6 Marzo 2026
Pornografia e violenza: una radice dimenticata nel dibattito sulla violenza di genere
Alla vigilia della Giornata Internazionale della Donna si riaccende puntualmente il dibattito sul patriarcato, sulla sudditanza tra uomo e donna e sulle dinamiche culturali che possono favorire la violenza di genere. È giusto e doveroso parlarne. La violenza va condannata senza esitazioni, sempre e comunque, sia quando colpisce una donna sia quando colpisce un uomo. Tuttavia, ascoltando il dibattito pubblico, colpisce una grande assenza: raramente si sente parlare della pornografia come possibile radice culturale profonda di molte forme di violenza che maturano nel cuore e nella mente delle persone, uomini e donne. Se vogliamo davvero prevenire fenomeni tragici come femminicidi e maschicidi, non possiamo limitarci ad analisi sociologiche o politiche. Dobbiamo avere il coraggio di interrogarci anche su ciò che alimenta quotidianamente l’immaginario affettivo e sessuale delle persone. E tra questi fattori la pornografia occupa ormai un posto centrale.
Non è più un fenomeno marginale o nascosto. È diventata un’industria globale e facilmente accessibile, spesso già in età molto precoce attraverso internet e i social media. Non c’è solo la pornografia esplicita con l’accesso a siti dedicati, ma siamo circondati da forme e messaggi indiretti a sfondo pornografico: immagini, linguaggi e contenuti che trasformano il corpo in oggetto di consumo e riducono la relazione tra uomo e donna a un meccanismo di piacere immediato. Ne sono pieni le canzoni, le pubblicità, le serie televisive e quelle che spopolano sulle piattaforme a pagamento.
Conseguenza? Da una parte il mercato del porno e di tutto l’entourage che gira intorno a questa macchina di soldi si rafforza e dall’altro la sessualità viene svuotata della sua dimensione relazionale. Ridotta a consumo, diventa più facile che l’altro venga percepito non come persona ma come oggetto. Ed è proprio questa logica dell’oggettificazione che apre la strada a comportamenti di dominio, possesso e violenza. Per questo motivo, se davvero desideriamo prevenire la violenza, è necessario intervenire con decisione. La famiglia ha qui un ruolo fondamentale. Bisogna che l’annuncio di fede entri ed evangelizzi il rapporto coniugale, accompagnando gli sposi a vivere una sessualità piena e appagante ma soprattutto sana. E poi il coinvolgimento dei genitori nel processo di crescita dei figli è decisivo per accompagnare bambini e adolescenti a diventare uomini e donne capaci di relazioni sane, rispettose e responsabili.
Non solo. La Chiesa cattolica potrebbe offrire un contributo prezioso. La morale sessuale cristiana, spesso percepita come un insieme di divieti, in realtà custodisce una visione molto più profonda della sessualità: quella di un linguaggio di dono reciproco, in cui il corpo esprime la dignità della persona e la relazione tra uomo e donna è fondata sul rispetto e sulla reciprocità. Proprio per questo motivo la pornografia è considerata come una distorsione della sessualità, perché separa il piacere dalla relazione e trasforma le persone in oggetti. Forse è arrivato il momento di dare maggiore fiducia a questa visione antropologica? Forse è davvero il caso di capire davvero il cuore della nostra proposta di fede? Forse sarà bene cominciare a rispondere a dovere a quanti accusano la Chiesa di favorire la sudditanza della donna all’uomo confondendo errori degli uomini con i contenuti della morale cristiana?
In questa prospettiva farei una domanda alla stessa comunità ecclesiale: perché non investire di più nella formazione degli operatori pastorali su questi temi? Sacerdoti, catechisti, educatori e animatori incontrano quotidianamente giovani e famiglie, ma spesso non hanno strumenti adeguati per affrontare in modo serio e competente la questione della pornografia e delle sue conseguenze culturali e relazionali. Se vogliamo davvero contribuire alla prevenzione della violenza e alla costruzione di relazioni più umane tra uomini e donne, non possiamo limitarci alla denuncia. Serve un impegno educativo profondo, capace di coinvolgere famiglie, scuola, società e comunità ecclesiale. Solo così potremo aiutare le nuove generazioni a scoprire che la sessualità non è consumo, ma relazione; non è dominio, ma incontro; non è possesso, ma dono. Un dono così grande e delicato da custodire con cura e amore.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…