7 Aprile 2026
Messori, il giornalista del sepolcro vuoto: tutta una vita a dimostrare che Cristo è davvero risorto
Rileggo la vita di Vittorio Messori, morto durante la Settimana Santa e la sua esistenza mi appare, a uno sguardo credente, come una parabola guidata da una luce. Una luce che ben spiega la novità della Pasqua che stiamo celebrando. Nato in una famiglia anticlericale, cresciuto senza interesse verso la fede, Messori raccontava di essere stato “costretto” a diventare cattolico, non per pressione esterna ma per l’urgenza della verità incontrata leggendo i Vangeli nel 1964. È già qui un tratto decisivo del suo profilo umano: la fede è un evento, un fatto che cambia la vita. Da uomo moderno, laureato in Scienze politiche e immerso nella cultura laica del suo tempo, Messori non ha mai rinunciato alla ragione ma l’ha portata dentro la fede, facendone il cuore della sua missione di giornalista e scrittore. Tornato a Torino dopo un’esperienza ad Assisi, iniziò un percorso professionale che lo avrebbe portato alla Società Editrice Internazionale, a La Stampa, ai periodici della San Paolo e infine al Corriere della Sera, ma è nei libri che ha lasciato il segno più profondo, raggiungendo milioni di lettori. Con Ipotesi su Gesù inaugurò un metodo che lo avrebbe accompagnato per tutta la vita: investigare il cristianesimo come un fatto storico, verificabile, ragionevole.
Libri come Dicono che è risorto, Scommessa sulla morte, Inchiesta sul cristianesimo o Ipotesi su Maria sono tappe di un’unica ricerca che ruota attorno al cuore della fede: la risurrezione. Non una teoria, non una consolazione spirituale, ma un fatto. Un fatto che cambia la vita, che trasforma il sepolcro personale di ciascuno in una certezza, che illumina anche le piccole morti quotidiane — la delusione, il fallimento, la fatica di andare avanti — mostrando che non sono l’ultima parola. Da soli non siamo capaci di oltrepassare la notte, non siamo in grado di salvarci con le nostre forze, e tuttavia proprio dentro il vuoto Dio opera, manda segni, conduce lentamente verso una luce nuova.
Anche il cammino di Messori è stato così: non immediato, non lineare, ma segnato da una gradualità che è propria della fede autentica. All’inizio non si comprende, si dubita, si sospetta persino che qualcuno abbia “rubato il corpo”, si dubita dell’amore e della possibilità che Cristo possa davvero strapparci dal buio. Poi, lentamente, qualcosa cambia, come per Giovanni davanti al sepolcro: si intuisce che è accaduto qualcosa di nuovo. La fede cresce piano, si allarga dentro la vita ed esige la libertà dell’uomo, chiede di essere accolta, non si impone. È un dono che matura nel tempo e che, quando viene riconosciuto, riempie il cuore di una luce che non può essere trattenuta. Messori ha vissuto esattamente questo passaggio, ed è per questo che ha potuto parlare a tanti: non offriva slogan, ma l’esperienza di una luce incontrata e verificata, di una speranza che nasce dall’afferrare la mano del Risorto e dal fidarsi.
La sua vicenda personale, segnata anche dal dolore, sembra inscritta dentro questo mistero. La morte della moglie Rosanna nel Sabato Santo del 2022 e la sua stessa morte nel Venerdì Santo non sono semplici coincidenze cronologiche per chi guarda con gli occhi della fede, ma richiamano quella dinamica pasquale che egli ha raccontato per tutta la vita: il passaggio attraverso la notte, l’attesa, la promessa di una luce che viene. Tutta la sua opera è stata un annuncio ostinato che la morte non è la fine di tutto, che esiste un oltre verso cui siamo condotti, ma non da soli. Ed è significativo che proprio negli ultimi anni questa consapevolezza si sia fatta ancora più esplicita, più essenziale.
Nella lettera con cui salutava i lettori del Timone emerge con chiarezza il suo volto più vero. Non c’è retorica, ma lucidità; non c’è paura, ma realismo. Messori riconosce il limite del tempo, la fatica della vecchiaia, la fragilità della salute, e proprio per questo decide di concentrare le energie sull’essenziale, lasciando incarichi prestigiosi, rinunciando perfino alla collaborazione con il maggiore quotidiano italiano. È una scelta che dice molto più di tante parole: il tempo si è fatto breve, e ciò che conta davvero è prepararsi. Prepararsi non alla fine, ma alla Vita, quella vera. È la stessa consapevolezza che lo aveva accompagnato fin da giovane, quando aveva scritto Scommessa sulla morte: ogni giorno è una possibilità donata per orientarsi verso ciò che non passa. La vecchiaia, nella prospettiva cristiana, non è solo un declino ma una occasione preziosa per la vita spirituale, un tempo in cui tutto può essere ricondotto all’essenziale.
Così, guardando l’intera esistenza di Vittorio Messori, si comprende come essa sia stata interamente spesa per un annuncio semplice e decisivo: mostrare i motivi per credere che Gesù è davvero il Signore. Una ricerca condotta con rigore, con passione, con onestà intellettuale, ma soprattutto con quella fiducia che nasce dall’incontro con un fatto che cambia la vita. In fondo, tutta la sua opera può essere riletta come un lungo stare davanti al sepolcro vuoto, interrogandolo con la ragione e lasciandosi trasformare dalla luce che da esso promana. Perché è lì, davanti a quel vuoto che inizialmente disorienta, che accade qualcosa di nuovo: una luce che cresce lentamente, che chiede di essere accolta, che invita a vivere dentro di essa. Ed è questa luce che ha abitato la sua vita e che egli ha cercato di testimoniare fino alla fine, consegnando ai lettori non solo libri ma una certezza: che la speranza cristiana non è un’illusione, ma l’inizio di una vita nuova, già ora, già qui, destinata a compiersi oltre ogni notte. Grazie Vittorio per aver nutrito tante volte la mia fede.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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Grazie per l'articolo. La donna che va ad abortire non è convinta di fare la scelta giusta..... ma vuole "solo…
«Il mio messaggio, piuttosto, è sempre lo stesso: promuovere la pace. E lo dico per tutti i leader del mondo,…
Sarebbe cosa buona, giusta e utile che i cristiani anche se peccatori, tornassero a essere testimoni credibili, di speranza e…