Quaresima. Credere o no alla Resurrezione di Gesù cambia tutto!
Credere che Gesù è risorto pur non potendolo verificare empiricamente è beatitudine. Perché? Perché vivere con la speranza o vivere senza speranza fa la differenza e ciò a partire dal proprio “io” fino a riversarsi sull’intera comunità in cui ciascuno è inserito. Siamo cristiani solo se viviamo da risorti.
Anche quest’anno lo scorso 18 febbraio la Chiesa, con il Mercoledì delle Ceneri, ha introdotto il popolo di Dio nel tempo di Quaresima. La Quaresima è un periodo di quaranta giorni in cui i cristiani si predispongono adeguatamente a vivere e celebrare la Pasqua del Signore. Questo “tempo” per la sua ciclicità ha una funzione marcatamente formativa e educativa per la crescita e la maturazione della fede. Durante la Quaresima, infatti, i cristiani sono esortati a riscoprire la promessa del Battesimo, a compiere introspezione per verificare a che punto sono del loro cammino spirituale.
La Chiesa incoraggia una frequenza più assidua con Parola di Dio e con i sacramenti, in modo particolare con la Riconciliazione e con l’Eucarestia. Perché la Quaresima è un tempo di “purificazione” e ricorda ai credenti che nel loro percorso di vita non sono soli ma hanno Gesù Risorto. Gesù ha detto: “Sarò con voi fini alla fine”, “Vi manderò il Paraclito”. Ecco, la Quaresima attesta la veridicità di queste promesse. Dio è accanto a ciascun fedele, abita nell’interiorità del cuore, può guidare i dinamismi della coscienza e orientarla al bene. Detto questo, ci si chiede: a cosa serve intensificare in questo periodo la preghiera, la lettura della Parola e la frequenza ai sacramenti? Facciamo un esempio molto semplice, perdonatemi se può risultare banale: in vista dell’estate quasi sempre si ricorre alla dieta e all’allenamento per rendere il corpo più presentabile in spiaggia; nella Quaresima ci si “allena” per rendere lo spirito più docile alla Grazia di Dio, ci si predispone ad incontrare il “Risorto” e a lasciar morire e far rinascere il proprio “io”.
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In tal senso, il cristiano maturerà la consapevolezza che non esiste più “Giudeo o Greco, Schiavo o Libero” ma che tutti siamo figli di Dio in Cristo e grazie all’azione dello Spirito Santo. Siamo sollecitati ad abitare il tempo attuale tenendo conto degli insegnamenti del Vangelo: ciò comporta responsabilità, impegno ma anche gratificazione. I cristiani devono “fasciare le ferite” di coloro che hanno il cuore spezzato e ciò non significa che bisogna diventare medici! Significa, invece, accrescere le proprie capacità di empatia e di ascolto verso se stessi in primis e verso gli altri. La Quaresima è una palestra in cui si progredisce nella comprensione del mistero della vita e si approfondisce la propria vocazione ovvero il proprio “posto nel mondo”. Porsi al seguito di Gesù a partire dalle rive del Giordano fino al cuore di Gerusalemme non è solo un viaggio geografico ma un itinerario del cuore che riporta all’essenza dell’essere cristiani. Gesù è vivo e la morte ha perso il suo potere.
Le avversità? Quelle caratterizzano l’intera esistenza umana ma con Gesù sì ha una maggiore possibilità di affrontarle e superarle. Dio è dalla parte dei giusti. Vivere seguendo i suoi insegnamenti porta alla gloria anche se non in maniera effimera ed immediata. Il “fidarsi di” non esprime la vulnerabilità dell’uomo ma costituisce il suo punto di forza! Credere è forza e non debolezza. Si pensi queste considerazioni in ambito educativo come favoriscono la crescita e la maturazione personale. Fidarsi e credere in qualcuno oggi è considerato un rischio. La Quaresima e La Pasqua dicono al mondo, invece, che credere e fidarsi sono un dono per l’umanità. Credere che Gesù è Risorto pur non potendolo verificare empiricamente è beatitudine. Perché? Perché vivere con la speranza o vivere senza speranza fa la differenza e ciò a partire dal proprio io fino a riversarsi sull’intera comunità in cui ciascuno è inserito. Tuttavia, Gesù non è un ideale ma è reale. L’episodio sulla strada di Emmaus ha proprio questo scopo: Gesù cammina affianco di tutti e aiuta ad attraversare delusioni e fallimenti proprio come fa con i due discepoli di Emmaus affina il loro sguardo sulla comprensione della vita e della realtà.
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Grazie del bell'articolo, puntuale e preciso. Siamo giunti a questo punto perché le premesse c'erano già tutte a partire dalle…
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Gentile Dottoressa, lei ha scritto una bellissima frase "Le famiglie non sono perfette. Non lo sono mai state e non…