Le temperature miti permettono di tenere le finestre aperte e godere dei suoni del risveglio della primavera che entrano delicate e rallegrano con la luce del meriggio le stanze della mia casa. Avevo deciso di stirare le magliette e i jeans del mio figliolo che di lì a qualche ora sarebbe ripartito per l’ennesima volta verso Milano, dove si è stabilito da alcuni anni per lavoro. Non mi abituerò mai alla sua assenza. Pur guardandolo sereno e testardo nel perseguire i suoi sogni, da madre spero sempre che un giorno ritorni a casa o quantomeno in un luogo facilmente raggiungibile.
Ero immersa in questi pensieri quando sento dal giardino arrivare le voci via via più concitate di una conversazione tra le mie nipoti di 10 e 11 anni. Oggetto della lite mi sembrava fosse il fatto che una non aveva atteso l’altra per andare in bici. Le donne, a qualunque età, sanno argomentare molto bene. Il volume stava progressivamente alzandosi e, mentre ero intenta a mettere in pausa il ferro da stiro per intervenire, ecco che, affacciandomi, le ho viste stringersi in un affettuoso abbraccio e confessarsi il loro bene reciproco. Sono silenziosamente rientrata senza farmi vedere, sorridendo di come i bambini sappiano risolvere le controversie con tanta immediatezza.
Noi adulti, invece, siamo spesso preda di un odio ingiustificato. Sui social, i miei articoli raccolgono commenti di una violenza verbale inaudita. Eppure, mentre rileggo certe parole, mi domando quando abbiamo smesso di assomigliare a quelle bambine. Quando abbiamo deciso che ogni divergenza dovesse trasformarsi in uno scontro, ogni opinione in una dichiarazione di guerra? Dietro uno schermo, protetti da una distanza che non è solo fisica ma anche emotiva, le persone sembrano dimenticare il peso delle parole, specialmente quando sono offuscate dall’ideologia. Con il tempo ho imparato che anche la fede – interpretata secondo schemi personali – può diventare oggetto di scherno e di accuse. Le lanciano come sassi, senza vedere il volto di chi le riceve, senza cogliere l’eco che producono. È un odio che spesso non nasce da qualcosa di reale, ma da frustrazioni, paure, insicurezze che trovano sfogo nel luogo più facile: l’altro.
Non posso non ripensare a quell’abbraccio in giardino. Così semplice, così disarmante. Nessuna delle due aveva bisogno di vincere, ma solo di ritrovarsi. Noi adulti, invece, sembriamo ossessionati dall’avere ragione, come se cedere un passo significasse perdere valore. Forse è proprio questo il punto: abbiamo dimenticato il valore della relazione. Abbiamo smarrito la capacità di fermarci un attimo prima di rispondere, di chiederci non “ho ragione?”, ma “serve davvero ferire?”.
Non è ingenuità pensare che si possa discutere senza odiare. È, al contrario, un atto di coraggio perché richiede presenza, ascolto e una certa dose di umiltà che non sempre siamo disposti a concederci. Guardo mio figlio partire, guardo le mie nipoti fare pace, e penso che il mondo che lasciamo ai più giovani non è fatto solo di opportunità o difficoltà materiali, ma anche di esempi. Se insegniamo loro che l’odio è una scorciatoia accettabile, lo useranno. Se invece mostriamo che la comprensione è possibile, forse sceglieranno quella strada, anche quando sarà più faticosa. E allora, la prossima volta che leggerò un commento carico di rabbia, proverò a ricordare quel giardino, quelle biciclette, quell’abbraccio per non dimenticare che, da qualche parte, anche dietro le parole più dure, c’è qualcuno che ha semplicemente dimenticato come si fa a dire “ti voglio bene” senza paura.
Il Caffè sospeso...
aneddoti, riflessioni e storie di amore gratuito …quasi sempre nascoste.
Il caffè sospeso è un’antica usanza a Napoli. C’è chi dice che risale alla Seconda Guerra Mondiale per aiutare chi non poteva permettersi nemmeno un caffè al bar e c’è chi dice che nasce dalle dispute al bar tra chi dovesse pagare. Al di là delle origini, il caffè sospeso resta un gesto di gratuità. Nella nuova rubrica che apre l’anno 2024, vorrei raccontare storie o suggerire riflessioni sull’amore gratuito e disinteressato. Quello nascosto, feriale, quotidiano che nessuno racconta, che non conquisterà mai le prime pagine dei giornali ma è quell’amore che sorregge il mondo, che è capace di rivoluzionare la società dal di dentro. Buon caffè sospeso a tutti!
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