Adozione spirituale del concepito? Ecco cosa dice Papa Leone XIV
“Oggi in Polonia si celebra la Giornata della Santità della Vita. Abbiamo davvero bisogno di iniziative come quella dell’Adozione spirituale di un bambino concepito, che viene lanciata proprio oggi. In un tempo segnato dalla follia della guerra è importante difendere la vita dal concepimento al suo naturale tramonto”.
Sono parole di Papa Leone XIV, pronunciate in San Pietro durante l’udienza generale, nella mattina di mercoledì 25 marzo, significative tantopiù perché proferite nel giorno in cui la Chiesa ricordava il concepimento di Gesù, a seguito dell’annuncio dell’angelo Gabriele e del “Fiat” di Maria.
L’adozione spirituale di un bambino concepito è un gesto d’amore che riconosce nell’altro, il più piccolo tra gli esseri umani, un fratello in dignità, un figlio di tutta l’umanità. È un modo per riparare, davanti a Dio, al suo rifiuto da parte di chi non lo vede, non lo riconosce, lo considera materiale organico e non figlio amato del Padre come ognuno di noi.
Il parallelismo del Pontefice tra il rispetto per la vita nascente e le tante guerre che affliggono l’umanità stona ai più, in una cultura dive la libertà non tiene conto della dignità intrinseca di ogni vita umana; eppure, il pensiero di Leone segue il solco di molti santi.
Ricordiamo, ad esempio, Madre Teresa di Calcutta, che – ritirando il premio Nobel per la Pace – nel 1979 ebbe a dire che il più grande distruttore della pace è l’aborto: “Se una madre può uccidere suo figlio, cosa mi impedisce di uccidere te?”.
Anche Padre Pio era convinto che l’aborto fosse un gesto strettamente connesso con il male dilagante nel mondo. “Se l’umanità dimenticasse l’aborto anche solo per un giorno, Dio donerebbe la pace per sempre”.
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Il Papa insiste anche sulla dignità della vita fino al suo compimento naturale perché, soprattutto là dove predomina il materialismo, siamo sempre più tentati di idolatrare la salute, di considerare la vita “degna di essere vissuta” solo a determinate condizioni. Tendiamo a rispondere alla disperazione del malato (a livello fisico o psicologico) non portando cure, vicinanza, speranza (quella cristiana, del Risorto, non quella ingenua fatta solo di belle parole), ma portando la morte, avvallando e aumentando la disperazione della persona che non trova ragioni per vivere.
Condannare chi ha abortito, chi procura o difende l’aborto; chi difende, pratica, promuove o chiede l’eutanasia non è ciò che ci è chiesto come cristiani, a noi sta più piuttosto indicare che l’amore, quello di Cristo, non degli slogan, è l’unica strada: per affrontare l’imprevisto, la disperazione, il rimpianto e il peccato. Inoltre, non dimentichiamo di mostrare la misericordia di Dio, che è più grande di ogni nostro rifiuto ed errore.
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).











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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…