CORRISPONDENZA FAMILIARE
Carlo Casini. Il santo viaggiatore
23 Marzo 2026
È morto il 23 marzo 2020, alla vigilia della festa dell’Annunciazione, un evento liturgico molto importante per lui che, da buon fiorentino, ricordava con fierezza che nei secoli passati – e fino al 1750 – la Repubblica della sua città in questo giorno festeggiava l’inizio del nuovo anno. La sua vita terrena si è conclusa nel giorno in cui la Chiesa celebra quel Dio che entra nella storia attraverso il grembo di una Donna. Nel giorno in cui Dio si è fatto… embrione. Quel giorno segna una svolta decisiva nella storia dell’umanità, rappresenta un nuovo e definitivo inizio. Mi sembra la cornice storica più adatta per parlare di Carlo Casini.
Quando penso a Carlo la prima immagine che mi viene in mente è quella di un uomo che ha viaggiato, ha viaggiato tanto. Da Firenze a Roma, quando iniziò l’impegno politico. Più tardi, da Roma a Bruxelles per continuare in ambito europeo il suo ministero. Ha viaggiato per portare ovunque l’annuncio della vita. Non solo nelle sedi istituzionali e accademiche più prestigiose ma anche nei più piccoli Comuni italiani per sostenere e incoraggiare l’impegno dei volontari del Movimento per la Vita.
L’immagine del viaggio ben si adatta al ministero che la Provvidenza gli ha affidato. In fondo difendere la vita fin dal concepimento significa permettere a quel piccolo essere umano, ancora indifeso e nascosto, di compiere tutto il tragitto della vita. Non solo il tragitto che dal grembo lo porta alla luce ma anche tutta l’avventura della vita, fino a quando varcherà la soglia dell’eternità.
Chi ha fede sa che il primo Viaggiatore è Dio stesso. All’inizio di ogni giorno recitiamo l’Angelus e ripetiamo le parole scolpite nel Vangelo di Giovanni: “Il Verbo si è fatto carne”. È Dio che compie il tragitto più paradossale che si possa immaginare: un Dio che entra nella storia, l’infinito diventa finito, l’immortale diventa mortale. Un tragitto assolutamente impensabile per l’umana ragione. E tutto questo per dare all’uomo la possibilità di fare della sua vita un pellegrinaggio, non più come “un essere solo nell’immensità indifferente dell’universo”, come scriveva il filosofo Jacques Monod, un essere che deve portare da solo il peso dell’esistenza umana, ma come una creatura che, in tutte le circostanze della vita, può contare sulla presenza amorevole di Dio.
Leggi anche: Carlo Casini, un uomo integro, verso la causa di beatificazione
È questa la fede che ha illuminato e sostenuto Carlo. Senza questa fede non avrebbe potuto fare della sua esistenza un’avventura così dinamicamente missionaria, non avrebbe avuto il coraggio di combattere contro i poteri forti, quelli che in ogni modo cercano di tarpare le ali della verità. Nella sua vita la fede ha giocato un ruolo fondamentale.
È doveroso ricordare il magistrato e il politico, l’uomo di cultura e l’instancabile volontario. E prima ancora lo sposo e il padre. Ma tutto questo nasce dalla fede e dalla coscienza di essere non solo un figlio infinitamente amato dal Padre celeste ma anche un ambasciatore di Dio. Per questo non ha avuto paura di dire come gli angeli a Betlemme: “Gloria a Dio e pace in terra” (Lc 2,14). Quella pace inizia aiutando ogni madre a fare alleanza con il bambino che porta in grembo, accogliendo “il più povero dei poveri”, come diceva Madre Teresa.
Allora, come oggi, la pace sembra impossibile, soffocata da nazionalismi e da strategie geo-politiche che non tengono in nessun conto l’inviolabile dignità della persona. Il diritto viene piegato agli interessi di parte. A ben vedere, è la stessa logica che trionfa nella società quando difende e promuove il diritto di sopprimere la vita nel grembo materno. Anche l’annuncio della vita sembra sconfitto dalla prepotenza di una cultura che non sa più riconoscere la bellezza della vita, anche e soprattutto quella segnata dalla fragilità. “Il nostro mondo fatica a trovare valore nella vita umana”, ha detto Papa Leone. In un contesto come questo l’impegno per la vita diventa ancora più urgente e necessario. E la testimonianza di Carlo appare ancora luminosa.
Carlo ha viaggiato tanto, ha macinato chilometri e chilometri, saliva e scendeva dall’aereo e dal treno come chi entra e esce dalla casa. Quest’uomo, che usava il tempo del viaggio per scrivere articoli e lettere (mi ricorda Giorgio La Pira, un altro grande fiorentino d’adozione e di azione), ha concluso la sua vita in una crescente immobilità. Che paradosso! Ma lui sapeva che, vissuta in compagnia di Dio, la vita non ci rende turisti curiosi ma pellegrini che vivono ogni esperienza come una tappa di un viaggio che trova il suo approdo nell’abbraccio di Dio.
E proprio quando abbiamo l’impressione che tutto sia finito… tutto ricomincia. E noi siamo certi che dal Cielo Carlo continua il suo ministero e dona anche a noi il coraggio di non arrenderci dinanzi ai potenti che vogliono calpestare la verità della vita.
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).


1 risposta su “Carlo Casini. Il santo viaggiatore”
Grazie per questo ricordo di CARLO CASINI. Ho avuto l’immenso piacere di conoscerlo durante un Congresso Internazionale per la VITA organizzato dalla Prof.ssa Anna CAPPELLA all’UNIVERSITA’ CATTOLICA del SACRO CUORE annessa al POLICLINICO GEMELLI ROMA.