Il ritorno inatteso: cosa ci dice il boom dei battesimi in Francia

Sta accadendo qualcosa sottotraccia nel cuore dell’Europa laica. Mentre da anni il dibattito pubblico insiste sulla secolarizzazione e sul declino del cristianesimo, i dati più recenti raccontano una realtà più complessa: in Francia cresce il numero degli adulti che chiedono il battesimo.

C’è un movimento silenzioso che attraversa la Francia, quasi invisibile alle grandi narrazioni mediatiche. Non fa rumore, non riempie le piazze, non si presta facilmente a slogan. Eppure esiste, cresce, interroga. In un Paese che ha fatto della laicità una delle sue cifre identitarie più profonde, migliaia di adulti chiedono ogni anno di essere battezzati. Non bambini accompagnati da famiglie praticanti, ma uomini e donne che scelgono, spesso da soli, spesso controcorrente.

Nella veglia di Pasqua del 2026 stando ai dati diffusi dalle diocesi, in totale sono stati ben 21.386 i battezzati adulti e adolescenti, in crescita rispetto allo scorso anno, quando 17.788 persone avevano ricevuto il battesimo. Un numero in crescita, ma soprattutto un segnale. Perché a colpire non è soltanto la quantità, bensì la qualità del fenomeno: una parte significativa di questi nuovi credenti ha tra i 18 e i 30 anni. È una generazione che, almeno sulla carta, avrebbe dovuto essere la più distante dalla religione. E invece è proprio lì che qualcosa si muove.

Una inquietudine che non si lascia zittire

Per comprendere questo fenomeno bisogna partire da una parola scomoda, spesso rimossa: inquietudine. Non l’inquietudine superficiale dell’instabilità quotidiana, ma quella più profonda, che riguarda il senso della vita, il bisogno di appartenenza, la domanda di verità. È una inquietudine che non si lascia anestetizzare del tutto, nemmeno in una società iperconnessa e satura di stimoli.

Molti di questi giovani non provengono da famiglie credenti. Non “tornano” a una fede perduta: la incontrano per la prima volta. E la incontrano spesso dopo aver attraversato esperienze di solitudine, di fragilità psicologica, di smarrimento identitario come si raccontano in alcune testimonianze pubblicate sui media francesi. 

La pandemia ha accelerato tutto questo, ma non lo ha creato. Ha semplicemente tolto il velo. Ha reso evidente quanto fossero fragili certi equilibri e quanto fosse diffuso un senso di isolamento che la tecnologia, invece di colmare, ha spesso amplificato. In questo vuoto, la domanda di fede riemerge, diventa domanda, ricerca, approfondimento.

La sorpresa della comunità

Quello che è davvero interessante è ciò che molti catecumeni raccontano e cioè che la fede è suscitata soprattutto grazie ad un incontro. L’incontro con una comunità. In una società dove i legami sono sempre più liquidi, la parrocchia – con tutte le sue imperfezioni – appare come uno dei pochi luoghi in cui si può ancora essere riconosciuti per nome. Non un algoritmo, non un profilo, ma una persona. È un’esperienza che colpisce proprio perché rara. Essere accolti, ascoltati, accompagnati. Non giudicati immediatamente, non ridotti a categorie.

I vescovi francesi lo sottolineano da tempo: prima ancora delle risposte, ciò che attrae è la possibilità di un cammino condiviso. E così il battesimo, in età adulta, assume un significato che va ben oltre il rito. Diventa il punto di arrivo – e insieme di partenza – di un percorso esistenziale. Una scelta che costa, che espone, che a volte isola ulteriormente ma proprio per questo è profondamente libera.

Leggi anche: Conversioni al cattolicesimo: un segnale di speranza?

Una fede che nasce anche online

C’è poi un altro elemento, meno visibile ma decisivo: il ruolo del digitale. Per molti giovani, il primo contatto con il cristianesimo avviene online. Non attraverso la famiglia o la scuola, ma attraverso un video, un podcast, una testimonianza ascoltata quasi per caso.

È un paradosso interessante: lo stesso strumento che contribuisce all’isolamento diventa anche un varco. Un luogo in cui le domande trovano spazio, in cui la fede può essere esplorata senza filtri iniziali. Ma il digitale, da solo, non basta. È solo una soglia. Prima o poi, chi cerca ha bisogno di un volto, di una presenza, di una comunità reale. Ed è lì che il percorso si compie.

Non un ritorno, ma una trasformazione

Sarebbe un errore leggere questi dati come il segno di una “rivincita” del cristianesimo o di una inversione della secolarizzazione. Non è questo che sta accadendo. La Francia resta un Paese largamente secolarizzato. Le chiese non si riempiono improvvisamente. La fede non torna ad essere un dato culturale condiviso. E tuttavia, qualcosa cambia. Cambia il modo di credere.

La fede non è più un’eredità automatica, ma una scelta. Non è più sostenuta dall’ambiente sociale, ma spesso si sviluppa nonostante esso. Non è più scontata, e proprio per questo, quando nasce, appare più consapevole. È una fede più fragile, forse, perché meno sostenuta da strutture esterne. Ma anche più essenziale. È un segnale da ascoltare, che merita attenzione. Non perché i numeri siano imponenti, ma perché raccontano qualcosa di più profondo: la domanda di senso non scompare. Può essere ignorata, rimandata, soffocata ma prima o poi riemerge. E quando riemerge, lo fa spesso in forme nuove, impreviste, difficili da incasellare. Un qualcosa che non abbiamo ancora imparato a nominare del tutto ma che consolida la certezza che Dio è sempre all’opera nella storia dell’uomo. 




Aiutaci a continuare la nostra missione: contagiare la famiglia della buona notizia

Cari lettori di Punto Famiglia,
stiamo vivendo un tempo di prova e di preoccupazione riguardo il presente e il futuro. Questo virus è entrato prepotentemente nella nostra quotidianità e ci ha obbligati a rivedere i tempi del lavoro, delle amicizie, delle Celebrazioni. Insomma, ha rivoluzionato tutta la nostra vita e non sappiamo fin dove ci porterà e per quanto tempo. Ci fidiamo delle indicazioni che provengono dal Governo e dagli organi sanitari preposti ma nello stesso tempo manifestiamo con la nostra fede che “il Signore ci guiderà sempre” (cfr Is 58,11).

CONTINUA A LEGGERE



Giovanna Abbagnara

Giovanna Abbagnara, è sposata con Gerardo dal 1999 e ha un figlio, Luca. Giornalista e scrittrice, dal 2008 è direttore responsabile di Punto Famiglia, rivista di tematiche familiari. Con Editrice Punto Famiglia ha pubblicato: Il mio Giubileo della Misericordia. (2016), Benvenuti a Casa Martin (2017), Abbiamo visto la Mamma del Cielo (2016), Il mio presepe in famiglia (2017), #Trova la perla preziosa (2018), Vivere la Prima Eucaristia in famiglia (2018), La Prima Comunione di nostro figlio (2018), Voi siete l'adesso di Dio (2019), Ai piedi del suo Amore (2020), Le avventure di Emanuele e del suo amico Gesù (2020), In vacanza con Dio (2022).

ANNUNCIO


ULTIMI COMMENTI

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Per commentare bisogna accettare l'informativa sulla privacy.