Plasmati dal figlio: da sposi a genitori

Di Giada, autrice della pagina “Ne senti la voce”

L’arrivo di un figlio trasforma profondamente la coppia, mettendola alla prova e ridefinendo identità e relazioni. La genitorialità porta stanchezza, cambiamenti e possibili incomprensioni, che possono rafforzare o incrinare il legame. La solidità della coppia dipende dal lavoro fatto prima e dalla capacità di comunicare, affrontare i conflitti e sostenersi. Padre e madre affrontano difficoltà e novità diverse, da prospettive diverse: come non perdersi, allora, in questo nuovo, bellissimo, ma anche faticoso caos? Alcuni spunti partendo dall’esperienza.

Un figlio non fortifica la coppia. La mette alla prova, la sconquassa, la tempra. Perché? Perché rimodella tutto ciò che lo accoglie. La sposa diventa anche madre, lo sposo si fa anche padre, le famiglie di origine entrano nel ruolo di nonni e così via. E tutti, nessuno escluso, devono fare i conti con una nuova identità che, come una deflagrazione, coinvolge ogni aspetto. Ogni minuto della propria quotidianità. Ma la coppia, la cosa più importante agli occhi del figlio, è sulla linea di fuoco. E oltre alla nuova identità (per la donna trasformativa anche visivamente, nel corpo) si hanno come bonus stanchezza, occhiaie, stress, cambi di ritmi e routine. E non c’è una scadenza: la giostra (o il tritello!) non si ferma, non conta volerlo o meno. Qua, la coppia, si consolida o si spacca. In ogni caso, viene plasmata dal figlio. E occorre che glielo si lasci fare: qua sta la parte tosta, in fondo. 

Perché il figlio fa… il figlio. 

Ha le sue esigenze, la sua crescita, le sue sfide da proporre. E la coppia, che cos’ha? Se si rafforza, questo non avviene per caso: significa che, negli anni precedenti, a partire dal fidanzamento, c’è stato un buon lavoro sulla relazione. Oppure che sta utilizzando gli strumenti giusti per far fronte, con pazienza, alla nuova vita familiare. Imparando a dialogare sul serio si è appreso anche come comunicare, come litigare e come riparare. Sono stati acquisiti alcuni strumenti essenziali che, nonostante tutto, restano le basi comuni del cammino sponsale. Se si spacca, questo può avvenire lentamente, in modo silente. Non per forza occorre arrivare alla separazione fisica: nei nuovi ruoli la coppia non si riconosce più e fatica a ritrovarsi. Viene, in qualche modo, fagocitata dalla genitorialità, anche con le migliori intenzioni. Il partner diventa un ostacolo, un nemico, il bastone fra le ruote di questa nuova strada. Un esempio: l’uomo può non capire che la donna è biologicamente portata all’accudimento totale del nuovo arrivato – tutto, in lei, si è preparato a questo. È normale, perciò, una fase di distanza fisica, con tempistiche variabili da coppia a coppia: è importante che finisca e che gli sposi ritrovino intimità e complicità, ma è un tempo altrettanto fisiologico, che occorre rispettare da ambo le parti. Se l’uomo, però, non ne comprende la portata (e dunque cerca di evadere dal suo nuovo ruolo) finisce per soffrire, per sentirsi rifiutato o escluso dalla nuova diade, arrabbiato, creando una frattura laddove occorrerebbero pazienza e cura

Un altro esempio al femminile: la madre prova risentimento verso il padre, a cui sembra la vita non essere stata sconvolta quanto a lei. L’uomo, il cui corpo non è stato radicalmente trasformato dalla paternità, apparentemente (sottolineo!) è meno toccato dall’arrivo di un figlio: il congedo dura poco, il lavoro resta immutato e il corpo pure. Mentre la donna viene assorbita dal nuovo arrivato, che la reclama tutta per sé, può essere attraversata da mille emozioni contrastanti verso il partner. La rabbia è solitamente preponderante e porta il dialogo a incrinarsi sul nascere. Ci sono innumerevoli cambiamenti che un figlio porta con sé, nel suo fagottino: sapere che ci chiederà di accogliere una nuova identità può fare la differenza. Non più solo figlia o figlio, sposa o sposo… anche madre e padre, ruoli dapprima sconosciuti a cui dare il benvenuto. Non si è mai pronti e non si può mai dirsi pronti. 

Leggi anche: Intervista ai genitori di Sammy Basso. Una vita da abbracciare

Possiamo farci plasmare da questa nuova vita, dal figlio che è nato. Di più, la coppia può farsi plasmare dal Figlio, da Gesù stesso. Nel giorno del Battesimo del nostro Daniele Nicodemo abbiamo voluto condividere una frase con chi ha festeggiato assieme a noi: “S’aperse in novi amor l’Etterno amore”. È Dante, il Paradiso. 

Dio si fa figlio anche oggi, in vostro figlio, che è figlio anche del Suo amore: giochiamo con le parole ma crediamo che davvero il volto del Signore si manifesti nelle Sue creature. E che dunque abbiano una missione terrena, una vocazione, che, come genitori, abbiamo il privilegio di poter veder fiorire. E come si fa, a farci plasmare quando vorremmo, magari, solo scendere dalla giostra? Alle mie amiche mamme che si fanno mille domande (perché non dorme più? Perché non vuole mangiare nulla? Perché non…) faccio spesso una battuta: “Non farti domande, segui il flusso!”. Vale poco ma aiuta a ricordarci, insieme, che spesso dobbiamo solo accogliere tutte le nuove fasi e sfide che ci si presentano. Per me è consolante sapere che seguire la corrente non significa perdersi ma abbracciare pienamente il presente. Non so quale risposta si danno gli atei. Per noi cristiani qui entra in gioco la fede: scoprire che la tua vita è diventata “vita donata” significa entrare più in profondità nel Mistero. Che hai già detto un a tutto questo e ora devi mollare la presa: Maria, quando ha detto il suo Fiat, ha accettato che la sua vita cambiasse a tutto tondo. C’è la Maria prima del Fiat e la Maria dopo il Fiat: è sempre lei ma quel punto, unico nella storia, ha cambiato tutto. Ecco, bisogna accettare che un Figlio cambi tutto, rimescoli e plasmi… e stupirci davanti a questa meraviglia. Perché, fidatevi, è tutto veramente bellissimo.




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