Gerusalemme è sempre stata una città piena di voci. Voci di pellegrini, di mercanti, di preghiere diverse che si intrecciano nelle stesse strade. È questo il ricordo che mi porto sempre dietro. È una città che vive di incontro, di tensioni e di speranza allo stesso tempo. Proprio per questo l’immagine che oggi arriva dalla Terra Santa è forse una delle più dolorose: Gerusalemme vuota.
A raccontarlo in un video diffuso da Christian Media Center è fra Ibrahim Faltas, francescano della Custodia di Terra Santa, che da decenni vive tra quelle pietre e quelle ferite. Le sue parole sono il racconto concreto di ciò che resta quando la guerra entra nella vita quotidiana: scuole chiuse, bambini spaventati dal suono delle sirene, strade deserte e negozi serrati nella Città Vecchia.
Dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 il conflitto ha cambiato radicalmente il volto della vita quotidiana. Per le famiglie della Terra Santa l’impatto è stato devastante. Ciò che prima era normalità – andare a scuola, lavorare, accogliere i pellegrini – si è trasformato lentamente in un incubo fatto di paura, precarietà e attesa.
E per i bambini il tempo pesa ancora di più. Due anni e mezzo sono una parte enorme della loro vita. Sono anni che dovrebbero essere fatti di crescita, di amicizie, di scuola, di sogni. Invece molti di loro stanno crescendo dentro una quotidianità segnata dalla guerra, dalle sirene e dall’ansia degli adulti. La guerra, quando la si osserva da lontano, è fatta di mappe, strategie e alleanze. Quando invece la si guarda da vicino, diventa soprattutto assenza. Assenza di normalità, di serenità, di futuro.
Oggi le strade di Gerusalemme non sono più quelle che i pellegrini di tutto il mondo hanno conosciuto per decenni. I vicoli della Città Vecchia non risuonano più delle lingue provenienti da ogni continente. I pellegrini non riempiono più le strade, i negozi restano vuoti, l’economia legata al turismo religioso è ferma. Una città che vive da secoli dell’incontro tra popoli e religioni appare improvvisamente sospesa, come trattenuta in un tempo di paura.
Padre Faltas racconta che il suono che oggi interrompe il silenzio non è quello delle campane o delle chiamate alla preghiera, ma quello delle sirene. Il ritmo della città non è più scandito dalle feste religiose o dalle processioni, ma dall’attesa del prossimo allarme. È forse questa la tragedia più profonda di ogni guerra: svuotare i luoghi della loro umanità. Una città senza bambini che giocano, senza studenti nelle scuole, senza pellegrini nei vicoli, è una città privata della sua anima.
Eppure, nella testimonianza del francescano non c’è solo denuncia. C’è anche la consapevolezza che il futuro passa soprattutto dai più piccoli. Sono loro a pagare il prezzo più alto dei conflitti e sono loro, allo stesso tempo, l’unica speranza di una pace che oggi sembra lontana. Quando un bambino chiede dove sia Dio in mezzo alla guerra, la domanda non riguarda solo la fede, riguarda l’umanità intera. Ciascuno di noi. È una domanda che smaschera l’assurdità di un conflitto che continua a svuotare le città e a rubare tempo alla vita. E noi abbiamo finito per abituarci a tutto questo.
I nostri figli non conoscono nemmeno cosa accade nel mondo. Siamo assuefatti al male e alla violenza che si consuma. E allora la voce di chi vive ogni giorno in quei luoghi – come padre Faltas – diventa preziosa. Perché ricorda a tutti che dietro ogni conflitto ci sono strade reali, famiglie reali, bambini reali. Ed è per loro che ciascuno dovrebbe fare la sua parte. E anche noi potremmo chiederci: quale?
Il Caffè sospeso...
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Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).




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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…