Venerdì Santo. La Croce non è scegliere il dolore: è l’amore che resta

Non siamo chiamati ad amare la sofferenza, ma a riconoscere un amore che attraversa la realtà fino in fondo. Solo partendo dalla Pasqua si comprende davvero la Croce – e anche la vita di coppia. Il Venerdì Santo, allora, è paura o rivelazione dell’amore?

Il Venerdì Santo spesso ci spaventa. Lo associamo alla sofferenza, alla perdita, alla sconfitta. Ci allontaniamo quasi senza accorgercene, perché il dolore sembra incompatibile con la felicità che desideriamo, anche nella vita di coppia, ma proprio oggi è necessario un chiarimento decisivo: noi cristiani non amiamo la sofferenza in sé, non la cerchiamo, non la esaltiamo.

Pasqua e Quaresima: il cammino che illumina l’amore

Il punto di partenza per affrontare il Venerdì Santo non è la Croce, ma la Pasqua: è la Risurrezione che illumina tutto. Guardando il calendario liturgico, però, potrebbe sembrare il contrario: prima la Quaresima, poi la Pasqua; prima la rinuncia, poi la gioia. La fede cristiana rovescia questa logica: la Quaresima ha senso solo se letta alla luce della Pasqua, perché non ci si muove verso una vittoria incerta, ma a partire dalla certezza che l’amore ha già vinto, anche nella vita di coppia.

In questo orizzonte si colloca il segno delle ceneri, che ha inaugurato il cammino: non un semplice gesto di penitenza, ma un memoriale che ricorda la fragilità delle nostre sicurezze e invita a fare verità su ciò che siamo. La Quaresima non è il tempo dei masochisti né una ricerca della fatica fine a sé stessa: è un tempo educativo, in cui la Chiesa invita a fermarsi, a fare attenzione, a privarsi di qualcosa per aprire il cuore al desiderio di Dio. Tutti i gesti penitenziali hanno valore solo se abitati da un amore reale per Cristo; senza questo restano vuoti, ma vissuti con consapevolezza aiutano a crescere nell’amore autentico, anche nella vita di coppia.

Fatica e libertà nella vita di coppia

Il Venerdì Santo, dopo quasi quaranta giorni di cammino, vuole essere una rivelazione dell’amore. La vita di coppia è attraversata da momenti che mettono alla prova: talvolta eventi straordinari, più spesso piccole crepe quotidiane, come un silenzio che pesa, una parola che ferisce, un gesto mancato o un’attenzione attesa che tarda ad arrivare. Si tende a immaginare che un amore autentico debba proteggere da tutto questo e, quando emerge la fatica, nasce il dubbio che qualcosa non funzioni.

Eppure, proprio in questi passaggi, l’amore può crescere e prendere forma nella vita di coppia. Nei tempi di prova si avverte una certa solitudine: si è accanto all’altro senza riuscire davvero a incontrarlo, e questa condizione, scomoda ma reale, apre uno spazio decisivo, quello della libertà, in cui diventa possibile scegliere come rispondere, restare presenti anche senza sentirsi compresi, trattenere una parola, offrire un gesto e ricominciare. Queste fatiche appartengono alla verità dell’amore umano, segnato da luci e ombre, da momenti di gioia e momenti di sofferenza.

Sofferenza e senso nella vita di coppia

Da queste esperienze emerge una verità difficile da accettare: la sofferenza, in una forma o nell’altra, è inevitabile per ogni persona. Anche l’esistenza più riuscita, stabile e serena porta con sé delle fatiche. Non vi sono relazioni prive di limiti, né amore senza momenti di distanza, né storia senza ferite… e non esiste vita senza morte. È vano cercare di sfuggire alla sofferenza: si può tentare di aggirarla, distrarsi o rimandarla, ma inevitabilmente essa raggiunge la concretezza della vita.

La Croce suscita sgomento poiché non può essere compresa pienamente; comprenderla appieno significherebbe assumere il posto di Dio. Il compito è accoglierla, confidando che sulla croce ci accoglie il Crocifisso. Questa presenza illumina anche le fatiche quotidiane nella vita di coppia, senza eliminarle, ma donando loro senso e speranza.

Leggi anche: Che senso ha la sofferenza? La rivoluzione della fede

Il desiderio profondo che guida ogni cuore

Proprio in questo orizzonte di verità e apertura alla realtà si radica un desiderio profondo che abita ogni persona. Da una parte si cercano relazioni che proteggano, che non espongano eccessivamente; dall’altra, il cuore anela a un amore totale, fedele e capace di durare nel tempo. Questo desiderio trova origine in un dono ricevuto: Dio ama fino al punto di offrire il suo Unigenito. Come ogni amore autentico, tale dono pone davanti a un bivio: restare spettatori o diventare attori consapevoli di questo Amore nella vita di coppia.

La Croce: scuola di amore e scelta

La Croce non è un semplice evento da osservare, ma un gesto da contemplare: Gesù sceglie liberamente la Passione, offrendo la propria vita e riprendendola da sé (cf. Gv 10,17-18). In questo atto emerge una verità fondamentale anche per il matrimonio: amare significa cercare il bene dell’altro, riconoscerlo come fine e non come mezzo, senza ridurre la relazione alla soddisfazione dei propri bisogni.

Pur scegliendo l’amore, Gesù attraversa fino in fondo la Croce, restando dentro la realtà e trasformandola in una scuola di adesione, in cui il dolore e la fatica non vengono evitati ma illuminati dall’amore. Come ricorda San Paolo, molti si comportano da nemici della croce perché desiderano amare senza passare dalla prova (cf. Fil 3,18). Ogni esperienza nella vita di coppia mostra che è nel coraggio di donarsi, anche quando è difficile, che si manifesta la profondità dell’amore.

La Passione che insegna a donarsi

Il Venerdì Santo non chiede di comprendere ogni cosa, ma invita ad accogliere la realtà così com’è, senza fuggire dall’amore quando esso si fa esigente. Questo giorno di Passione non grava sulle spalle, né si esaurisce in una liturgia lunga e funebre: è un passaggio necessario per riconoscere la ricchezza e la profondità dell’amore.

La Passione, intesa come dolore vissuto per amore, insegna cosa significa donarsi fino in fondo e mostra che la vera passione consiste nel coraggio di amare, anche quando è difficile e faticoso. Quando l’amore si dona pienamente, anche nella vita di coppia, persino la fatica si illumina di senso, e all’ombra della croce si intravede, ancora timida ma reale, la luce viva della Pasqua.




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Giovanna Valsecchi

Giovanna Valsecchi è sposa e mamma in attesa del primo figlio, appassionata della bellezza della vocazione coniugale e della formazione affettiva. Ha conseguito la Licenza in Scienze Religiose presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum di Roma e si è specializzata in Teologia del Corpo con il primo Master dedicato in lingua italiana, presso l’Università Francisco de Vitoria di Madrid.
Insieme al marito Leonardo collabora con il Progetto Misterogrande nell’accompagnamento delle giovani coppie verso il matrimonio.
Nel 2025 ha pubblicato con Effatà Editrice il libro L’arte dell’intimità di coppia, un percorso che intreccia antropologia e teologia, cadenzato da testimonianze che aiutano a riscoprire il dono dell’amore sponsale nella sua verità quotidiana.

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