Il calice amaro della Nigeria
Damilola Saka on Pexels
L’attacco alle comunità cristiane nel Plateau è l’ultimo segnale di un Paese che sta scivolando in una crisi multidimensionale. Una fede che resiste sotto il fuoco, tra le radici di una terra che soffre la fame e l’abbandono. Mentre il terrorismo rialza la testa, la fame minaccia 33 milioni di persone e le chiese sembrano riempirsi di morte.
Le palme tra le mani, i canti, la polvere delle strade che si alza sotto i passi di una folla in festa. Per la Chiesa Cattolica, la Domenica delle Palme non è solo un rito, è l’ingresso di Cristo nella propria vita. Ma quest’anno, in Nigeria, per le comunità del Plateau, il canto si è spento nel boato delle armi. Uomini armati hanno fatto irruzione durante le celebrazioni. Non cercavano obiettivi militari, ma le famiglie radunate in preghiera.
Ridurre quanto sta accadendo a semplice terrorismo sarebbe un errore di prospettiva. Colpire una comunità cristiana mentre celebra la Passione è un atto di comunicazione violenta, come a voler dire: “Il vostro Dio non vi protegge”.
In Nigeria, l’identità religiosa è diventata la linea di faglia su cui si scaricano tensioni diverse. Nel centro del Paese, dove il Nord musulmano incontra il Sud cristiano, si combatte una guerra invisibile per la terra e l’acqua, esasperata dai cambiamenti climatici. In questo caos, un villaggio cristiano non è più solo un insieme di case, diventa un bersaglio scelto. Colpirlo significa dire a quella gente che non ha più il diritto di restare lì. È il tentativo di cancellare una presenza.
È una strategia che non lascia spazio a dubbi per chi vive sul campo. Come ha denunciato con forza Monsignor Wilfred Anagbe in un’intervista per Avvenire, non siamo di fronte a scontri casuali ma a un vero e proprio genocidio dei cristiani. “È in corso un piano per eliminare la nostra presenza”, è il grido del vescovo nigeriano. Non si tratta solo di rubare terre o bestiame: l’obiettivo è lo sradicamento di una fede, il soffocamento di una comunità che, nonostante tutto, si ostina a non rinnegare Cristo.
È davvero persecuzione? La risposta richiede onestà: sì, ma immersa in un oceano di instabilità. C’è la persecuzione mirata – sacerdoti rapiti, chiese bruciate, fedeli massacrati – che convive con un collasso totale dello Stato. In ampie zone del territorio, le bande criminali e i jihadisti di Boko Haram dettano legge, approfittando di una fragilità istituzionale che lascia i civili inermi di fronte a tanta violenza.
Eppure, nonostante il sangue, le chiese continuano a riempirsi. Secondo il Report sulla Libertà Religiosa di ACS e le indagini del Pew Research Center, la Nigeria ha uno dei tassi di frequenza alla messa più alti al mondo (attorno al 94% tra i cattolici). Questo dato non cala nonostante l’aumento dei sequestri di sacerdoti e degli attentati nelle chiese.
Mentre guardiamo le ferite provocate dai proiettili, non dobbiamo perdere di vista quelle, altrettanto letali, causate dalla fame. Chi sopravvive agli assalti spesso si ritrova senza nulla. I campi vengono abbandonati per paura o distrutti dai terroristi, l’inflazione galoppante ha reso il cibo un miraggio e 33 milioni di nigeriani rischiano oggi la carestia.
La persecuzione non finisce con l’attacco armato; prosegue nel quotidiano di milioni di sfollati che non hanno più una casa. Oltre sei milioni di bambini soffrono di malnutrizione acuta: una generazione che cresce nel vuoto, tra il trauma della violenza e la carenza di cibo.
Nelle comunità cristiane del “Middle Belt” la fede è, forse, oggi, l’unico collante sociale rimasto dopo che lo Stato ha fallito nel fornire sicurezza e servizi. Significa riaffermare la propria presenza sul territorio, dire al mondo – e a chi imbraccia il fucile – che quella comunità esiste e non ha intenzione di sparire.
Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia
Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).












ULTIMI COMMENTI
Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…