Mariano: l’infermiere di Terni che diventa sacerdote a 56 anni
Oggi è Giovedì Santo: ricordiamo non solo l’istituzione dell’Eucaristia, ma anche quella del sacerdozio. I discepoli, riuniti nel cenacolo, ricevono dal Maestro l’indicazione chiara: “Fate questo, in memoria di me” (Lc 22,19). Ogni Eucaristia celebrata nel mondo attua nuovamente il dono di Gesù; ogni sacerdote che compie quel gesto presta le sue mani a Cristo. Oggi, vi raccontiamo la storia di un uomo che, dopo tanti anni di servizio al prossimo sofferente in ospedale, ha deciso di servire Dio, le sorelle e i fratelli proprio attraverso il ministero sacerdotale.
Mariano De Persio ha 56 anni e per oltre trenta ha lavorato come infermiere all’ospedale Santa Maria di Terni. Oggi la sua storia colpisce perché quel camice bianco, indossato dal 1993, sta per essere sostituito dalla stola: Mariano sarà ordinato diacono il prossimo 12 aprile dal vescovo Francesco Antonio Soddu, ultimo passo verso il sacerdozio.
Il desiderio di farsi prete in Mariano c’era fin da ragazzo, ma le necessità della famiglia lo hanno costretto a rimandare. Non è rimasto fermo ad aspettare: ha scelto di servire gli altri attraverso la medicina. Per tre decenni l’ospedale è stato il suo vero seminario. Lì ha toccato con mano il dolore, ha stretto le mani dei morenti e ha ascoltato il pianto delle famiglie nei corridoi della chirurgia.
Questa storia è il rovescio della medaglia per quanti, quando si parla di sacerdozio, pensano solo a critiche e scandali, che dipingono quello dei preti come un mondo distante o poco trasparente. Mariano non è un uomo cresciuto in sacrestia, ma un lavoratore. Trent’anni in corsia pesano e insegnano molto più di mille discorsi teorici. Mariano conosce bene la vita reale, quella fatta di bollette, fatiche quotidiane e turni di notte che non finiscono mai. Proprio questa sua esperienza lavorativa risponde, senza bisogno di troppe parole, alle critiche di chi vede oggi il clero come una casta distante o chiusa nei propri uffici.
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Mentre spesso si punta il dito contro i sacerdoti accusandoli di non capire i problemi della gente comune o, peggio, di tradire la fiducia dei fedeli, la scelta di Mariano riporta tutto alla terra. Lui sa come parlare a chi soffre perché lo ha fatto per metà della sua vita tra i letti dell’ospedale. Il suo non è un cambio di rotta improvviso, ma l’evoluzione naturale di chi ha deciso di scendere ancora più nel profondo della propria identità: se prima si fermava al dolore fisico dei pazienti, oggi si mette a disposizione per lenire quello dello spirito.
Alle famiglie e ai giovani che faticano a trovare la propria strada, la storia di Mariano regala una certezza: il tempo di Dio non scade mai. Le difficoltà che hanno rallentato il suo ingresso in seminario non hanno distrutto il suo sogno, lo hanno semplicemente forgiato. In un periodo storico di crisi di vocazioni, la diocesi di Terni accoglie un uomo che la sofferenza non deve studiarla sui libri, avendola incrociata ogni giorno tra i letti di un ospedale pubblico.
Il valore di questo sacerdozio sta tutto nei fatti. Mariano ci ricorda che il cuore del Vangelo rimane il servizio agli ultimi e ai più fragili, al di là delle ombre che possono colpire l’istituzione. A 56 anni, ha scelto di continuare a fare l’infermiere delle anime, portando con sé in parrocchia tutto il bagaglio di umanità raccolto in questi anni. In fondo, cambiano gli abiti, ma il cuore che si china sul prossimo resta lo stesso.
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«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…