Occhio al terzo incomodo: la desatellizzazione degli sposi

di Giada (@nesentilavoce) 

“Famiglia, diventa ciò che sei”: può sembrare la solita frase fatta ma, semplificando al massimo, sembra bastare per ricordarci l’essenziale. Che se fossimo ciò che siamo, infuocheremmo tutto il mondo – parafrasando Santa Caterina da Siena. La famiglia, creata dal Sacramento sponsale, è l’unico che comprende due individui e li rende Ministri. Tutti i Sacramenti sono per il cristiano, per un singolo (Battesimo, Comunione, Confessione, ecc.), tutti tranne il Matrimonio.

Si potrebbe parlare a lungo della bellezza di questa cellula vitale della società, immagine del Volto di Dio. Ci soffermiamo un momento a notare come sposo e sposa vengano da storie completamente diverse, famiglie ora unite, dapprima sconosciute. Si usa dire che si sposa anche la storia dell’altra persona: è vero. Tuttavia, c’è da notare che una delle principali cause di separazione odierne è proprio l’ingerenza delle famiglie di origine e la mancata capacità di desatellizzazione da parte del nuovo nucleo. E non solo i coniugi devono (a volte, persino letteralmente) mettere alla porta i genitori, se occorre: serve che ognuno faccia i conti con la propria storia personale, affinché questa non diventi un invisibile terzo incomodo nella coppia. Non si smette di essere figli quando un genitore viene a mancare. Ma spesso anche una distanza (non per forza la morte) può non bastare per desatellizzarci completamente. Parliamo di desatellizzazione per intendere la capacità di essere realmente liberi nelle scelte di vita, indipendentemente da pensieri o parole della famiglia di origine. Non freddi robot, ma capaci di autonomia, anche quando questa significa rendere difficile la relazione con i genitori, deluderli o rattristarli: molto spesso sono esattamente questi segnali a confermarci la bontà di una scelta. Un genitore può dire di aver fatto un buon lavoro quando il figlio spicca il volo, compie le sue scelte, sceglie buone strade (non per forza condivise) e fa la sua vita

Un figlio onora il genitore facendo tutto questo, compiendo scelte personali, responsabili, libere. 

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Un genitore deve saper lasciar andare, un figlio deve imparare a camminare libero. Se non riusciamo a desatellizzarci, poco importa mettere chilometri di distanza: nostro padre o madre saranno la nostra ombra, pronti a giudicarci o incoraggiarci, invadendo la nostra libertà. Magari lontanissimi, magari defunti, ma presenti nelle nostre azioni, nella testa e in grado di condizionare le nostre scelte di vita. E tutto ciò perché non riusciamo, forse, ad affrontare tutti gli irrisolti che ingombrano il nostro passato. Sia chiaro: madri e padri perfetti non esistono. Ognuno si porta dietro ferite e strategie che vengono dalla propria storia – la nostra responsabilità si divide in due: perdonare e accogliere. Da un lato, perdonare affinché l’odio non sia più la matrice della relazione. Non si fa in un giorno, non si fa una volta per tutte: è un lavoro di cesello quotidiano ma da prendere sul serio. È un cammino, una scelta di libertà. Dirsi che ok, sei stato ferito, magari ingiustamente, non è stata la miglior infanzia del secolo e ancora oggi magari persistono certe dinamiche malsane. I tuoi genitori hanno fatto quel che hanno potuto e adesso puoi riconoscerlo. Puoi perdonare ossia chiedere a Dio di aiutarti a perdonare – Lui ne sa qualcosa! 

Il secondo passo è l’accoglienza: accogliere la persona che sei oggi, anche grazie alla tua storia. Perché solo da persona libera puoi accogliere, nel Matrimonio, un’altra libertà. È questo che accade nel Sacramento, quando le parole “Io accolgo te…” iniziano la promessa reciproca. Accogli la tua storia perdonata. Fai pace con le tue ferite, i tuoi traumi e quel che ingombra la libertà che potresti avere. Questo si fa con l’aiuto di Dio e, se occorre, con un buon terapeuta. Mi è capitato di sentire da un sacerdote che la terapia è roba malsana, da evitare assolutamente perché solo Dio può guarire. Strano questo Dio che sa guarire la mente ma non il corpo, dal momento che alla Tachipirina il Don era favorevole… La Grazia non soppianta la natura (puntuali parole di Padre Angelo della pagina “Amici domenicani”). Siamo invitati ad essere collaboratori e non tentatori. Perdono e accoglienza: un mix non semplice ma possibile, certamente necessario per tracciare strade future. E quando parliamo del cammino di una coppia di sposi, è quanto mai necessario sgombrarlo dalle cose vecchie per veder fiorire le nuove. Altrimenti il comando è lasciato a ferite e traumi, ai nostri fantasmi del passato – non veramente nostro. Dio, che ci ha creato liberi, ci vuole (e può farci) liberi davvero.




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