Dal 9 all’11 marzo la nostra diocesi (Nocera Inferiore – Sarno) ha vissuto giorni di grazia intensa con gli esercizi spirituali per i laici guidati dal vescovo Mons. Giuseppe Giudice. Non sono stati semplicemente giorni di ascolto, ma un tempo di scuola del cuore: sedersi come discenti, mettersi in atteggiamento di apprendimento e attraversare con calma, con la Scrittura in mano, la poesia e l’attualità, le pagine della Passione di Gesù nel Vangelo secondo Matteo. È stato bello e quasi sorprendente riscoprirsi studenti davanti al mistero. In un tempo che corre veloce e consuma tutto in fretta, ci siamo concessi il lusso spirituale della lentezza: rileggere gli ultimi giorni della vita terrena di Gesù Cristo, fermarci sui dettagli, lasciarci interrogare dalle parole e dagli sguardi. Tutto questo attorno a un fuoco sempre acceso: l’adorazione eucaristica, presenza viva del Signore che continua a chiamare i suoi discepoli a vegliare con Lui.
Il filo rosso che ha accompagnato questo cammino è stato un’espressione precisa: “e cercava di vederlo…”. Il vescovo Giuseppe ha ricordato come sia relativamente facile vedere e seguire Gesù nei giorni luminosi della missione o nella gioia della risurrezione. Più difficile è cercarlo e riconoscerlo nei giorni della Passione. Eppure è proprio lì che il discepolo è chiamato a non distogliere lo sguardo. In questo percorso siamo stati aiutati anche a compiere un passaggio decisivo: dalla Pasqua ebraica alla Pasqua di Gesù. “L’ultima Cena non è l’ultima, ma la prima Cena pasquale del tempo nuovo. Ogni Eucaristia che celebriamo è sempre l’Eucaristia della vigilia, perché l’ultima sarà quella celebrata nell’eternità”. Questa prospettiva cambia lo sguardo: la liturgia non è memoria distante, ma anticipo del compimento. Per me che indegnamente vado a Messa ogni giorno questa consapevolezza allarga il cuore e lo spazio della vita.
Tra le pagine della Passione emerge con forza lo “scandalo del dolore”. Un mistero che attraversa ogni vita e che spesso lascia senza parole. Eppure, come ricorda la Scrittura, l’oro si prova nel crogiuolo. “Nel Getsemani Gesù è come l’oliva nel frantoio: spremuto, pressato, attraversato dalla notte. E proprio lì prega. Nell’ora del tradimento e della solitudine, mentre i discepoli si addormentano. Quel sonno non appartiene solo a loro. È il sonno della coscienza che ancora oggi caratterizza tanti davanti al dramma del dolore del mondo. L’agonia di Gesù è un’agonia senza anestesia, pienamente cosciente. Non fugge dal dolore: lo attraversa pregando”.
Poi c’è la scena struggente del rinnegamento di Pietro. Dopo l’arresto, l’apostolo segue Gesù da lontano. Ed è qui che la meditazione diventa provocazione per ciascuno di noi: “Se seguiamo Gesù da lontano – ha detto il vescovo – prima o poi lo tradiremo”. La distanza è il terreno fragile della fedeltà. Eppure la storia di Pietro non finisce con il tradimento. “Con una pedagogia paziente, Gesù lo conduce a riconoscere l’errore”. Qui si apre una riflessione importante per ciascuno di noi: “esiste un dolore giusto per i nostri peccati, quello che conduce al pentimento e alla conversione; ed esiste un dolore disperato che chiude alla speranza”.
Il cammino degli esercizi ci ha portato fino al culmine: la croce. Quel legno che ricorda il legno della culla. Lo stesso materiale, lo stesso mistero di fragilità e di promessa. Nel legno della croce si compie la vita donata; nel legno della culla era iniziata la storia dell’Incarnazione. Entrare nel mistero della Passione non significa fermarsi alla sofferenza, ma imparare a cercare Gesù proprio dove sembra più nascosto. Forse è questo il dono più grande di questi giorni: aver imparato ancora una volta che il discepolo non smette mai di cercare di vederlo. Anche quando la strada passa per il Getsemani e per il Golgota. Soprattutto allora.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…