8 Aprile 2026

Da Nord a Sud, allergia ai bambini: il paradosso di un Paese che non li vuole più ascoltare

C’è un filo sottile ma inquietante che attraversa l’Italia, da Nord a Sud. Un filo fatto di esposti, sentenze, regolamenti e decibel. Un filo che racconta, più di tante statistiche, il rapporto sempre più fragile tra la società e l’infanzia. È come se il Paese delle culle vuote stesse sviluppando una silenziosa – e rumorosa – allergia ai bambini. A Palermo, nel cuore di un quartiere vivo e popolare, una parrocchia è stata condannata a risarcire 45mila euro. Il motivo? Il rumore dei bambini che giocano. La vicenda riguarda l’oratorio della parrocchia Santa Teresa del Bambino Gesù. Per undici anni, circa cento bambini hanno animato quello spazio con partite di calcio, grida, risate. Vita, insomma. Troppa, secondo alcuni residenti.

Purtroppo, il Tribunale ha dato loro ragione: quei suoni sono stati considerati un disturbo tale da giustificare un risarcimento importante, che comprende non solo danni materiali – come la svalutazione degli immobili – ma anche un disagio esistenziale, certificato da perizie e persino ricette mediche. Eppure, nello stesso procedimento, era emersa un’altra voce. Quella di un’anziana, ricoverata poco distante, che poco prima di morire aveva scritto per ringraziare quei bambini: per la compagnia, per la gioia, per quella vita che entrava dalle finestre sotto forma di schiamazzi. Una testimonianza rimasta, di fatto, senza peso giuridico. Il diritto al silenzio ha prevalso sul diritto alla vita che si esprime.

Spostandoci al Nord, il quadro non cambia, anzi si complica. In Lombardia, quattro asili nido sono finiti sotto verifica su richiesta dei Comuni, dopo le proteste di alcuni condomini. L’accusa è la stessa: troppo rumore. Le voci dei bambini tra zero e tre anni – durante il gioco, le attività, la quotidianità – devono essere misurate, valutate, contenute entro limiti fissati da normative pensate per l’inquinamento acustico. Ma un nido non è una fabbrica!

Insomma, in un’Italia che registra un crollo delle nascite – appena 324 mila nel 2025 – si arriva a chiedere agli asili di insonorizzarsi, di installare barriere, di trasformarsi in luoghi ovattati. Spazi dove il suono dell’infanzia viene trattato come un problema da contenere, non come una presenza da accogliere. Il bambino non è più percepito come promessa, ma come disturbo. Non come segno di futuro, ma come interferenza nel presente. È un cambio di paradigma che interpella tutti: istituzioni, famiglie, comunità educanti.

Le parrocchie, gli oratori, gli spazi educativi sono da sempre luoghi in cui il rumore dei bambini è considerato una benedizione, non un fastidio. Papa Francesco lo ha ricordato più volte nel suo pontificato: una Chiesa viva è una Chiesa rumorosa, abitata dai giovani, dai bambini, dalla vita che cresce. Mi domando – credo legittimamente – che tipo di società stiamo costruendo, se non riusciamo più a sopportare nemmeno il suono della vita che nasce e gioca?

Come ha osservato amaramente un rappresentante degli asili coinvolti nella vicenda lombarda: più che del rumore, dovremmo preoccuparci del silenzio che già comincia a farsi sentire. E forse è proprio da qui che bisogna ripartire. Dal riconoscere che il vociare dei bambini, anche quando disturba, è il suono più autentico di una comunità che non si arrende alla propria fine. Perché una società che non tollera i bambini, in fondo, è una società che ha smesso di credere nel futuro.



Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.

Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!


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Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

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