Il benessere dovrebbe spingere ad avere più figli, ma non è così
L’inverno demografico in Italia continua e non demorde. Nel 2024 i nuovi nati sono scesi a 370.577, il minimo storico per il Paese, proseguendo in una tendenza negativa ormai pluriennale. A incidere sono diversi fattori, tra cui l’età sempre più avanzata delle madri, oltre 33 anni in media per le italiane e la riduzione delle donne in età fertile. Lo dice il Rapporto Cedap (Certificato di assistenza al parto) del Ministero della Salute. Il ricorso al taglio cesareo, che continua a interessare circa tre parti su dieci, rimane una quota considerata ancora superiore agli standard raccomandati a livello internazionale.
Il portale internet SaluteIn, con il giornalista italiano Antonio Sette, ha intervistato il Ministro per la famiglia, la natalità e le pari opportunità Eugenia Maria Roccella. I numeri dicono tutto (come spiega nel sul libro “L’antidoto” Claudio Cerasa, direttore del “Foglio”): l’Italia ha il tasso di fecondità più basso d’Europa (1,18 figli per donna contro una media europea di 1,38), l’età media più alta (48,7 anni contro 44,7) e un calo previsto della popolazione in età lavorativa che è il più alto fra i grandi paesi europei (-19% entro il 2040, contro -14 di Germania e Spagna).
“Concordo sul fatto che la denatalità sia il vero ‘elefante nella stanza’ del nostro tempo, – dice la Ministra Roccella – una transizione epocale che condiziona tutte le altre, e che troppo a lungo si è fatto finta di non vedere. Per leggere adeguatamente il fenomeno, però, dobbiamo guardare oltre i nostri confini. Il calo delle nascite non riguarda solo l’Italia: è un problema che investe ormai tutta Europa e gran parte del mondo sviluppato. Da noi i numeri sono più evidenti perché il processo è cominciato prima e quindi nel tempo sono diminuite le donne in età fertile, ma ci sono Paesi come la Francia che ha una solidissima tradizione di politiche nataliste, che ora stanno decrescendo più velocemente di noi. Il fatto che quella demografica non sia una malattia italiana ma sia diventata una vera e propria pandemia non significa certo deresponsabilizzarci rispetto alla necessità di politiche incisive, e infatti il governo ha messo il tema non solo all’ordine del giorno del dibattito pubblico ma anche al centro della propria azione concreta. Leggere i fenomeni però è importante per affrontarli nel modo giusto”.
“Quali sono le ragioni, culturali, economiche e sociali, che frenano in modo così preoccupante la natalità”, chiede il giornalista.
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“Contrariamente a quello che molti pensano, – risponde la Ministra Roccella – c’è in tutto il mondo una correlazione ormai evidente tra lo sviluppo economico e sociale e la denatalità. La Corea, che fino a qualche decennio fa aveva una media di sei figli per donna, dopo una fase di sviluppo galoppante è crollata al di sotto di un figlio per donna. Ma le curve tendenziali ci dicono la stessa cosa ovunque. Perfino in alcune aree del continente africano, che vanta altissimi tassi di natalità, le proiezioni indicano una prossima inversione di tendenza. Il rapporto tra benessere e denatalità è quello che gli studiosi chiamano ‘paradosso demografico’, e ci dice che limitarsi a ragionare sulla demografia in termini di cause materiali è a dir poco riduttivo. Ovviamente i sostegni economici, la disponibilità di servizi, la possibilità di conciliare vita familiare e lavoro, in particolare per le donne, sono fattori importantissimi, che migliorano le condizioni di vita delle famiglie e restituiscono alla genitorialità quel valore sociale che anni di disattenzione le hanno sottratto. Ma alla base deve esserci la consapevolezza di un problema che oggi è anche, se non soprattutto, culturale. È come se il benessere portasse con sé una sorta di ‘sazietà di vita’, che rende i figli un elemento non più così importante di realizzazione. Lo sforzo da compiere, accanto agli investimenti materiali, è dunque quello di rendere la genitorialità compatibile e anzi appetibile alla luce dei nuovi stili di vita. È trasformare la sazietà in sovrabbondanza di vita, in qualcosa che si abbia il desiderio di trasmettere ad altri”.
Ecco dunque un nucleo importante della questione: il benessere dovrebbe spingere ad avere più figli, ma non è così. Anzi, è vero il contrario. I circa 1350 banchi vuoti di scuola della nostra ricca provincia reggiana ne sono una prova.
Il Magistero della Chiesa (inascoltato) ha sempre detto e spiegato che la bellezza della vita umana va difesa, protetta e trasmessa alle nuove generazioni perché ne restino affascinate e stupite tanto da volerla trasmettere.
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