiccico neomelodico, una banalità ai limiti dell’imbarazzo, un brano che non avrebbe avuto alcuna possibilità neppure negli anni ‘80, ma che dovrebbe rappresentarci all’Eurovision nel 2026. Un testo che sembra scritto da mia nipote di due anni. È la nostra involuzione culturale irreversibile”.  

Andrea Scanzi ci va giù ancora più pesantemente: “Nel 2026, in mezzo a 380 guerre, Sanremo celebra e sdogana con orgoglio disimpegnato e frivolo il neomelodico. Doveva essere il Festival della restaurazione: lo è stato, letteralmente, fino a raggiungere livelli fuori scala. Un po’ come mettere la testa sotto la sabbia mentre fuori c’è l’inferno… A suo modo, una celebrazione nazionalpopolare così anacronistica e antistorica da risultare tragicomicamente sublime. Il mondo va a picco, ma noi – tramite Sanremo – continuiamo a canticchiare ritmi e canzoncine amene, come in una gigantesca festa di matrimonio organizzata nel bel mezzo di un bombardamento. Vai col trenino, vai con Sal Da Vinci! L’orchestrina del Titanic continua a suonare, Carlo Conti chiede ancora l’applauso mentre tutto va a picco. E ci si riduce pure a magnificare un artista (serio e professionale, sia chiaro) che fino al giorno prima schifavano tutti (critica in testa) perché superato, provinciale e stereotipato”. 

E cosa dire dei giovani Sayf e Samurai Jay che, per riconoscenza, invitano la madre sul palco. E della Brancale che ricorda la madre? Sembra che la ritrovata voglia di famiglia con la riconoscenza per le fatiche e il perdono per le fragilità sia tornata di moda. O forse non sia mai passata: chissà! In fondo, ma non tanto, il mondo si cambia a cominciare da quello che ci circonda più da vicino, dai nostri familiari da amare.

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Chi vive il sacramento del matrimonio sa che il suo compito è amare alla maniera di Cristo, oblativamente. Così si può cambiare il mondo. Non certo con le rivendicazioni. Raf, Sal e i due ragazzi parlano per esperienza e non per sentito dire. Forse questo nostro mondo ha bisogno proprio di un bagno di amore familiare. La pace che tutti hanno chiesto giustamente nei giorni sanremesi è impegno quotidiano. Papa Francesco amava ripetere che è fatica artigianale. Da piccole botteghe a conduzione familiare, aggiungiamo noi. I sacerdoti della pace sono proprio gli sposi che conoscono la difficile arte della ricomposizione delle diversità, dell’accoglienza dell’alterità nella propria vita. In questo senso aveva ragione da vendere san Giovanni Paolo II quando, nel 1994, anno della Famiglia secondo l’ONU, scriveva: “L’amore, con cui Dio «ha tanto amato il mondo» (Gv 3,16), l’amore con cui Cristo «ha amato sino alla fine» tutti e ciascuno (Gv 13,1), rende possibile rivolgere questo messaggio ad ogni famiglia, «cellula» vitale della grande ed universale «famiglia» umana”.  

Ecco, probabilmente Sal da Vinci non aveva tutto questo in mente, ma sicuramente lo avverte. Probabilmente non si tratta di una regressione al Medioevo, ma di un passo avanti nella consapevolezza che dall’amore di due sposi passa la costruzione di un nuovo ordine mondiale fatto di accoglienza reciproca e apertura verso l’altro, il diverso. Non è ancora chiaro a tutti? Allora rimbocchiamoci le maniche e cominciamo. Cari sposi, amiamo e cambiamo il mondo. È la nostra missione. Principalmente noi possiamo farlo. Probabilmente non altri e non organismi impersonali. Non è affatto un caso che tutto questo capiti in mezzo a “380 guerre”. 




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Assunta Scialdone

Assunta Scialdone, sposa e madre, docente presso l’ISSR santi Apostoli Pietro e Paolo - area casertana - in Capua e di I.R.C nella scuola secondaria di Primo Grado. Dottore in Sacra Teologia in vita cristiana indirizzo spiritualità. Ha conseguito il Master in Scienze del Matrimonio e della Famiglia presso l’Istituto Giovanni Paolo II della Pontificia Università Lateranense. Da anni impegnata nella pastorale familiare diocesana, serve lo Sposo servendo gli sposi.

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  1. Oggi, 8 marzo, festa della Donna. Auguri a tutte le donne del Mondo! Dal 1946 quando hanno avuto la possibilità…

1 risposta su “Ama e cambia il mondo. La vera trasgressione è l’amore per sempre”

Vero. L’amore “fluido” così sbandierato lascia una certa amarezza in molte persone. Che invece si ri-vedono nella canzone di Sal Da Vinci. I tanti voti avuti lo dimostrano. Lasciamo al laicismo mondano le critiche negative, che ci sollecitano a perseguire sulla strada dei “nostri” (per tutti) valori che la stragrande maggioranza ricerca.

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