Cosa pensano i giovani del valore della vita? Lo abbiamo chiesto a loro…

Un’opinione sui giovani sembra essere diffusa tra molti adulti: al giorno d’oggi non sanno più cosa vogliono dalla vita, mancano di punti di riferimento stabili, vivono alla giornata, sono senza progetti per il futuro e rischiano già da oggi di buttarsi via. A dir la verità alcuni episodi di cronaca sembrano dar ragione a questo modo “pessimista” di vedere lo stato delle cose. L’impegno che scuole, comuni e parrocchie hanno assunto per far fronte al disagio giovanile, sembra confermare almeno la preoccupazione che le giovani generazioni non sanno valorizzare a sufficienza la loro vita, rischiano di buttare un sacco di opportunità di crescita proprie dell’adolescente e della giovinezza. 

I valori morali sono dei punti di riferimento, come delle sponde, che contengono e indirizzano l’agire: andare oltre queste sponde può significare andare fuori strada e sperperare le proprie capacità. Il rispetto, l’amicizia, la giustizia, la solidarietà, la convivenza pacifica, l’amore, la vita, sono detti valori morali proprio perché danno valore all’esistenza di una persona e la loro presenza rende quella vita buona. Stare bene moralmente significa semplicemente “stare nel bene” e avere un’esistenza arricchita di bellezza.

E noi accettiamo la sfida! Parliamo con i nostri alunni di questi valori, li affrontiamo insieme perché desideriamo per loro una vita “piena e vera”. Tra questi il valore della dignità della vita umana ha “aperto gli occhi dei ragazzi” su un vasto mondo che a poco a poco vogliono affrontare.  

I principi della Costituzione italiana e della Carta dei diritti umani ribadiscono che tutti gli uomini sono uguali in dignità, e che ognuno merita di essere trattato allo stesso modo degli altri solo per il fatto di essere un essere umano. Di conseguenza non si deve assolutamente fare discriminazione per nessun motivo tra le persone (che si tratti di anziani, di disabili, di poveri, di maschi o femmine, di bambini non nati…). I principi su cui si basa la democrazia sostengono che nessuno ha il diritto di affermare che qualcuno vale più di un altro, sia a parole che nei fatti. Nessun uomo può arrogarsi il diritto di essere un assoluto verso i suoi simili (il termine deriva dal latino ab-solutus che significa “svincolato da qualsiasi dovere” o obbligo verso gli altri).

E su questo i ragazzi hanno manifestato di avere idee abbastanza chiare. Ascoltiamo alcuni ragazzi della 3G dell’Istituto Comprensivo Statale “Cariteo-Italico” di Napoli. 

Vittoria Laforgia e Morena Castellone scrivono:

Il valore della vita umana è il tesoro più grande che abbiamo. Immaginate che ogni persona sia come un libro unico al mondo: quando una vita viene interrotta o calpestata, è come se quel libro venisse strappato prima ancora di essere letto o finito. Rispettare la vita significa capire che ogni essere umano, chiunque esso sia, ha il diritto di esistere, di essere al sicuro e di essere trattato con dignità.

Purtroppo, nel mondo accadono cose che vanno contro questo principio.

Pensiamo ai crimini di guerra: quando scoppia un conflitto, spesso vengono colpite persone innocenti che non c’entrano nulla con la politica. Case, scuole e ospedali vengono distrutti, e chi dovrebbe essere protetto diventa invece una vittima. È una gravissima violazione perché toglie il futuro a intere famiglie, possiamo prendere come esempio la guerra tra Russia e Ucraina che continua da anni e anni tormentando un’intera popolazione.

C’è poi il tema dell’immigrazione. Molte persone scappano da situazioni terribili, come la fame o la violenza, sperando di trovare un posto dove vivere in pace. Spesso però affrontano viaggi pericolosissimi su barche fragili o attraverso deserti. Quando queste persone perdono la vita durante il tragitto, è una tragedia che ci ricorda quanto sia fragile la dignità umana se non ci prendiamo cura gli uni degli altri, a prescindere da dove siamo nati.

Un altro esempio riguarda la violenza di genere. Accade quando qualcuno viene trattato male, picchiato o offeso solo perché è una donna. Nessuno ha il diritto di dominare su un altro o di usare la forza per farsi ubbidire. Ogni forma di violenza fisica o psicologica è una ferita alla libertà e alla vita di quella persona. Una vicenda che a noi ha colpito molto su quest’argomento è la storia di Giulia Cecchettin che era una giovane studentessa veneta a cui mancava pochissimo alla laurea in ingegneria. La sua vita però fu spezzata dall’ex fidanzato, che non accettava la fine della loro relazione e il successo di lei.

Infine, si parla spesso dell’aborto, un tema molto delicato che riguarda l’interruzione di un bambino ancora non uscito dal grembo della madre. È un argomento che fa riflettere sul confine tra i diritti di chi deve nascere e le scelte difficili che le persone si trovano ad affrontare, toccando il valore sacro che diamo all’esistenza fin dal suo inizio. Noi pensiamo che la vita non debba mai essere negata, soprattutto ad una persona ancora non nata e che non può esprimere la sua.

In tutti questi casi, il messaggio centrale è lo stesso: la vita è preziosa.

Proteggerla significa scegliere sempre la gentilezza invece della forza e l’aiuto invece dell’indifferenza.

Leggi anche: Libano, Gaza, Israele: le storie dei più indifesi nella guerra che svuota le case

Gaia Piscopo scrive:

La vita è il bene più prezioso che possediamo; è un dono unico che non dovremmo mai dare per scontato. È un insieme incredibile di emozioni: gioia, tristezza, ansia e felicità. Proprio perché la vita è una sola e irripetibile, dovremmo cercare di viverla pienamente, valorizzando ogni singolo istante, anche quelli apparentemente più ordinari, come una semplice domenica trascorsa a casa della nonna. Sono proprio questi piccoli momenti a dare senso alla nostra esistenza.

Eppure, nonostante tutta la bellezza che la vita ci offre, troppo spesso non la rispettiamo come meriterebbe. Fin dai tempi più antichi, l’essere umano ha risposto a questo dono con la violenza. La guerra rappresenta il momento in cui l’umanità smette di riconoscere il valore della vita. In guerra, quella vita fatta di sogni e affetti viene ridotta a un semplice numero o a un ostacolo da eliminare per raggiungere il potere. Torturare chi è indifeso, distruggere ospedali e scuole significa rinunciare a qualsiasi briciolo di umanità. In quei momenti, neanche l’aggressore considera che ogni vittima ha una vita preziosa, una famiglia e una felicità da perseguire.

In questo periodo stiamo studiando la Shoah e sono rimasta profondamente colpita dalle interviste di Liliana Segre e Sami Modiano. Ascoltando le loro parole, ho pensato che spesso ci lamentiamo delle piccole difficoltà quotidiane, mentre i loro occhi raccontano una forza incredibile: nonostante tutto ciò che hanno subito, non provano odio né cercano vendetta, ma chiedono amore, pace, rispetto e, soprattutto, memoria.

Le continue guerre costringono molte persone a lasciare la propria casa, la città e la vita di sempre, restando sole con la sensazione che il mondo intero sia crollato addosso. Questo avvicina dolorosamente al dramma dell’immigrazione: nessuno abbandona i propri affetti se non è spinto dalla disperazione. Molti fuggono dalla morte, cercando solo il diritto fondamentale di vivere.

Lo stesso desiderio di controllo che genera conflitti si manifesta purtroppo anche nella vita quotidiana, colpendo soprattutto le donne e limitando libertà, scelte e dignità. Ogni volta che qualcuno viene umiliato o privato della possibilità di decidere per sé, la libertà umana subisce una ferita profonda. Un esempio che mi ha colpito molto è la storia di una ragazza di nome Giulia, uccisa e rinchiusa in una valigia. Leggere di casi come questo lascia senza parole e fa riflettere su quanto sia importante difendere la vita e l’umanità in ogni sua forma.

Questo tema ci porta anche a confrontarci con questioni complesse come l’aborto. Si tratta di storie reali, spesso segnate da paura, solitudine o difficoltà. Da un lato c’è il valore della vita che comincia, dall’altro ci sono donne di fronte a decisioni enormi e dolorose. Questo dovrebbe spingerci ad ascoltare di più, giudicare di meno e rispettare le esperienze altrui.

Infine, non possiamo dimenticare che tutta questa bellezza ha bisogno di un ambiente sano in cui crescere. Non possiamo pensare al nostro benessere se il pianeta che ci ospita si ammala: l’inquinamento colpisce l’aria che respiriamo, l’acqua che beviamo, il cibo che portiamo sulle nostre tavole. Danneggiare la natura significa danneggiare anche noi stessi e le generazioni future.

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Questa nuova rubrica di Punto Famiglia ci ricorda una verità che troppo spesso dimentichiamo: se vogliamo davvero parlare ai ragazzi, dobbiamo prima imparare ad ascoltarli. Con gli occhi dei ragazzi nasce proprio da qui, dal coraggio di lasciare spazio alla loro voce, al loro sguardo limpido e diretto sulla realtà, e dalla responsabilità adulta di accompagnarli senza sostituirci a loro. Le pagine che seguono non sono semplicemente esercizi di scrittura o racconti di esperienze scolastiche. Sono frammenti di vita, riflessioni autentiche, domande aperte che interrogano anche noi adulti. I ragazzi, quando vengono messi nelle condizioni di esprimersi, sanno parlare di amicizia, solidarietà, legalità, rispetto, fede e fragilità con una profondità che sorprende e disarma.
Come Punto Famiglia sentiamo forte il dovere di dare cittadinanza a queste voci in crescita. Accompagnare i ragazzi alla maturità significa riconoscere che hanno qualcosa di vero e importante da dire, oggi, non solo domani. Significa fidarsi del loro pensiero, accogliere le loro emozioni e camminare accanto a loro nel difficile ma affascinante percorso della crescita.
Guardare il mondo con i loro occhi non è un gesto di concessione, ma un investimento educativo e culturale. Perché solo dando voce ai ragazzi possiamo aiutarli a diventare adulti consapevoli, responsabili e capaci di prendersi cura degli altri. E, forse, possiamo imparare anche noi a guardare la realtà con uno sguardo più autentico e più umano.
Giovanna Abbagnara, direttore di Punto Famiglia



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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

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Lidia Lanzione

Lidia Lanzione, è sposata dal 2001 con Massimo, medico e diacono permanente. È mamma di 4 figli, Myriam, Pasquale, Noemi Zélie e Pier Giuseppe.
È insegnante di religione cattolica ed è impegnata nella pastorale familiare accompagnando insieme al marito coppie di sposi nel cammino coniugale e giovani al matrimonio.
È impegnata da alcuni anni nel servizio regionale della Conferenza Episcopale Campana per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

Per l'editrice Punto Famiglia ha curato con altri sposi l'antologia,
Zelia Guerin Martin, Frammenti di vita familiare, 2012;
In cammino con i Santi Luigi e Zelia, 2015;
30 giorni con Luigi e Zelia, Vivere la santità nel quotidiano , 2015;
Adoriamo Te, 10 momenti di adorazione eucaristica alla luce dell'Amoris Laetitia, 2021.

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  1. Gentile Dottoressa, lei ha scritto una bellissima frase "Le famiglie non sono perfette. Non lo sono mai state e non…

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