Aiuto a preparare l’altare per la Reposizione, c’è una tavola apparecchiata, gli utensili tipici del desinare. Sono gesti che conosco bene, fanno parte del linguaggio della vita familiare. Il Giovedì Santo ha lo stesso profumo delle cose intime: una casa, una tavola apparecchiata, gesti lenti e parole consegnate ai suoi. Al centro c’è un uomo che ama i suoi fino alla fine. E quella fine non è solo il compimento cronologico della sua vita, ma è un modo di amare: fino in fondo, senza trattenere nulla, senza riserve, senza calcoli.
Come è simile questa scena al matrimonio dove ogni giorno i gesti della ferialità e della fedeltà si rinnovano. Gesù, quella sera, non parla di grandi ideali. Si alza da tavola, si cinge un asciugamano e si mette a lavare i piedi. Un gesto domestico. L’amore vero passa attraverso le cose piccole, quotidiane, spesso invisibili. Un piatto lavato, una parola trattenuta, un perdono concesso quando non sembra possibile. Un servizio che nasce dall’amore.
“E cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugamano di cui si era cinto”. Ed è proprio qui che il matrimonio si rivela nella sua verità più profonda: o è servizio all’altro, oppure lentamente si svuota e si deforma. Non esiste una via intermedia stabile. Ci sono momenti, molto concreti, in cui questa verità emerge con chiarezza quasi disarmante. Il matrimonio è servizio quando uno dei due è stanco e l’altro sceglie di non rivendicare il proprio diritto ad essere capito, ma si fa carico di quella stanchezza senza rumore. È servizio quando si ascolta davvero, anche quando si è già sentito cento volte lo stesso racconto. È servizio quando si rinuncia ad avere l’ultima parola, quando si preferisce custodire la relazione piuttosto che vincere una discussione.
È servizio quando arriva la malattia, la fragilità, il tempo che cambia i corpi e le abitudini. In quei momenti cade ogni illusione romantica e resta solo la verità dell’amore: rimanere, prendersi cura, farsi prossimo. Lavare i piedi oggi può voler dire accompagnare a una visita, preparare una medicina, sostenere un silenzio pesante. Ma ci sono anche i momenti in cui il matrimonio rischia di non essere più servizio. Accade quando si comincia a fare il conto: “io ho dato, tu no”. Quando l’altro diventa un avversario da correggere invece che un dono da accogliere. Quando si pretende di essere serviti più che servire. Quando la ferita non viene consegnata al perdono ma trattenuta come un credito da esigere. Accade quando i gesti si svuotano di amore e diventano solo dovere, oppure quando si smette di vedere l’altro, perché lo si dà per scontato. In quei momenti il matrimonio non finisce necessariamente, ma si spegne, si irrigidisce, perde il suo respiro.
Il Giovedì Santo ci ricorda allora che l’amore può sempre ricominciare da un gesto semplice: tornare a scegliere l’altro, lasciarsi amare nella propria povertà, chinarsi senza paura e ripetere anche nella fatica: “ti amo fino alla fine”. Amare è servire e servire è amare, non dimentichiamo questa dinamicità che oggi il Maestro ci consegna. Buon Giovedì Santo!
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).



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